

di Pino de Martino
C’è delusione nelle file dei Dem per la posizione eccessivamente “morbida” assunta da Giuseppe Conte nei confronti del video choc di Beppe Grillo. Una dichiarazione alla democristiana (con tutto il rispetto per i democratici cristiani).
Non sufficiente a prendere le dovute distanze dal fondatore dei 5Stelle che, per difendere il figlio dall’accusa di stupro di gruppo, non ha esitato a rinnegare anni e anni di giustizialismo e a fare scempio dei concetti di giustizia e di responsabilità politica.
Ora tutto sembra più difficile nei rapporti tra Pd e Cinquestelle. Compreso quel progetto di alleanza di ferro perseguito con pervicace insistenza da Nicola Zingaretti e Goffredo Bettini per il Pd e dalle colombe dei pentastellati.
Eppure erano stati proprio i vertici del Pd a sollecitare una presa di posizione chiara da parte dell’ex premier. L’uscita infelice di Grillo ha riacceso le passioni e le ragioni di chi nel maggior partito di sinistra guarda con ancora scetticismo all’asse con i 5 stelle. E poi era un’occasione utile, tra l’altro, a rafforzare quella leadership che Conte deve ancora conquistare nel Movimento.
Alla fine la montagna ha partorito il topolino: “Comprendo le preoccupazioni e l’angoscia di un padre, ma non possiamo trascurare che in questa vicenda ci sono anche altre persone, che vanno protette e i cui sentimenti vanno assolutamente rispettati, vale a dire la presunta vittima, la giovane ragazza direttamente coinvolta nella vicenda e i suoi familiari che stanno vivendo anche loro momenti di dolore e sofferenza”.
Una posizione senza infamia e senza lode, che da una parte ha tentato di tacitare le richieste di chiarimento dei Dem e, dall’altra, di tenere aperto il contatto con i Cinquestelle di chi li ha fondati.
Prima ancora che la dichiarazione di Conte fosse battuta dalle agenzie, il senatore “renziano” Andrea Marcucci su twitter premetteva: “Aspetto con impazienza le parole che dovrà dire il leader in pectore del M5S Giuseppe Conte in merito all’incredibile video del garante. Dopo le parole dell’ex comico, servono chiarimenti urgenti come minimo sulla giustizia e sulla responsabilità della politica. Il perdurare di questo silenzio renderebbe qualsiasi alleanza privilegiata molto più difficile”.
La poco coraggiosa dichiarazione di Conte non ha fatto altro che accrescere i timori di quanti diffidano sull’alleanza dell’Asse. Cosi come le poche e scarne dichiarazioni contro l’ex comico nel movimento. Solo le donne più in vista del movimento hanno provato a salvare la faccia. Per il resto è toccato a qualche esponente di terza e quarta fila provare a prendere le distanze. Tutti abbottonati e in grave imbarazzo ministri e prime file.
Intanto, diventa più difficile a questo punto, la posizione di chi nel Pd dà per scontata e strategica l’alleanza con i 5Stelle. Anche perché rafforza le posizioni di chi quell’alleanza l’ha sempre messa in discussione, preferendo puntare tutto sulla coalizione.
A cominciare dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, passando per Iv, per finire con il Centro democratico dell’ex presidente del consiglio comunale, Raimondo Pasquino.
Scricchiola in particolare a questo punto la candidatura del presidente della Camera, Roberto Fico, uno dei due nomi di spicco avanzati dal Pd con i quali bypassare le primarie (l’altro è l’ex rettore e ministro dell’Università Gaetano Manfredi).
Intervenendo a Radio Crc, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari Europei Enzo Amendola ha detto: “Se uno vuole andare lontano deve camminare con tante persone. La priorità a Napoli è solidificare l’alleanza e un programma, non lo è un nome. Gli uomini della provvidenza hanno sempre fatto una brutta fine“.