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Salvini ‘imprendibile’ per il Pd, Letta costretto a chiedere aiuto a Draghi

I dem a corto di idee inseguono come un fantasma il leader della Lega che detta l’agenda. Enrico Letta incontra Draghi e gli chiede di intervenire in nome “dell’impegno comune a sostegno dell’esecutivo”. Fiato sprecato.

di Peppe Papa

Un Pd a corto di idee insegue Salvini come un fantasma facendosi dettare l’agenda. Si pensava che Enrico Letta potesse dare una sferzata a un partito ministerialista, incapace a riconnettersi con il suo popolo e ritrovare l’orgoglio di essere egemone, invece, dopo uno scoppiettante esordio è ritornato al punto di partenza.

Eppure in molti dem, ormai disillusi e rassegnati al peggio, aveva riacceso una flebile fiammella di speranza. Molto apprezzato era stato il piglio con cui aveva dato vita al nuovo staff dirigente, cambiato i vertici dei gruppi di Camera e Senato, rilanciato la battaglia sui diritti civili e finalmente posto in stand-by le correnti interne.

E’ durato poco, dopo un paio di mesi tutto ha ripreso a marciare come prima: stessa linea politica, stessa inconcludenza. In attesa che Giuseppe Conte metta in campo il nuovo M5S e insieme lanciare la sfida al centrodestra per il governo del Paese.

Segno che il vecchio progetto del duo Bettini/Zingaretti, arresosi davanti al franare del governo giallorosso, continua ad essere l’opzione strategica principale.

Come un fermo immagine i sondaggi stanno lì a testimoniare la stasi, il Pd gravita, più o meno, intorno al 20% quando va bene, come nel caso appunto del ritorno di Letta al Nazareno, vedendo scendere però la percentuale qualora dovesse riuscire all’ex premier di rimettere insieme i cocci del Movimento.

Niente di meglio, nel frattempo, che concentrarsi  sulle mosse del capo della Lega, sempre primo partito nonostante il suo elettorato più a destra e incattivito gli preferisca in questo momento Fdi di Giorgia Meloni, il quale va dritto come un treno nel difficile compito di fare opposizione al governo di cui fa parte senza provocare danni.

Salvini cavalca tutte le crisi, sposa tutte le rivendicazioni sacrosante di settori produttivi allo stremo, spinge sempre oltre le richieste di provvedimenti e, quando può, non disdegna di capeggiare la piazza. Stargli dietro è veramente un’impresa, soprattutto se si resta immobili e non si ha niente da dire.

Così ieri Letta non ha trovato nulla di meglio da fare che correre da Mario Draghi a lamentarsi del Capitano. “Il metodo Salvini non va”, ha sbottato chiedendo al premier “correttivi e rispetto dell’impegno comune a sostegno dell’esecutivo”. Non proprio una bella figura per il leader di una grande forza politica andare a piatire l’intervento del capo del governo per far tacere l’avversario.

Il quale lo ha puntualmente irriso, come sempre più spesso capita, affidando a “Affaritaliani.it” il suo punto di vista sull’argomento. “Il metodo Salvini? E’ la concretezza” ha detto elencando le ultime cose ottenute dall’esecutivo su insistenza del Carroccio.

Come “i soldi per i genitori separati in difficoltà, il riconoscimento ufficiale della Lingua italiana dei Segni, l’abolizione del canone Rai per bar, ristoranti e alberghi”. “Questo – ha aggiunto – è il metodo Salvini; leali e propositivi, non ci occupiamo – ha infine chiosato – di Ius soli e ci fidiamo degli italiani”.

Imbarazzante. Anche nell’ottica del tentativo, neanche troppo dissimulato e che ha già mostrato la corda, di far fuori la Lega dal governo nel segno della famosa maggioranza Ursula che ha furoreggiato a Bruxelles. Un’ipotesi velleitaria a casa nostra, sia per l’indisponibilità di Forza Italia, sia perché mai sarebbe perdonata dai suoi, a Salvini, l’uscita dalla maggioranza.

Il bipolarismo, tanto invocato da Letta e da chi lo ha preceduto, per il momento può attendere, ci sarebbe bisogno di un altro passo per imporlo e, non certamente, l’abbraccio con i 5Stelle. Intanto servirebbe, in concreto, occuparsi di faccende più serie che impattano sulla vita degli italiani e il loro futuro.

Recovery plan, soldi da spendere, cantieri da aprire, riforme da fare. Interessarsi dei corvi nella magistratura, della Rai, della guerra tra pezzi dello Stato che intorbidano il clima del Paese alle prese con una sfida epocale per rimetterlo in piedi. Il lavoro da fare per un partito progressista come il Pd, insomma, non mancherebbe, basterebbe solo non guardarsi indietro.

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