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L’ultima di Renzi, Casini al Quirinale: Salvini e Berlusconi d’accordo

Pier Ferdinando Casini al Quirinale e Mario Draghi a Palazzo Chigi, almeno fino a scadenza naturale della legislatura nel 2023. Poi si vedrà

di Peppe Papa

Dicono che l’accordo già c’è, Pier Ferdinando Casini al Quirinale e Mario Draghi a Palazzo Chigi, almeno fino a scadenza naturale della legislatura nel 2023. Poi si vedrà.

Il Senatore bolognese, ex presidente della Camera, trentotto anni passati tra Montecitorio e Palazzo Madama è attualmente il parlamentare in attività più ‘anziano’, oltre a essere un politico navigato che ha spaziato su più fronti, anche contrapposti, senza mai destare imbarazzo e sollevare indignate polemiche.

Il personaggio giusto su cui Renzi, Salvini e Berlusconi sono pronti a scommettere, sicuri di coinvolgere nella partita la Meloni e i suoi Fdi, oltre un’ampia componente del Pd, quelli di Azione di Calenda, di Più Europa e di molti governatori. Basterebbe per avere il quorum necessario, almeno alla terza chiama, dove servono 505 voti.

Protagonista ad apparecchiare il tavolo, ancora una volta, il Senatore di Rignano, molto attivo nell’azione politica “trasversale” mentre alcuni settori dell’apparato giudiziario e mediatico provano in tutti i modi ad incastrarlo, il quale, dopo aver determinato la caduta del governo giallo-rosso con l’avvento di “Super Mario”, è passato a picconare l’asse Pd-M5S.

E l’operazione ‘Casini Presidente’ va proprio in questa direzione, provocando il quasi certo isolamento dei 5Stelle e un’ulteriore spaccatura tra i democratici. Condotta con una tempistica perfetta sfruttando la ‘crisi di coppia’ tra i due partiti, consumatasi nella mancata intesa sulla tornata amministrativa d’autunno nelle principali metropoli italiane.

Un pasticcio che ha indebolito entrambi, mostrandone tutte le loro debolezze, e che rischia di costare caro in termini di credibilità politica, indispensabile per avere voce in capitolo per la scelta del successore di Mattarella. Non c’è scampo. Come ormai non c’è scampo a proposito del fatto che il governo Draghi durerà fino alla fine del mandato.

Matteo Salvini, a quanto pare non ha niente in contrario, finché dura, a continuare l’esperienza di governo/opposizione, essendo impegnato nel frattempo a contrastare Giorgia Meloni, la sua concorrente a destra che gli sta erodendo consensi.

Rimandare la resa dei conti fra due anni, incassando intanto le royalty della ripresa post pandemica che non potrà che essere brillante, sarebbe per lui fondamentale in funzione del rush finale per la conquista della leadership del centrodestra che lo proietterebbe, come immagina, a Palazzo Chigi.

Duque, vai con Draghi fino alla fine e Casini perfetto per la carica più alta della Repubblica, dando per scontato che il Presidente attuale tenga fede all’assoluta indisponibilità a prorogare il suo incarico, nonostante le forti pressioni che lo invitano a un ripensamento.

L’ex presidente della Camera, rappresenterebbe l’anello di congiunzione ideale tra centrosinistra e centrodestra, avendo ‘militato’ nella sua carriera su entrambi i fronti. Un aspetto questo che ha spinto Renzi, che lo aveva candidato tra le fila del Pd nel collegio di Bologna nel 2018, a sponsorizzarne la candidatura, sapendo di trovare la massima disponibilità all’ascolto.

E così è stato. Non resta che aspettare gli sviluppi, si dice che parlare in anticipo di possibili pretendenti al Quirinale serve per bruciarli, e anche per Casini non potrebbe essere diverso. E’ possibile, ma questo è il bello della politica. O, no?

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