

di Peppe Papa
E’ andata come doveva andare, era tutto già scritto, nessuno se n’è meravigliato. Sergio D’Angelo, patron del grande gruppo di imprese sociali Gesco, quinto pretendente alla poltrona di sindaco di Napoli, alla fine ha fatto quello che tutti si aspettavano facesse, chiudere l’accordo con Gaetano Manfredi candidato ufficiale di Pd e M5S e ritirarsi in buon ordine.
Metterà a disposizione una sua lista e il pacchetto di voti del mondo del terzo settore di cui Gesco è uno dei principali player. Una scelta opportuna e lungimirante, dando per scontato che l’ex Rettore vinca, per chi, pur facendo opera sociale meritevole, deve far quadrare i conti e il suo principale committente è il ‘pubblico’ in tutte le sue declinazioni istituzionali.
D’Angelo non è nuovo a questo gioco sul filo del conflitto d’interessi per cui recita, all’occorrenza, la parte del politico, o quella del capo d’azienda, senza imbarazzi.
Con la prima amministrazione De Magistris ricoprì il ruolo di assessore proprio alle Politiche sociali, il suo campo, ma non durò a lungo, l’ultimo incarico conferitogli è stato quello di commissario di Abc, l’azienda idrica napoletana.
Ha fiuto politico, è un ottimo manager e sa sempre quando deve prendere l’iniziativa, come nel caso delle prossime elezioni amministrative, dove è stato uno tra i primi a scendere in campo, avendo ben chiaro che il quadro sarebbe mutato, ma nel frattempo piantando la sua bandierina.
Dicono che intorno all’universo Gesco gravitino, più o meno, diecimila persone, voti potenziali che certo non sarebbero bastati per imporsi come un credibile pretendente al successo finale, ma sufficienti a spostare gli equilibri. Una forza che D’Angelo fa pesare abilmente, senza esagerare e sempre in funzione del miglior risultato finale.
Così come sarà andata anche ‘stavolta, stando all’enfasi con la quale ha commentato la firma dell’accordo dopo essersi ritirato dalla competizione.
“Senso di responsabilità e l’amore per la mia città – ha spiegato D’Angelo – mi hanno spinto a candidarmi sindaco. E sempre per senso di responsabilità e per il mio amore per Napoli ho deciso di fondere il mio impegno con quello di Gaetano Manfredi, dopo averne appurato le convergenze programmatiche e i principi comuni”.
“Sono molto soddisfatto della convergenza con D’Angelo”, gli ha fatto eco l’ex Ministro. “Insieme al suo gruppo farà parte del nostro progetto per la città – ha proseguito -, sono certo che contribuirà alla ricostruzione di Napoli con le sue idee e la sua esperienza”.
Tutto a posto, dunque, stesse idee e valori, nei prossimi giorni convocheranno una conferenza stampa “durante la quale – hanno fatto sapere –saranno presentate le idee progettuali che sono la base della nostra convergenza programmatica“. Anticipate, un po’ maldestramente dal segretario metropolitano del Pd, Marco Sarracino.
“Le priorità che il nostro partito ha indicato in questi mesi, dalla lotta alle povertà ad un nuovo sviluppo sostenibile per Napoli – ha sottolineato entusiasta – possono trovare un importante terreno comune con D’Angelo, il cui contributo rafforza l’impianto progressista della nostra coalizione”. E come poteva essere altrimenti. Le priorità combaciano, e per il momento è quanto basta.