Napoli, Bassolino: c’è da crescere, ma ballottaggio è possibile
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LA PAURA FA 90. A Bassolino e Calenda il voto della destra, il Pd in fibrillazione accusa: “Traditori”

Calenda elogiato da Giorgetti, Bassolino che incontra i big ex Msi e An rivendicandone il significato politico. Per il “campo largo” del centrosinistra la prospettiva di ritrovarsi, ai ballottaggi di Roma e Napoli, gli avversari più ostici. E si fa largo il timore di non farcela

di Peppe Papa

La paura fa novanta e ogni appiglio è buono per menare discredito sugli avversari, nella fattispecie Bassolino e Calenda, che stanno dando filo da torcere, facendo venire meno le certezze che fin qui hanno accompagnato la campagna elettorale del cosiddetto “campo largo” di centrosinistra a Roma e Napoli.

Questa volta, la ghiotta occasione, è arrivata dall’endorsement del ministro per lo Sviluppo economico e numero due della Lega, Giancarlo Giorgetti a Calenda, “l’uomo giusto per amministrare Roma” e dall’incontro di Bassolino con alcuni esponenti della destra storica napoletana come Amedeo Laboccetta e Mario Landolfi.

Abbastanza per tacciare entrambi di essere la quinta colonna di un fascismo strisciante che si annida in una fascia della società e infiltra il fronte progressista del Paese per farlo deflagrare, la dimostrazione induscutibile della loro inadeguatezza.

Una tesi che suona un po’ ridicola, data la proposta politica dei due outsider, caratterizzata dalla forte impronta civica e assolutamente aperta al contributo di tutti, a prescindere dalle bandiere. Che è esattamente ciò che sta accadendo a Roma e Napoli e che turba i sonni di Pd, Cinquestelle e del resto della loro compagnia di giro.

Nella Capitale, dove il candidato del centrodestra, Enrico Michetti non ha mai sfondato e anche la Meloni, ormai, lo ha abbandonato rassegnata al suo destino, c’è un bel pezzo di elettorato che potrebbe spostarsi su un progetto di “città dei competenti” incarnato dal leader di Azione. Che rappresenta un’alternativa moderata, ragionevolmente riformista, non priva di una certa “novità”, cui senz’altro concedere credito.

Perciò l’uscita di Giorgetti ha precipitato nel panico il fronte Pd romano che, come a Napoli, sente il fiato sul collo dei due sfidanti in preoccupante ascesa.

Ora che i sondaggi preconfezionati non possono campeggiare più sui media, fanno i conti con quelli fatti in casa che raccontano del pericolo che incombe sulla loro testa. Perdere nelle due grandi città sarebbe uno smacco insopportabile, una scossa tellurica per tutto il centrosinistra e non solo.

Pertanto la reazione è stata dura, oltre che scontata. “La Lega scende in campo a Roma per Calenda per riportare di nuovo la città a destra” ha scritto, su twitter, Valeria Fedeli, affermando che “solo con Gualtieri sindaco Roma potrà rinascere”. “Un dato è chiaro – gli ha fatto eco, Enrico Borghigli elettori che non vogliono lasciare Roma alla destra hanno un solo nome: Gualtieri”.

Insomma, un capolavoro dal punto di vista della comunicazione, che ha confermato l’ansia da prestazione che li sta sfiancando in questo rush finale di campagna elettorale e il terrore di arrivare ai ballottaggi con gli avversari ‘sbagliati’. Un segno di debolezza colto al volo da Calenda che si è gettato a capofitto nella vicenda sferrando fendenti.

Non esponete mai ragioni di merito per votarvi – ha risposto così, tanto per dire, alla Fedeli – solo argomenti pretestuosi per non votare gli altri. Sarei il candidato della destra perché Giorgetti ha detto che sono un bravo amministratore?! Suvvia crescete! Ps: vale per tutti i tweet fotocopia dei tuoi colleghi”.

Le cose non vanno meglio a Napoli, dove Bassolino non ha fatto mistero dell’incontro con i big della destra napoletana, rivendicandone anzi il significato politico. Conscio di un gradimento guadagnato sul campo, nel rapporto con gli avversari storici improntato sempre all’insegna del rispetto e della stima reciproca.

L’ex sindaco del “rinascimento”, insomma sa cosa significa la mediazione, il dialogo e il senso dell’intesa, e questa è una virtù.

Pertanto non c’è di che meravigliarsi dell’apprezzamento riservatogli da Laboccetta, Landolfi, Tagialatela, il magistrato Arcibaldo Miller uno tra quelli che si sono occupati delle sue vicende giudiziarie, da tempo avevano espresso la loro preferenza, dando Catello Maresca, il candidato della loro parte, per spacciato.

Il più lesto a cercare di approfittare del presunto scivolone di Bassolino, è stato l’ineffabile ex rettore, Gaetano Manfredi, quello che ha fatto dello sfuggire ai confronti, a volte anche con i suoi alleati, una precisa strategia comunicativa. Non gli è sembrato vero, essendo poco avvezzo alla politica, di potere fare la morale proprio al suo competitor più temuto, additandone il “tradimento.

Devo dire che mi ha sorpreso vedere Bassolino a quell’incontro – ha commentato appena appresa la notizia – È stato sempre un esponente della sinistra e, per quanto questa sia una elezione locale, eleggiamo il sindaco di una grande città. Quindi l’appartenenza politica ha un valore”. Una dichiarazione che ha dato lo start agli smanettatori del web per accendere la bagarre. Bassolino il bersaglio.

Fortuna che l’uomo ha le spalle larghe e non si lascia intimidire da uno stuolo di dilettanti, compreso il loro candidato sindaco. E al Mattino, autore dello scoop sull’incontro, ha dato la sua versione ricordando, tra le altre cose, di essere stato rieletto nel 1997 con il 73% dei consensi: “da dove pensate che abbia preso io tutti quei voti se non anche dalla destra?”.

Sono stato invitato a un incontro come gli altri candidati sindaci, io e sottolineo io, ci vado agli incontri e ai confronti” ha proseguito approfittando dell’occasione per assestare una stoccata a Manfredi. Il quale, stando ai beni informati, pare sia fisicamente provato dalla campagna elettorale che si è rivelata più complicata del previsto.

Dunque, niente vittoria al primo turno, questo è ormai scontato, e la concreta possibilità di trovarsi, al ballottaggio, a dovere incrociare le lame con l’avversario più ostico, quello che nessuno si aspettava e che per giunta lo vota anche la destra ex Msi e An, oltre quelli dell’ala più pragmatica della Lega. Dio, che disastro!

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