

di Vito Nocera
Grande confusione sotto il cielo. La situazione è eccellente, avrebbe detto il vecchio Mao con la sua filosofia, un misto di confucianesimo e marxismo. Forse la situazione in cui siamo tanto eccellente non è, di sicuro però la confusione è tanta. Vediamo, in estrema sintesi, di ragionarci un po’ su.
1) Il voto amministrativo, che più di uno si illudeva potesse passare come un battito d’ali, forse non provocherà sconquassi, ma certo non sarà indifferente.
2) In questo voto il centro destra, che domina da mesi i sondaggi in vista delle politiche, mi sembra arrivi piuttosto male. E’ probabile vi sia qualcosa di profondo nel Paese che non hanno capito. E poi le loro divisioni interne.
Ma la cosa che pesa di più è la scelta dei candidati sindaci nelle grandi città. Quel fine analista politico che è Giuliano Ferrara (non per niente cresciuto sulle ginocchia di Togliatti) la via giusta (per loro) a Salvini e Meloni l’aveva indicata: “Candidatevi a sindaco l’uno a Milano l’altra a Roma“. Avrebbero stravinto le comunali e posto le basi per conquistare poi il governo centrale. Sono ora invece in braghe di tela e non vedo come possano uscirne.
3) L’altro che si era illuso di passare indenne le amministrative è Giuseppe Conte. E’ andato ripetendo come un mantra che il voto di domenica non conta perché il suo nuovo corso è appena iniziato. Temo (per lui) che invece il voto – se dovesse essere come sembra modesto – conterà e come. Soprattutto se in combinato disposto non dico con un successo, ma con un “non insuccesso” del suo alleato-competitore Letta.
4) Infatti Letta e il Pd, pur stando fermi, sia più o meno nelle percentuali elettorali sia, ancor più, nell’iniziativa politica nel Paese, potrebbero finire per beneficiare dei guai degli altri. Certo non è un bel quadro, in cui l’opinione elettorale spesso si sposta a seguito di eventi esterni al confronto politico effettivo. Magari vanificando in un istante tutto l’impegno quotidiano di militanti (quei pochi rimasti) che, da una parte e dall’altra, ci credono e si danno da fare.
In ogni caso – nonostante i risultati di Draghi (su Draghi e il blocco borghese che lo esprime tornerò più diffusamente alla prossima occasione) – il Paese non è messo bene. Il lavoro è sottovalutato, direi quasi schiavizzato, da quasi tutti. Sul lavoro si muore a grappoli ogni giorno. I problemi ambientali aumentano, la giustizia è criticata e contestata da ogni lato.
Quando poi si danno 13 anni e più a uno come Mimmo Lucano, pur senza aver letto le carte, appare una sentenza assurda e abnorme. Sentenza, peraltro, da non confondere con quella recente sulla cosiddetta trattativa Stato-Mafia. Se un uomo stimatissimo come il giudice Giuseppe di Lello, già membro del pool di Chinnici, poi di quello di Caponnetto, con Borsellino e Falcone, in una intervista a doppia pagina su Il Manifesto, tra le altre cose, dice: “Il romanzone accusatorio della procura di Palermo era incoerente dal principio“.
5) Infine sulla sinistra più alternativa e su Napoli. Vedremo come andrà il voto. Una cosa va però detta prima. In giro in Italia vedo tante candidature di eccellenti personalità con liste locali che in qualche forma si richiamano alla sinistra di alternativa. Salvo eccezioni, la gran parte di esse conseguiranno risultati modesti.
In un solo caso la collocazione alternativa al centro sinistra da sinistra, quale che sarà il risultato per il candidato (che mi auguro arrivi al ballottaggio) registrerà un esito a doppia cifra. E questo grazie alla “forzatura” a Napoli di Bassolino, e con lui di tanti altri militanti di sinistra.
Inviterei tutti a rifletterci. Con un Paese in cui stanno prevalendo poteri importanti e anche capaci (hanno messo in campo i gioielli di famiglia), in cui il centrosinistra attuale – Pd 5S (ammesso che questa alleanza davvero abbia un futuro) é piuttosto distratto e lontano dai grandi nodi sociali e del mondo del lavoro contemporaneo.
Una sinistra di alternativa più ampia, che abbia una forte attenzione ai movimenti della società e insieme influenzi programmaticamente il centro sinistra, servirà come il pane. E, come abbiamo visto ormai per più di un decennio, una esperienza così non nasce da generosi ma piccoli gruppi, siano essi esterni o interni al centro sinistra.
Lo strappo di Bassolino a Napoli, si può discutere quanto si vuole ma è uno strappo che ha delle effettive radici sociali. Ed è il primo a sinistra dopo anni con queste dimensioni e proporzioni. Chi vuole ricostruire nel Paese qualcosa di significativo a sinistra da quello strappo dovrà necessariamente partire.