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LA GAUCHE/Dai conflitti che vivono nel Paese, qualche idea per riorganizzarsi a sinistra

Tanti conflitti e disagi da un lato e tanti astenuti alle elezioni dall’altro dicono chiaro che è questo il momento per provare a ricostruire una nuova sinistra di massa in Italia

di Vito Nocera

Quelle immagini mostrate l’altro giorno a tutto schermo, da un lato i vertici Pd che festeggiavano a Roma, dall’altro le contemporanee tensioni di piazza a Trieste, facevano una certa impressione. Al di là del merito e della comprensibile soddisfazione di chi le amministrative le ha vinte.

E’ come se quel “doppio binario” desse conto di un Paese sfregiato del suo profilo unitario, del suo diritto ad essere – pur nelle differenze – una sola comunità. Chi legge sa che per chi scrive – ma in realtà per quasi tutti – l’esito del voto non è una sorpresa.

Inutile tornare qui sulle ragioni – ormai acclarate – della sconfitta di Meloni e Salvini. Confusione, velleitarismo, conflitti intestini, candidati improbabili. E poi l’incomprensione sulla pandemia, delle preoccupazioni dei più. Chiaro anche che dalle parti del Pd non si fanno illusioni. Il voto politico probabilmente sarà un’altra cosa.

Come dicono sia i tanti astenuti (pare soprattutto elettori leghisti e Cinque stelle) sia il voto spalmato per tutto il Paese, dove si vede che il centro destra non va poi così male e che al Nord – se si esclude le due città simbolo – resta in vantaggio quasi dovunque. Ovviamente la batosta nei cinque comuni maggiori per le destre sarà difficile da cancellare.

Avevano creduto ad elezioni archiviabili con pochi danni e invece le cose così come sono andate rimettono in parte il centro sinistra in partita. Qui arriva il nodo che più ci sta a cuore. Il Pd guadagna un successo importante ma – nonostante il gran parlare di “campo largo” – appare piuttosto isolato.

Leu-Art. Uno è ormai una sua componente ed elettoralmente pesa pochissimo. Renzi è sempre più vago e alle prese con i suoi problemi e sul piano del consenso anche lui vale poco. Calenda – l’unico di quella galassia che cresce – sembra piuttosto intenzionato a vendere cara la pelle e non si sa se quel 20% di Roma può valere almeno la metà sull’intero Paese.

Infine il caos 5Stelle non dice nulla di buono. Perdono dovunque e irrilevanti dove partecipano col Pd alla elezione di sindaci. Soprattutto divisi su come provare a riprendersi il consenso dei loro elettori che si sono astenuti. Non è un azzardo prevedere che la strada che sceglieranno possa essere una specie di ritorno alle origini a guida Raggi o Di Battista o di entrambi.

Non pervenute le pattuglie di Conte e Di Maio che si contendono le rade spoglie di posti di governo e potere. Intanto il Paese profondo resta inquieto. Spera la fuoriuscita dall’epidemia, ma sa che non è affatto scontato. In alcune sue parti si dibatte in un sentimento di esclusione sociale che la obiettiva forzatura dell’uso del green pass sta provocando.

Mentre nessuna delle grandi vertenze di lavoro riesce a trovare spazi risolutivi, non solo la Whirlpool ma centinaia di altre contese operaie. E mentre sulle grandi scelte da compiere, lavoro , fisco, transizione ecologica eccetera, non c’è un vero soggetto sociale che possa negoziarne – anche col conflitto – con imprese e governo gli indirizzi di fondo.

Un po’ ci prova Landini ma è chiaro che da solo non basta. Qui e là si intravede una ripresa di parola sociale. Precari, nuovi lavoratori di settori cruciali come logistica, distribuzione, rider. E dolorosamente matura una nuova coscienza a tutela della sicurezza che vede, nel lavoro, purtroppo morti ogni giorno.

Resta però il nodo della mancanza di una direzione e di una rappresentanza politica. Una sinistra alternativa e popolare, costruita sulla centralità del nuovo e del vecchio lavoro, e aperta a tutte le altre contraddizioni sociali emergenti.

Ormai questo soggetto politico urge, sia per conferire una rappresentanza e una forza ai conflitti sociali. Sia per fare da condizionatore programmatico – alleato, di un Pd di fatto orfano di ciò che rimane del M5S. Non c’è più tempo. Servono scatti di responsabilità e generosità.

A partire da quei protagonisti, pur diversissimi, che a sinistra del centro sinistra hanno raccolto consensi importanti. De Magistris in Calabria, Bassolino a Napoli, qualche altra personalità e realtà in giro per l’Italia. Intanto partire, poi man mano, anche precisare meglio identità e profilo politico.

Un lavoro per cui servono tante disponibilità disinteressate. Militanti, intellettuali, avanguardie di tante lotte diffuse. Anche la generosità delle piccole organizzazioni politiche , che hanno fin qui resistito, di mettersi a disposizione di un disegno più ampio. Tanti conflitti e disagi da un lato e tanti astenuti alle elezioni dall’altro dicono chiaro che è questo il momento per provare a ricostruire una sinistra di massa e di classe in Italia.

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