

di Peppe Papa
Matteo Renzi manovra, Carlo Calenda vola alto e sogna un partito a due cifre capace di contare nel prossimo parlamento. I due, insomma, proprio non si prendono e il fantomatico terzo polo liberal democratico imbocca strade imprevedibili.
Come quella di una liaison tra Italia Viva e Coraggio Italia del governatore ligure, Giovanni Toti e del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro in vista dell’elezione del presidente della Repubblica e dell’approvazione della legge di bilancio, oltre varie e eventuali.
Un patto che mette insieme un pacchetto di voti non irrilevante, circa una settantina di grandi elettori tra Camera e Senato, e la prospettiva di un percorso comune futuro. Renzi in prima persona sta conducendo il confronto, affiancato dal capogruppo a palazzo Madama, Davide Faraone, intensificando negli ultimi giorni i contatti con alcuni big del partito di Toti, i senatori Paolo Romani e Gaetano Quagliariello.
L’iniziativa sembra a buon punto e nessuno ne fa mistero, anzi. L’ex spin doctor di Berlusconi, messosi in proprio dopo aver conquistato la presidenza della Regione Liguria, sull’argomento ha fugato ogni dubbio.
“Dialogo con Renzi? Credo che in questo momento dialogare con tutti sia interesse del sistema Paese – ha sottolineato – soprattutto quando si devono scegliere le autorità di garanzia come il presidente della Repubblica. E poi – ha precisato – non è una cosa che v contro gli interessi del centrodestra”.
Stessa cosa ha fatto il presidente di Iv, Ettore Rosato che ha parlato di una possibile federazione cui, ha affermato, “stiamo lavorando seriamente”. “Stiamo ragionando – ha spiegato – di come rafforzare un’area che crede nel lavoro di Draghi e che lo sostiene con convinzione e non per necessità”.
Anche se questo rischia di spostare Iv a destra? Gli è stato chiesto. Ma no per carità ha risposto “semmai è il contrario”, il dialogo con Coraggio Italia “lo abbiamo avviato – ha rimarcato – proprio quando loro si sono smarcati, rivendicando la propria autonomia dal centrodestra”.
Per il momento, come è evidente, nessuno si muove dal proprio originario schieramento, la qual cosa non manca di suscitare perplessità sul senso complessivo dell’operazione, tranne che non considerarla come un tentativo nato al solo fine di provare a contare di più nel governo e nel parlamento.
Che è quel che pensa Calenda il quale, invitato al tavolo, ha declinato l’offerta pur apprezzando la correttezza di essere stato interpellato sul progetto. “Gli abbiamo augurato buon lavoro – ha detto il leader di Azione – c’è chi pensa a pesare di più in parlamento e chi, come noi, ad arrivare alla doppia cifra alle elezioni”.
Alle ragioni della politica, dunque, ha contrapposto quelle della spinta ideale verso obiettivi ambiziosi che hanno il vizio però, come spesso capita in queste occasioni, di sopravvalutare le forze e piegare la realtà alla propria visione del mondo.
Difficile che con queste premesse Renzi e Calenda riescano un giorno a incontrarsi, la distanza tra loro appare incolmabile, troppo simili e diversi allo stesso tempo, le loro strade non possono che essere destinate a restare separate. I riformisti del Paese se ne facciano una ragione, con questi due non ci sarà mai una casa comune. Peccato.
2 Comments
RENZI HA MAI RISPOSTO A CALENDA!!!! sbagliato dire che i due non si prendono……fa tutto ed il contrario di tutto il bambino capriccioso.
ma per favore …..più che far correre 2 esponenti di Italia Viva
nella lista di Calenda e che sono stati i più votati , Renzi cosa
deve fare ancora per questo signore.
Io credo che quando era un suo ministro, Renzi gli ha fatto
capire chi era il primo ministro e che doveva fare quello che
decideva lui e il signorino capriccioso non l’ha presa bene.
Ringrazi che Renzi ha fatto si che oggi abbiamo uno stati-
sta come Draghi ; o è anche lei una vedova del signor nessu-
no.