

di Peppe Papa
Serve la politica, c‘è poco da fare, altrimenti non se ne esce dal guazzabuglio quirinalizio i cui nefasti effetti, peraltro in piena pandemia, si stanno ripercuotendo sull’azione di governo e la tenuta nervosa del premier, Mario Draghi.
Il quale, avvilito dalla inconcludenza del ceto politico che lo circonda, messo al centro dei giochi intorno all’elezione del nuovo Capo dello Stato, che lui stesso suo malgrado ha assecondato, si è stufato e ha ricominciato a tirare dritto per la sua strada, concedendo sì qualcosa ai partiti utile per dare modo a ognuno di piazzare la propria bandierina, ma puntando alla sostanza mettendo in riga tutti.
Ed è ricominciato il carosello tra quelli che vorrebbero toglierselo dai piedi tout court, quelli che invece per lo stesso motivo lo preferirebbero al Colle perché non si può mai sapere, quelli che non si deve muovere da Palazzo Chigi per il bene del Paese. Per ora solo chiacchiere, poche e improbabili idee, nessuno sa bene cosa fare.
E’ chiaro che in una situazione del genere solo la politica, quella vera, può venire in soccorso, anzi deve, ed è altrettanto chiaro che chi ha le doti per praticarla ha l’occasione di provare a esserne, nel frangente, il king maker.
Ci sta provando Matteo Salvini, per ora senza successo e per questo è ritornato in “modalità Papeete”, il tavolo dei leader da lui convocato non ha riscosso successo per non dire che è stato platealmente snobbato.
Di Giuseppe Conte neanche a parlarne, il M5S è ormai un Vietnam ingovernabile, qualsiasi cosa dice può essere smentita un minuto dopo, inutile aspettarsi chissà quale geniale intuizione tant’è che, anche se non lo dice, si è messo a rimorchio di Enrico Letta in attesa degli eventi.
Il segretario del Pd, che certo della politica non è un novello, è però a sua volta imbrigliato nelle maglie di un partito di capibastone che non ci stanno a recitare il ruolo di comprimari e lo strattonano da tutte le parti. La cosa che più gli preme è quella di scongiurare a tutti i costi l’ascesa al Quirinale del nemico di sempre, Silvio Berlusconi.
Che è convintamente della partita e uno di quelli che ha dimostrato di saperci fare. Ha imposto al centro del dibattito la propria ingombrate figura da cui, volente o nolente, non si può prescindere e la sua candidatura a Presidente della Repubblica che è una cosa seria. In ogni caso con lui bisogna parlare, a prescindere, per qualsiasi altra soluzione, intanto, saggiamente, non si espone ufficialmente facendo ‘lavorare’ i suoi.
L’altro campione della partita è Matteo Renzi, non a caso per niente imbarazzato dell’aspirazione del Cavaliere, che si è infilato senza troppi sforzi nello spazio lasciato libero dall’incipiente pochezza dei suoi competitor politici, chiarendo a tutti che senza Italia Viva non si va da nessuna parte.
“Senza di noi – ha affermato ieri in una intervista al Corriere della sera – è difficile fare un presidente della Repubblica. Ma senza di noi – ha proseguito – è proprio impossibile fare un nuovo governo, siamo i garanti della prosecuzione della legislatura fino a scadenza naturale”.
I suoi 45 grandi elettori, insomma, contano eccome, ma soprattutto stabilisce il criterio che la questione del prossimo inquilino del palazzo dei Papi, si risolve solo insieme a quella dell’esecutivo. E’ un pacchetto unico. Se si sposta Draghi, in sostanza, bisogna garantire che nessuno faccia scherzi fino al 2023, assicurando inoltre di centrare gli obiettivi minimi richiesti per non perdere i miliardi previsti dal Pnrr.
Fosse per lui, Draghi dovrebbe restare a Palazzo Chigi e al Colle dovrebbe andarci una ‘riserva dello Stato’ di grande esperienza, competenza politica e amministrativa, autorevole e apprezzata a livello internazionale. Lui, il suo nome ce l’ha, dicono sia Pierferdinando Casini, ma è abbastanza scaltro da non giocarsi il piatto in questa fase.
Con Berlusconi certamente ci parla, Affaritaliani.it addirittura ha annunciato un incontro tra i due, nella casa romana del presidente Azzurro, prima del 24 gennaio giorno in cui il parlamento comincerà a votare per il nuovo Presidente, insieme possono riuscire a trovare una soluzione, senza preclusioni, sicuri di poterla sostenere fino in fondo. E a cui tutti gli altri, molto probabilmente, saranno costretti a inchinarsi. E’ la politica, bellezza.