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Il ritorno della “ditta” nel Pd, Articolo 1 pone condizioni e se la prende con Renzi: ma la base insorge

Stanno per rientrare alla casa madre, come ammettono a mezza voce, ma fanno gli schizzinosi mettendo in mezzo Renzi che questa volta non c’entra niente. Intanto i militanti non sono d’accordo e dai dem scarso entusiasmo

di Peppe Papa

Stanno per rientrare alla casa madre, come ammettono a mezza voce, ma fanno gli schizzinosi mettendo in mezzo Renzi che questa volta non c’entra niente. Quelli di Articolo uno si avviano a celebrare a maggio un congresso che ne sancirà, probabilmente, lo scioglimento per confluire nel Partito democratico che, a dire la verità, non è che li aspetti a braccia aperte.

Ma loro, nonostante tutto, e pronti dunque ad appendere il cartello ‘Closed’ sulla porta, non rinunciano a porre condizioni a partire dall’invito ai dem di “fare i conti con la stagione del Pd renziano, perché Matteo Renzi non era un corpo estraneo al partito, tutt’altro”. Insomma, la famosa “malattia” evocata da Massimo D’Alema.

E non si esimano neanche a sottolineare la necessità di una revisione del programma in chiave più di sinistra laburista e, perché no, pure la proposta di cambiare nome. Su questi temi si è soffermato nei giorni scorsi, con chiarezza, Pierluigi Bersani nel corso di un’intervista a Metropolis.

L’ex ministro dello Sviluppo economico si è detto pronto a rientrare nel Pd “anche domani mattina a patto che si dia il profilo di una moderna sinistra di combattimento”, ma ha anche chiesto a Letta l’impegno su una serie di questioni chiave, dal salario minimo allo sfoltimento dei contratti precari.

Cose giuste, per carità, ma decisamente vintage visti i tempi che corrono. E dal Pd che, dicevamo, certo non sono granché entusiasti del ritorno della “ditta”, hanno reagito piccati. “Ricordiamo – è giunta voce dal Nazareno – che si tratta di persone che sono andate via dal Pd per un partito dell’1,5 per cento. Bisognerebbe evitare, insomma, che chi rientra cominci a farci lezioni di politica”.

Capita l’antifona, dalle parti di Articolo uno sono corsi ai ripari, “figuriamoci se Bersani voleva dettare delle condizioni, ha semplicemente detto quattro o cinque idee per aprire una fase nuova”. Che in soldoni vuol dire fare scena e garantire, a un ristretto gruppo di componenti dell’apparato dirigente del partito, uno strapuntino nel prossimo parlamento.

Meglio non tirare troppo la corda, dunque, anche perché il percorso è accidentato in considerazione, non solo delle perplessità manifestate dai democratici, ma anche dall’aperta ostilità all’operazione mostrata dalla propria base. Le chat di dirigenti e iscritti al partito, in questi ultimi giorni, ribollono.

C’è chi rievoca l’ossessione Renzi, “ma quale guarigione dalla malattia, il renzismo è stato una degenerazione”, e se Letta è “un sincero democratico” nel Pd “l’humus culturale che ha portato al renzismo è tutt’altro che sparito”. Dal coordinamento regionale del Veneto spiegano che il congresso di primavera “farà chiarezza sul nostro futuro e il suo esito non è scontato nonostante la partecipazione alle Agorà democratiche”.

Toni bellicosi anche dai coordinamenti del Lazio, Lombardia, Sardegna e Abruzzo da dove è arrivato lo stop perentorio all’iniziativa, “non intendiamo tornare nel Pd”. Ha provato a raffreddare gli animi, con i soliti toni pacati, Federico Fornaro capogruppo alla Camera assicurando che “finite le Agorà in primavera tireremo una riga e decideremo”, ma anche ribadendo che “non ci sono alternative alla riunificazione”.

Insomma, i giochi sono fatti, la decisione dei vertici è presa, congresso o non congresso, per i ribelli che tra l’altro non hanno un frontman in grado di competere per la leadership, non c’è scampo. Il sogno è svanito, inutile aspettarsi spostamenti verso sinistra del Pd, sarà una resa senza condizioni e amen.

1 Comment

  1. Lionello cannoni ha detto:

    Da quello che ho capito loro rifaranno la solita ammucchiati litigiosi.mi domando?quanti hanni sono che il sig bersani è stato nella stanza dei bottoni del PD. Quelle4/5idee per far crescere il partito le tira fuori ora .a chi voleva fare un dispetto a te Matteo io se quelle persone rientrano nel PD non vedo come noi possiamo trovare un accordo con letta .

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