

di Peppe Papa
Salvate il soldato Travaglio disperatamente aggrappato al suo giornale nel tentativo indomito di difenderne il core business e garantirsi un futuro di primo piano come negli ultimi dieci anni.
Il vento, finora a poppa, assicuratogli dall’intuizione di avere immediatamente cavalcato l’Opa populista assecondando il fenomeno M5S, fornendo loro supporto non solo mediatico solleticandone gli istinti giustizialisti e antisistema, sembra aver cambiato irrimediabilmente direzione.
“Il Fatto quotidiano” ha visto crescere le vendite in edicola e l’impresa, nata in sobrietà, è diventata una holding che spazia dal web alla televisione, dal teatro all’editoria e al mondo finanziario. Affari, non c’è niente di male. Ora, però la bolla si è sgonfiata e tocca ingoiare veleno. Amaro.
Lo stesso che vomita sprezzante ogni giorno sul giornale, nei talk show soprattutto di La7 dov’è di casa a tutte le ore, coadiuvato dagli altri della ciurma, Padellaro, Scanzi e Gomez, Montanari, Orsini i più noti. Ma non c’è niente da fare, la storia sembra proprio finita, ormai gira storta nonostante gli sforzi e il veleno, appunto.
L’avvento di Mario Draghi è stato l’inizio della fine, non a caso è il bersaglio principale delle sue invettive, ci ha scritto un libro e realizzato una pièce teatrale, entrambi di successo anche se non è bastato, inesorabile è proceduto il reset politico indispensabile per portare il paese fuori dalla pandemia e impostare in maniera seria il piano per i fondi del Pnrr.
I suoi amici grillini non hanno preso più palla, Giuseppe Conte, l’ex premier su cui aveva puntato tutte le sue carte e che ha funzionato finché è stato possibile, praticamente condannato all’irrilevanza, perso nella sua inconsistenza e alle prese con un Movimento in disfacimento.
Nel frattempo la campagna vaccinale è definitivamente decollata, nonostante gli strali da menagramo quotidiani di tutte le sue bocche di fuoco, la ripresa economica ha preso corpo, come le riforme, soprattutto quella della Giustizia che è stato il colpo più duro da assorbire.
Gli amati magistrati, difesi a spada tratta, hanno dovuto capitolare seppure non quanto avessero meritato, le procure costrette a darsi una stretta in tutti i sensi, in particolare nei loro rapporti con la stampa, un vero guaio per Travaglio e suoi, loro privilegiati interlocutori.
Bisognerà, dunque, inventarsi qualcosa d’altro per fomentare l’indignazione giustizialista. Intanto è arrivata la guerra e la posizione ferma dell’Italia a sostenere la resistenza del popolo ucraino contro l’invasione della Russia di Putin.
L’ultima occasione per cercare di recuperare appeal, schierandosi tra i dubbiosi, i pacifisti della domenica, gli anti-atlantisti e i censori dell’occidente bulimico che “il conflitto lo ha provocato“, nella speranza di salvare il salvabile che appare, a questo punto, sempre più arduo.
“Il sistema – come dice ogni qualvolta ha un microfono di fronte e una telecamera puntata in faccia, rosso dal livore – si sta riprendendo il potere silenziando le ali estreme, quelle che lo avevano messo in crisi con un ampio mandato popolare”.
Conte e anche Salvini, le vittime sacrificali, era tutto scritto secondo Travaglio (lo ha affermato ieri sera dalla Gruber). Sarà. Comunque, anche per lui, è meglio farsene una ragione e per il Fatto inventarsi un altro format.
1 Comment
Chi Travaglio, quello che ha emesso una condanna a morte ne miei confronti senza nemmeno.sapere chi fossi e tutto quello che avevo fatto nella mia vita? Eppure agli inizi degli anni duemila lo.portai anche in auto con me da Avellino a Napoli raccontandogli di come la malavita era entrata nel partito.dei Verdi. Avrei dovuto lasciarlo a piedi quella sera!!! Un uomo senza scrupoli!!!