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‘Re’ d’Europa e Italia schierata, Draghi al G7: “Putin non deve vincere”

Mentre in Italia va in scena il solito balletto post-elettorale su chi ha vinto e chi ha perso, all’estero il premier prende per mano l’Europa assumendone la leadership

di Peppe Papa

Mentre in Italia va in scena il solito balletto post-elettorale su chi ha vinto e chi ha perso con annessi proclami sulle intenzioni dei partiti per il prossimo futuro, all’estero Mario Draghi prende per mano l’Europa assumendone la leadership ritagliando un ruolo di primo piano al nostro Paese nel consesso internazionale.

A Schloss Elmau in Baviera, al summit del G7 dedicato al conflitto in Ucraina, è stato lapidario: “Putin non deve vincere”. Una presa di posizione precisa, senza timore di ritorsioni né preoccupazioni sulla possibilità di mortificazione dell’avversario, diretta a convincere i partner continentali ad abbandonare ogni esitazione e paura nel confronto con l’autocrate russo.

Se l’Ucraina perde – ha spiegato nella sessione mattutina del vertice – tutte le democrazie perdono. Se l’Ucraina perde, sarà più facile sostenere che la democrazia è un modello di governo efficace”. Musica per le orecchie di Joe Biden che ha fatto della sfida ai regimi autoritari la missione americana del nuovo secolo, ma soprattutto utile a ottenere la sponda di Washington per tentare di imporre, al recalcitrante asse Francia-Germania, il “price cap” sul gas.

Fondamentale, secondo il presidente del Consiglio italiano, per affrontare negli anni a venire la competizione con la Cina e annichilire le mire espansionistiche del capo del Cremlino. Il compito che l’Occidente deve darsi, “restando compatto”, per conquistarsi la fiducia dei colossi emergenti, in particolare quelli asiatici, a collaborare con il mondo libero.

Argomentazioni che non hanno incontrato alcun contradditorio, anzi, molto apprezzate dalla componente anglosassone e condivise, vincendo gli ultimi tentennamenti, da tedeschi e francesi. I quali hanno compreso che la guerra è guerra e non ci sono mezze misure accettando di portare la sfida fino in fondo, cominciando a smontare le turbolenze interne ai propri paesi, alimentati dal populismo, tutt’altro che morto.

Pertanto è essenziale spegnere il caro energia che genera inflazione e provoca tensioni sociali, e non c’è altro modo che “imporre un tetto al prezzo del gas”, non c’è altra strada. Difficile dargli torto e non riconoscergli il coraggio di dire le cose come stanno indicando la strada per uscirne.

D’altronde si tratta di un uomo che ha salvato l’euro, che appena messo piede a Bruxelles come capo del governo italiano ha bacchettato la Commissione europea sulla gestione della pandemia, intimando di provvedere al più presto a contrattare il prezzo unitario per l’acquisto dei vaccini per conto di tutti i paesi dell’Unione e proporre soluzioni per il contrasto all’epidemia come il Green pass, adottato poi da tutti.

Senza parlare della autorevolezza, appannatasi soltanto nella fase dell’affaire Quirinale, nel guidare il governo italiano tra mille inquietudini e un quadro politico sconquassato. In breve, la statura di uno statista, a dispetto dei denigratori che non mancano, della quale al momento non si può fare a meno. In Europa e in Italia.

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