

di Peppe Papa
Per un Carlo che esce c’è un Carlo che entra e dalle parti del Pd e Più Europa festeggiano. Carlo Cottarelli ha annunciato, nel corso della conferenza stampa organizzata da Emma Bonino, Benedetto Della Vedova ed Enrico Letta, di avere accettato la candidatura alle prossime elezioni offertagli dai due partiti.
Pareggiato il conto, dunque, sul fronte centrista, con l’abbandono della coalizione dell’altro Carlo, Calenda, andato via sbattendo la porta lasciando di stucco gli amici con i quali si era appena accasato.
Nessuno potrà dire, adesso, che l’alleanza è sbilanciata a sinistra, visto che a fare parte della squadra è arrivato un campione del Fmi e che dai ‘sinistri’, Fratoianni e Bonelli, non è arrivato alcun cenno di biasimo.
Tutto come prima, o quasi, i moderati possono stare tranquilli, non è successo niente, il leader di Azione, solo un pazzo scatenato vittima del suo ego. Questa la linea e il senso dei commenti di Letta, Della Vedova e Bonino che hanno officiato il reclutamento dell’economista.
“Cottarelli sarà una delle principali punte i diamante della campagna elettorale – ha affermato il segretario del Pd – sarà candidato nel nord del Paese, sia all’uninominale che nella parte proporzionale, abbiamo intenzione di far sì che la sua candidatura sia visibile e forte”, ci mancherebbe.
Poi la stoccata all’ex alleato: “Cottarelli è il migliore interprete di quella intesa della settimana scorsa – ha detto, facendo riferimento alla ‘stretta di mano’ tradita da Calenda – che lo vede entrare al posto di qualcun altro che ha deciso di uscire, sarà un onore poter lavorare con lui”.
“Oggi rilanciamo quel patto con un altro Carlo e questa volta il Carlo durerà“, ha commentato Della Vedova. “Neanche due mesi fa Calenda definiva Cottarelli ‘il nome perfetto per tenere insieme un campo progressista’ – ha ricordato con un cinguettio il deputato e presidente di Più Europa, Riccardo Magi – Oggi Cottarelli ha annunciato di avere accettato la proposta di candidatura”, #ilCarlogiusto.
Provocazioni a cui Calenda non ha resistito, anche perché costretto a giocare in difesa dopo lo strappo clamoroso, e attento a sfruttare ogni occasione per cercare di dare un senso politico spendibile per giustificare il suo addio e recuperare la faccia, ha risposto piccato.
“Avere Carlo Cottarelli in parlamento – ha twittato con rispetto – sarà una cosa positiva per il Paese. Indipendentemente da chi lo candida”. Poi è passato al contrattacco, puntando il Capo dei Dem, che aveva dichiarato che “Cottarelli non contraddice il patto SI-Verdi”. “No, hai ragione Enrico Letta – ha scritto – è il patto con i Verdi e SI che contraddice tutto quello che ha sempre detto Cottarelli. Ma va bene così”.
Le strade, ormai, si sono separate e la creazione del “terzo polo”, salvo sorprese, è cosa fatta, tra i leader di Italia Viva e Azione l’accordo è definito, siamo ai dettagli, faccia a faccia domani mattina tra Renzi e Calenda, poi l’annuncio. Che non sono in pochi a temere.
Il centrosinistra, come abbiamo visto a trazione Ds, teme che gli vengano erosi voti alla sua destra ed è costretto a ripensare alla propria strategia, cercando di fare il pieno a sinistra recuperando in qualche modo i rapporti con Conte e i Cinquestelle, al momento a livello zero, sperando di poter perdere con onore.
Sull’altra sponda, il cosiddetto fronte del centrodestra, ha una analoga preoccupazione, soprattutto da parte di Lega e Forza Italia che si trovano a dovere fare i conti con un base decisamente contrariata per come è stato liquidato Draghi e il suo governo, che tanto bene aveva fatto.
I ‘terzisti’, insomma, al di là di quello che i sondaggi continuano a raccontare, sembrano più determinanti che mai e attrattivi. Con il vantaggio, inoltre, di potersi muovere in libertà senza dovere inginocchiarsi davanti ad alcun totem ideologico.
Obiettivo: riportare Draghi a Palazzo Chigi. Che è quello che sono in molti a sperare e che se ne fregano dei politicanti preoccupati solo ad assicurarsi la propria poltrona. “Se andiamo bene sul proporzionale – ha spiegato convinto, il Senatore di Rignano – ce la possiamo fare”.
Tanto per dire che l’autunno si presenta difficile. L’inflazione è stimata all’8-9%, saranno in molti a finire sotto la soglia di povertà, tutto previsto, ma a quel punto, tra settembre e dicembre, si dovrà ridiscutere il patto di stabilità europeo.
“Là ci sono quelli tosti, gli olandesi”, ha puntualizzato Renzi, sottolineando la necessità di cambiare l’accordo senza il quale “non andiamo da nessuna parte”.
Preludio alla domanda delle cento pistole che è poi la ragione di fondo che mette insieme i due improbabili, scontrosi terzisti. “Chi preferite che vada a trattare? Draghi o Meloni?”.