

di Peppe Papa
La campagna elettorale langue e, a dar retta ai sondaggi che per fortuna non si possono più sfornare in quantità industriali a ritmo quotidiano per via del divieto, il risultato è già scritto. Fdi di Giorgia Meloni farà man bassa di consensi, i suoi alleati Salvini e Berlusconi costretti ad inchinarsi, lei a Palazzo Chigi.
E’ ormai un dato acquisito che i media, per inerzia e molta interessata pigrizia, contribuiscono ad alimentare, mentre il principale partito del fronte opposto, il Pd di Letta, rassegnato alla sconfitta, si è consegnato al nemico con una politica confusa e suicida.
Insomma, si potrebbe pure evitare il fastidio di andare a votare, anche perché i candidati eleggibili sono stati già decisi dai partiti, ma il rito va rispettato e non è detto che non possa riservare sorprese.
Le rilevazioni demoscopiche non sono una scienza esatta, anzi, si prestano facilmente a manipolazioni di parte, la storia è piena di esempi di clamorosi fallimenti nelle previsioni.
Potrebbe darsi che la faccenda giri in senso opposto a quello certificato dal campione di cittadini intervistato, che il Paese non sia diviso in chi sta di qua e chi di là, ma che ci siano sfumature nell’opinione pubblica in cerca di rappresentanza.
Saranno quasi cinque milioni, per esempio, i millennials che si recheranno per la prima volta alle urne assolutamente spaesati, finiti in un mondo che non gli appartiene. E poi il ceto medio impoverito, stanco dei teatrini e in cerca di risposte alla propria condizione, le imprese che arrancano, i liberali e riformisti delusi, i moderati senza bussola.
Un popolo di disincantati che decide all’ultimo, o rinuncia al voto, e che sicuramente non ha preso bene il licenziamento di Mario Draghi per mano dei partiti in una situazione drammatica come quella che l’Italia e l’Europa stanno attraversando, con una recessione alle porte. La faccenda non l’hanno capita, a Palazzo Chigi funzionava alla grande: perché?
Vallo a spiegare, ma questo non vuol dire che non si possa provare. Che è il compito che si è dato il Terzo polo di Renzi e Calenda che ha esplicitamente previsto nel suo programma il compito di riportare “Super Mario” là dove la Storia in questo momento gli ha assegnato il posto. Opporsi sarebbe un’incoscienza.