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La poesia ‘praticata’ di Lorena Bianchi

“Nelle pagine della sera” (Raffaelli Editore), l’ultimo libro in versi dell’affermata psicoterapeuta romagnola con la prefazione di Michela Morri e la postfazione di Luigi Maria Piarulli

di Pasquale D’Alessio

C’è un tempo andato che non va mai da nessuna parte. C’è un tempo che sembra andare, ma che rimane lì. C’è un tempo che ha avuto passioni e che continua a viverle e sa raccontarle. C’è un tempo che lei, Lorena Bianchi, scrive e detta, alla scrittura e al verso, la sapienza e la saggezza che è nella sua poesia. 

Una sapienza e una saggezza che nell’ultimo libro di poesie Nelle pagine della sera – Raffaelli Editore – sa praticare. Sì, proprio così: praticare! Perché questo è la poesia di Lorena Bianchi: poesia praticata! Dai sensi! Sulla pelle.

È praticata mentre la pensa. La intuisce. Mentre cammina e la raccoglie e sa raccoglierla nel silenzio del passo.

Sa come declinare il dolore. Sa come si può trasformare la quotidianità in una cifra che è la cifra che appartiene al verso, alla poesia. Ed è insieme parola e vita. E affinché si possa dire che la parola è di nostra conoscenza, occorre unicamente viverla. Starci dentro. 

Un’intera nottata / buttato vicino / a un compagno / massacrato / con la sua bocca / digrignata / volta al plenilunio […] Non sono mai stato / tanto / attaccato alla vita. Questa poesia Veglia di Giuseppe Ungaretti, per dire della parola e della vita; stare dentro la parola. 

Stare dentro la vita. Stare dentro la parola. Nella poetica di Lorena Bianchi non è possibile dividere le due azioni. L’azione della vita. La poesia, che è di per sé un’azione. Un movimento dell’anima. Di quel che s’avverte. Si sente. E si tocca con la lingua della vita: Nelle pagine della sera. 

Nelle pagine di questo libro si raccoglie quel che resta della luce; ma in queste pagine c’è ancora luce. C’è qualche penombra. Non c’è mai il buio. Magari è una luce che illumina solo ed unicamente quel che la poesia desidera raccontare. Ma accade anche che la parola abbia la sua libertà. Si prende la libertà e all’insaputa della poetessa racconta molto di più di quel che la poetessa vuole.

Eh sì! Perché mentre si cammina, il verso si prende la sua autentica libertà e qui, in questo libro, l’autenticità è un respiro. Ma Lorena Bianchi intuisce e capisce e sa. E sa starci al gioco, o al giogo della parola, delle sue parole. Allora permette e ammette e concede alla parola la sua libertà: che dica! Che racconti! Che metta a nudo! Che non abbia infingimenti.

La poesia di Lorena Bianchi è una passeggiata. E cosa c’è di più sincero? Di più vero? Di più serio di una passeggiata? Di una camminata dove Intanto io raccolgo tutte le cicale/e intono un canto nuovo. E mentre si cammina, si passeggia: Ho salvato la tua nascita/ nell’infinito del mio ventre. E a guardarlo Il girasole nel tormento/tra cenere e tradimento/ trasuda pentimento. 

E fra i passi dei capelli si incontra il vento, il vento che è caro alla poesia. Un vento che ha la voce del quasi silenzio della parola, un vento caro: il garbino. Crescono i giorni/di cera appassita/nel garbino ridente./C’eri tu/e i miei seni/nella maglietta sottile.  

E ancora il vento: Il vaso pieno/lascia le foglie al garbino. Ed è ancora lì che soffia: Travolte dal libeccio/onde infuriate/dimenano le ali. Ci sono versi che sanno adattarsi: La mosca mi indispone/ la caccio e ritorna / la luce spenta nelle scuse/consola il lutto. La mosca e il dolore. E arrivano versi che guardano addormentato il salice e una cavalla ubriaca di segreti/si dimena tra solchi sudati. 

Questo ultimo libro di Lorena Bianchi è una silloge poetica introdotta da una prefazione di Michela Morri e chiusa dalla postfazione di Luigi Maria Piarulli. Ecco, in questa raccolta si annota, per chi ha già letto la poesia della Bianchi, una diversa esposizione lirica. Uno sguardo più fermo sul tempo che si ha fra le mani. E le mani diventano specchio di altro tempo.

E fra le mani, la lirica della poetessa non ha la stessa fretta di ieri. Ha sempre quell’incanto. Ha sempre quella stessa premura. Conserva quel dire chiaro. Quel dire chiaro che aiuta lo sguardo di chi legge. Solo che oggi il tempo è andato, ma unicamente per ritornare. Unicamente per dire che c’è un tempo che sembra andare, ma che rimane lì. Perché è di noi che ha bisogno. Che ha necessità della poesia.

Che tempo sarebbe? A chi servirebbe? Un tempo che giunge, passa e va! Lorena Bianchi restituisce tutto. Sa come trattenerlo. È un invito. Ci tiene a intrattenerlo. Come quello un po’ spaventato di ieri. Come quello che metteva un po’ fretta perché tanta era la vita che s’aveva da raccontare. Ma è ancora così! È ancora tanta. E forse è ancora di più! Solo che si possono raccontare con quello sfizio poetico che solo la saggezza e la conoscenza del verso possono dare. È anche una conoscenza a pelle. 

In una mia prefazione che accompagnava un libro di Lorena Bianchi del 1999, Paese in Canto – Maggioli Editore, raccontavo di Arte di vivere che ben conosce Lorena Bianchi. Si butta dentro fra le cose del quotidiano, le vive con i sensi, crea un suo pentagramma poetico […] la sua scrittura: emozionale, impressionista, tutta dentro le cose che scrive, non osserva con distacco, afferra il contatto. È lì dentro, nella sua vita, sulla sua pelle […] 

Proprio così! Sulla sua pelle! È la poesia di Lorena Bianchi che Canterò le stelle raccolte/nelle tasche fragili/per avere lasciato alla sera/le mie ali e la mia bocca/quando sapeva di primavera. Proprio così! Sulla pelle trattengono sospiri e vanno le parole della poesia verso la chiusura del libro e ci vanno sapendo giocare, cioè essendo veri, essendo seri: Voglio andare sola/e corro per restare.

Biografia

Lorena Bianchi nasce a Riccione il 12 ottobre 1956.  Affermata psicoterapeuta, esercita da oltre trentacinque anni: per nove anni si divide tra il proprio ambulatorio a Riccione e il Centro di Igiene Mentale unitamente al Servizio socio-psico-pedagogico a Macerata Feltria, poi sceglie di dedicarsi a tempo pieno alla libera professione. Ha conseguito la sua prima Laurea in Psicologia Clinico-Dinamica all’Università di Padova nel 1980 e dopo due anni la seconda Laurea in Sociologia, nel contempo si specializza in Psicoterapia ad Orientamento Analitico. Ancora studentessa inizia un’assidua collaborazione con diverse testate giornalistiche e qualche rivista di cultura, attualità e costume. Di pari passo si addentra nel mondo della scrittura, amata fin da bambina e comincia a pubblicare libri corredati da prestigiose prefazioni. Si è così distinta nel mondo della poesia, della narrativa, delle favole per bambini e adulti, testi di canzoni, spettacoli teatrali che ha portato in giro per l’Italia e all’estero per promuovere la sua più grande passione: comunicare, esprimere, emozionare, condividere. In una parola “amare”.

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