

di Serena Cirillo
Una federazione tra Azione, Italia Viva, Forza Italia e una lista che rappresenti il vero centro moderato, europeo e riformista in vista delle elezioni europee del prossimo anno. Sedici-diciotto messi per terremotare la politica italiana e mandare in crisi il governo di centrodestra e la sua premier, Giorgia Meloni.
Per il momento è solo un’ipotesi di cui si parla con insistenza in questi primi giorni del nuovo anno e che sarebbe confermata dall’attivismo si Matteo Renzi, spalleggiato da Gianni Letta, tra i parlamentari azzurri in particolar modo al Senato. Non una vera e propria campagna acquisti, ma poco ci manca.
I tempi sembrano maturi perché si concretizzi quello che da tempo molti osservatori hanno previsto, vale a dire il passaggio di consegne del Cavaliere a colui che da sempre è considerato l’unico degno della sua eredità ‘politica’, Renzi appunto, nella speranza che si compia quella rivoluzione liberale a lui non riuscita per i motivi che sappiamo.
Raccontano, fonti bene informate, di un Berlusconi particolarmente irritato per la scarsa considerazione nei propri confronti riservatagli dalla premier e la schiera di sodali, che hanno liquidato la sua proposta di un partito repubblicano che unisca tutto il centrodestra, con irriverenza e sarcasmo.
Così come ha dovuto ingoiare amaro laLegge di Bilancio, dove Fi ha raccolto le briciole, e furioso per il faccia a faccia tra Meloni e il leader del Ppe, Manfred Weber, che lo ha visto di fatto tagliato fuori. Uno sgarbo e un segnale che anche in Europa, i suoi vecchi amici, lo considerano ai saluti, rimarcandone l’irrilevanza.
E’ evidente che uno come lui, con la sua storia, non può accettare tanta sfrontatezza da parte della sua alleata che apertamente tenta di fagocitarne il consenso. Piuttosto manda all’aria tutto. Ed è questa l’intenzione, almeno stando a sentire i rumors insistenti che girano tra i palazzi romani.
Forza Italia è decisiva numericamente sia alla Camera che al Senato, è bene che Meloni e Salvini, cui la premier strizza l’occhio, se lo ricordino, questa la minaccia fatta arrivare a Palazzo Chigi. E un primo segnale potrebbe arrivare alle prossime elezioni amministrative di Lombardia e Lazio, sarebbe un disastro per il centrodestra perdere entrambe le Regioni.
Soprattutto il ‘Pirellone’, dove la candidata civica del Terzo Polo, Letizia Moratti è più di una vecchia conoscenza. Tuttavia, l’ex presidente del Consiglio che la Politica ha dimostrato di saperla praticare, sa bene che quando si lancia un’offensiva bisogna studiare bene il campo di battaglia e la prudenza non è mai troppa. Evita azioni sconsiderate che possono inficiare l’avanzata.
Dunque, per ora, possono bastare gli avvertimenti che comunque configurano una strategia niente affatto rassicurante per i partner della coalizione. L’ideale per Renzi che, in situazioni del genere, dà il meglio di sé in termini di creatività e intuizioni politiche. Ha intravisto una crepa nel muro, all’apparenza granitico, del consesso avversario e ci si è infilato.
Staremo a veder come andrà a finire e se alle voci seguiranno i fatti, intanto non resta altro da fare che prendere atto, e questo è sotto gli occhi di tutti, di un nervosismo crescente nella maggioranza costretta a fare marcia indietro su molte delle promesse fatte in campagna elettorale. Non un buon viatico: in democrazia il popolo non dimentica.