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Articolo1 torna a casa, il ‘correntone rosso’ che rischia di spaccare il nuovo Pd

Tra i Dem crescono le perplessità circa l’adesione degli ex scissionisti che subito hanno piantato bandierine ideologiche nel dibattito congressuale e in parlamento. La paura di una deriva corbyniana agita il fronte riformista del partito

di Peppe Papa

Vendono ancora un po’ di fumo quelli di Articolo1 per far contenti i pochi militanti rimasti duri e puri, ma il ritorno a casa nel Pd, dopo la scissione di sei anni fa, è praticamente cosa fatta. Voteranno in deroga al congresso a partire dai circoli, avranno tempo per iscriversi ai Dem entro dodici mesi, partecipando a tutti gli effetti alla fase costituente del nuovo partito.

Il viaggio al contrario è concluso, la navigazione in solitaria non è stata un successo, urgeva fare qualcosa per non scomparire. Il riavvicinamento al Partito democratico è proceduto a piccoli passi fino all’alleanza nelle ultime elezioni, dove l’intero ceto politico dirigente si è accasato nelle sue liste, nonostante i mugugni della base più radicale.

Ovviamente promettono di dare battaglia a sinistra puntando su diritti, lavoro, lotta ai cambiamenti climatici e difesa della Costituzione. La loro candidata naturale è Elly Schlein che su questi temi ha costruito la sua piattaforma congressuale e che, soprattutto, nutre l’obiettivo condiviso di un ricongiungimento con i Cinquestelle, considerato vitale per il futuro del fronte progressista.

L’idillio però, a queste condizioni, non sembra incontrare molte simpatie tra i Democratici, c’è chi ha rimarcato le differenze e ha invitato a procedere con cautela. Non è piaciuto il voto contrario sull’invio delle armi a Kiev del coordinatore di Articolo1, Arturo Scotto e di Nico Stumpo, come poco gradite sono state alcune dichiarazioni a proposito di alleanze.

Evidente è il timore di vedere nascere nel Pd un forte ‘correntone rosso’ che fagociti il partito soffocandone le istanze riformiste pur molto presenti, aprendo uno scenario di deriva laburista modello corbyniano, marginalizzato, votato alla sconfitta e all’opposizione permanente, a prescindere da chi dovesse essere il segretario.

Intanto i sondaggi non inducono all’ottimismo, un decimale alla volta ci sia avvia verso il baratro, e le chiacchiere stanno a zero, come ha sottolineato brutalmente Stefano Bonaccini, il candidato alla segreteria più freddo sull’operazione ricongiungimento e dato per favorito.

Mi interessa poco che rientrino dirigenti ed ex dirigenti, a me interessa recuperare quei 7 milioni di elettori che abbiamo perso per strada” ha detto. E per il momento il controesodo degli scissionisti non sembra scaldare i cuori del proprio popolo deluso. Servirebbe, come si dice, ben altro. Sì, ma cosa? Che è poi quello di cui si dovrebbe occupare un vero congresso ‘ricostituente’.

1 Comment

  1. Rachele ha detto:

    Non mi dispiace che Bersano entri in campo insieme al Partito Democratico. Ma perché non si riesce a trovare unità d’intenti se i principi fondanti della sinistra democratica sono gli stessi? È mai possibile aver lasciato spazio raalla destra di prendere il sopravvento?

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