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Zelensky a Sanremo, Giarrusso nel Pd: i progressisti ‘cazzeggiano’, Meloni governa indisturbata

La grande assente è la Politica e non solo per colpa dei Dem, ma di tutto il centrosinistra o presunto tale, mentre la destra al governo fa e disfa a suo piacimento e nessuno tocca palla

di Peppe Papa

A due settimane da una importante tornata elettorale per il rinnovo dei consigli regionali di Lombardia e Lazio, un congresso che stenta a decollare nei contenuti e nel sentimento del popolo il cui cuore batte a sinistra, nel Pd si discute animatamente di altro.

Prima sull’annunciata partecipazione del presidente ucraino, Zelensky al Festival di Sanremo che ha scatenato una rincorsa, su tutti i mezzi di comunicazione, alla dichiarazione a favore, o contro. Poi, il caso Giarrusso, l’ex delle Iene e del M5S, fustigatore implacabile dei Dem che ha annunciato la sua adesione entusiasta al Pd e alla mozione Bonaccini.

Qualcuno ha cominciato a lamentarsi, forse rendendosi conto che si arriverà al 26 febbraio, giorno delle mitiche primarie, sfiniti e non ha nascosto il malumore, come Enrico Borghi, non un peones tra i tanti per intenderci, che infatti ha commentato: “Un giorno si parla solo di Zelensky a Sanremo, il giorno dopo idem su Giarrusso. Ma quand’è che ritorna la politica?”.

Ovviamente, ognuno può pensarla come crede sull’opportunità della presenza del presidente di un paese in guerra al Festival, o sul ravvedimento di un nemico giurato.

Noi, per dire, pensiamo che sia giusto che Zelensky intervenga a Sanremo, com’è giusto che Giarrusso, benché un cialtrone, possa iscriversi al Pd. Quel che manca, purtroppo è la politica.

La grande assente e non solo per colpa dei Democratici i quali, tutto sommato, discutono tra loro, anche se senza costrutto, in tutto il centrosinistra o presunto tale, mentre la destra al governo fa e disfa a suo piacimento e nessuno tocca palla.

Giorgia Meloni non ha di che preoccuparsi se non dei suoi alleati che per ora controlla con una certa disinvoltura. Personalmente è cresciuta molto dal punto di vista istituzionale e delle relazioni internazionali, meno il suo entourage, ma era nel conto. Così come si sono messe le cose, governerà come minimo per i cinque anni promessi ai suoi elettori.

Nel frattempo, tra una discussione e l’altra sul significato profondo del senso di comunità, sulla giusta giustizia, la libertà e l’uguaglianza, un altro mondo si sarà palesato agli occhi attoniti dei nostri progressisti. Sarebbe una beffa. Dovrebbe essere impellente correre ai ripari. Occorrerebbe la politica. Appunto.

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