

di Peppe Papa
Non c’è niente da fare, l’essere fascisti è come un istinto animale, affiora inaspettato anche quando tutto sembra girare per il verso giusto e sei arrivato incontrastato al potere. Anzi, proprio in quel momento, si manifesta ancora di più con tutto il carico di supponenza, arroganza e violenza di cui è capace.
I primi cento giorni del governo di destra-centro guidato da Giorgia Meloni ne sono la conferma, nonostante la premier e leader del partito post-fascista di Fdi si sforzi di dare un’immagine rassicurante, istituzionale e inclusiva del suo esecutivo. I suoi, proprio non ce la fanno a tenere il passo, l’stinto appunto, prende il sopravvento ed è difficile sedarlo.
Così, tra marce indietro sugli argomenti più controversi, i tentativi di derubricare a semplici incomprensioni gli effetti delle iniziative dei suoi colonnelli, oltreché di quelli della Lega di Salvini che aggiungono il carico da novanta, la premier affanna scontando in Europa gli imbarazzi interni.
Il clima che si è creato in Italia, suo malgrado (ma fino a un certo punto), è quello di un Paese in bilico tra liberaldemocrazia occidentale e democratura est-europea. Dagli attacchi antisemiti alla candidata alla segreteria del Pd, Elly Schlein a proposito del suo naso e del cognome chiaramente di origine ebrea, al ripristino della ‘buoncostume’.
Lo sdoganamento dei simboli del ventennio con l’orgogliosa difesa del presidente del Senato, Ignazio La Russa collezionista di busti del Duce, e i saluti romani che spuntano qua è la in occasioni pubbliche, la stretta su manifestazioni di aggregazione collettiva come i Rave, la cui organizzazione è diventata un reato, su migranti e Ong mandati a spasso per il Mediterraneo.
Senza contare il tentativo di rimettere in discussione la legge 194 sull’aborto, le proposte sulla difesa dell’italianità a tutti i costi a proposito di lingua, cultura, commerci e le paturnie sulla Giustizia delle quali, in questi giorni, abbiamo avuto esiti inquietanti grazie all’improvvida iniziativa di due ‘fratellini d’Italia’ non di secondo piano.
L’attacco intimidatorio all’opposizione, e al Partito democratico in particolare, da parte di Giovanni Donzelli, vicepresidente del Copasir oltreché fedelissimo della premier, e del vice Guardasigilli Andrea Del Mastro, sul caso dell’anarchico Alfredo Cospito in sciopero della fame da oltre tre mesi contro il carcere duro del 41bis, rappresenta la pietra di inciampo che chiarisce la vera natura dei ‘nipotini’ di Giorgio Almirante.
La sintesi dei temi identitari di una destra sovranista e populista, manettara, reazionaria sui diritti che non esita a rimarcare le ragioni della sua diversità, dimostrando in maniera preoccupante la propria incapacità a fare i conti con la Storia e l’inadeguatezza nella conduzione di una grande nazione europea nella modernità. Ahinoi.