

di Alfio Mancini
Della biografia del grande genio del Rinascimento italiano, Piero della Francesca non si sa molto, generazioni di studiosi si sono cimentati nella ricerca ardua di documenti ufficiali attendibili, tanto che anche la data della sua nascita resta incerta, ma senza grandi risultati. Di sicuro ci sono rimaste le sue opere che parlano di arte, geometria, matematica e di luce, di colore.
Provare a dare una sequenza alla vita di questo grande artista costruendogli un corpo che si muove nella quotidianità della storia ci ha pensato, con il dono della sublimazione che solo le parole in versi riescono a restituire, il poeta napoletano e romagnolo di adozione, Pasquale D’Alessio.
Ha scritto una sorta di saggio in versi per Capire edizioni dal titolo, “Piero della Francesca, Sorella Prospettiva. Inizio di Piero”, provando a immaginarlo “bambino, pensarlo fanciullo mentre si aggira nella bottega del padre, fra pellami e stoffe”. Riprendendolo, come con l’occhio di una telecamera, per le strade del suo Borgo di Sansepolcro catturato dalla luce che insegue per girarci dentro.
Lo immagina a curiosare dai bravi artigiani del Borgo, “oppure mentre dipinge un cero, un palio, uno stemma, una bandiera” e la sua vita diventa un film narrato con lo spirito del poema epico. Si parla di “un fantasma”, dice il critico letterario, Arnaldo Colasanti nella sua introduzione al libro, “e del più visibile e numinoso. Nonostante l’assoluto, il fantasma vuole incarnarsi in una vita: tale è il terribile struggente di questo testo poetico”.
“D’Alessio – prosegue Colasanti – vuole dare una vita a colui che è scomparso nella luce massima della pittura; a quel Piero della Francesca di cui nemmeno Giorgio Vasari, così pronto toscanamente all’aneddoto, riuscì a dare, oltre l’opera, una prova di esistenza”.
Un’impresa che appare riuscita, soprattutto se ci si fa trasportare dal flusso di immagini evocato dalla voce narrante del poeta che hanno il pregio della visionarietà.
Il volume è diviso in due parti: nella prima a parlare è un Piero fanciullo, che racconta come scopre la linea spezzata, il colore, le distanze fra le cose, la luce e le figure. La seconda è dedicata, invece, alla vita e alle opere, fatta di ipotesi e ricostruzioni; il libro prende anche in considerazione e interpreta le opere del pittore, con una lettura della Flagellazione, della Madonna del Parto, degli Affreschi in San Francesco in Arezzo che, sempre partendo dalla costruzione della scena e del contesto, mai lascia da parte il linguaggio della Prospettiva. Insomma, assolutamente da leggere.