

di Peppe Papa
Nessun partito può sopportare il peso di due leadership, men che meno se sta provando a nascere, come nel caso del Terzo Polo. Una delle due, è fatale, deve cedere. Tra Carlo Calenda e Matteo Renzi la sfida si è risolta, come era prevedibile, con l’abbandono del primo, il meno attrezzato, che pur di non riconoscere il verdetto ha preferito uccidere il bambino nella culla.
Calenda ci aveva creduto, chissà quanto ingenuamente, di poter essere lui la levatrice della nuova formazione politica in grado di riunire sotto lo stesso tetto i riformisti e liberaldemocratici italiani orfani di rappresentanza.
Aveva predisposto un programma, stabilito regole e un codice etico di comportamento. Prendere o lasciare, sicuro di una ‘resa’ senza condizioni.
Invece, come sempre, la realtà delle cose lo ha riportato sulla terra e ha capito di non aver capito niente: Renzi non aveva fatto un passo indietro come promesso; il congresso previsto a ottobre non lo avrebbe incoronato capo dei capi, ma sarebbe stato contendibile da uno di Italia Viva; non avrebbe avuto altri soldi fino alla costituzione del partito; il suo rivale diventato nel frattempo direttore di un giornale; la conferma che la Leopolda, la kermesse celebrativa del renzismo, si sarebbe svolta regolarmente come ogni anno.
Per lui sarà stato un schok ritrovarsi immerso in un’altra dimensione temporale, accorgersi che quello che aveva immaginato faceva parte di un film che stava solo nella sua testa e la cui sceneggiatura era debole in più di una sequenza.
E’ andato in escandescenze, l’ha presa come un affronto personale, la sua enorme autostima finita sotto i piedi e, dopo giorni di tira e molla, ha detto basta.
Azione Italia Viva, ognuno per la propria strada, nonostante i tanti che nel progetto hanno investito e che si trovano spiazzati dalle bizze di un viziato pariolino parvenu della politica.
Una scelta irresponsabile destinata a determinare, forse definitivamente, la marginalità di un’area, già da tempo schiacciata da un vorace bipopulismo destra-sinistra, che perde la possibilità di giocarsi le sue carte.
Ovviamente, questo il racconto dispensato a giornali e tv dall’interessato, è stata tutta colpa di Renzi che lo voleva fregare, e lui non è uno a cui la si fa come a un Letta qualsiasi.
“Stai sereno” Matteo, lo dice lui e chi se ne frega se poi Azione non se lo filerà più nessuno e Italia Viva si farà la sua Leopolda che grazie a questa vicenda avrà ancora più clamore. L’onore è salvo, vuoi mettere?