

di Peppe Papa
Ha capito di aver fatto una cazzata ammazzando nella culla il progetto del partito unico del Terzo Polo, attaccando in modo sguaiato e volgare il suo principale partner Matteo Renzi, scaricandogli addosso la responsabilità del fallimento dell’iniziativa, e alla fine si è visto costretto a chiedere scusa.
Non poteva essere più maldestro, Carlo Calenda che si è trovato a dover affrontare non solo lo spirito vendicativo dell’ex premier deciso a fargliela pagare, ma anche i malumori e, in qualche caso l’aperto dissenso, di diversi esponenti di Azione, il partito di cui è leader, che non hanno gradito il colpo di teatro improvviso che ha distrutto il giocattolo.
Sui territori ha preso piede un preoccupante travaso di truppe verso il partito renziano, in Piemonte il coordinatore regionale, Gianluca Susta ha fatto sapere di rimanere fedele alleato di Italia Viva a dispetto delle indicazioni del segretario, mentre la deputata, Daniela Ruffino ha dichiarato che “il progetto Terzo Polo è più grande di dispute e baruffe personali” e si comporterà di conseguenza.
Senza parlare del disagio mostrato dagli ex forzisti, Mara Carfagna e Maria Sella Gelmini su tutti, dalla prospettiva concreta di ritrovarsi schiacciati in un’alleanza con il Pd come unica possibilità per non scomparire, o nel migliore dei casi, vivacchiare ai margini del quadro politico, soprattutto in vista delle europee del prossimo anno.
Un disastro, anche in considerazione del fatto che il capo di Iv è da giorni che si sta dando da fare per costituire un gruppo autonomo al Senato con l’acquisizione di un paio di parlamentari e mollare al proprio destino Calenda e suoi, costretti per mancanza di numeri a dover confluire nel Misto, con tutto quello che comporta dal punto divista politico e ‘economico’.
Proprio oggi, ha annunciato la sua adesione a Iv, il senatore del Pd e componente del Copasir, Enrico Borghi, un nome di peso tra i dem che ha spiazzato il partito accusandolo di essere diventato “la casa di una sinistra massimalista figlia della ‘cancel culture’ americana che non fa sintesi e non dialoga”.
Un addio destinato a fare da apripista a un esodo più massiccio da parte della corposa componente riformista, costretta in un angolo dal nuovo corso guidato dalla neo segretaria Elly Schlein, e che trova in Iv l’approdo naturale. Insomma, un motivo in più di preoccupazione per il Nazareno che dà la dimensione di quanto i conti siano ancora tutti da fare sul fronte dell’opposizione.
Al povero Calenda, dunque, non è restato altro da fare, vista la piega che ha preso la storia, provare a ingranare la marcia indietro cercando, in un disperato moto di orgoglio, di non perdere completamente la faccia.
Renzi “non è un mostro” ha detto ieri a SkyTg24 e ho usato “toni sbagliati”. Poi ha aggiunto, quasi a chiedere pietà, di “non essere in grado ad obbligare la mia controparte a fare una cosa che non vuole” e che “ci sta che a un certo punto qualcuno cambi idea”. Appunto, e nel caso sono guai.
Le parole del capo di Iv, a margine della conferenza stampa di presentazione del nuovo acquisto al Senato, non lasciano dubbi circa la volontà di andare fino in fondo nello sparigliare le carte sia in seno al Terzo Polo che al Pd.
Così dopo aver incontrato i giornalisti nei corridoi della Camera Alta ha chiuso la giornata a suo modo concedendosi una citazione del cavallo di battaglia di Gigi Proietti.
La barzelletta che il grande attore amava raccontare de “Er cavaliere bianco e quello nero a cui non devi rompere er ca…o”. Nessun dubbio per gli astanti a quale dei due si sentisse affine. Ed è tutto un programma.