

di Peppe Papa
Con tutti, tranne con Renzi. Elly Schlein ha circoscritto il perimetro delle possibili alleanze, mettendo una croce sopra alla possibilità che ci possa essere una forma di interlocuzione con l’ex segretario, aprendo invece all’altro leader del Terzo Polo, Carlo Calenda con il quale si è più volte confrontata al telefono.
Il tentativo della segretaria di isolare l’ex premier e spingerlo verso destra è palese, una tattica che ha approfittato della scelta di Iv di sostenere alle prossime elezioni regionali in Molise il candidato del centrodestra, contrapposto a quello del M5S appoggiato da Pd e sinistra varia. Schlein ha tirato fuori anche il patto del Nazareno, di cui ancora la vecchia ‘ditta’, rientrata nel partito, porta le ferite.
Non perde occasione per attaccarlo ogni giorno, evocandolo ai suoi come un fantasma, puntualmente ricambiata dall’interessato che non ha mai nascosto di voler fare del Pd un sol boccone, convinto di riuscirci, non tanto per propria abilità, ma per l’ineluttabilità della Storia.
Lo scenario è chiaro: la sinistra torni a fare la sinistra e i riformisti il centro, che poi questo sia presidiato saldamente da lui è un dettaglio, fa parte della politica. Conta la visione ed è profondamente contrapposta a quella del nuovo corso dem, massimalista e radicale. E’ evidente, stando così le cose, che non c’è alcun modo di parlarsi.
E in fondo, nessuno dei due lo vuole. Schlein, perché ha accettato la sfida, sicura che fino alle elezioni europee della primavera prossima nessun si muoverà, confidando sul fatto di poter fare chiarezza definitivamente nel partito, imponendo il suo modello e chi ci sta ci sta.
Renzi, invece, perché sicuro della debolezza dell’avversaria (“colpisce che durante la direzione nazionale la Schlein senta il bisogno di attaccare proprio me”) e dell’enormità della partita che si giocherà a Bruxelles nei prossimi anni alle quali bisognerà arrivare attrezzati e servono i professionisti, non politici velleitari e improvvisati.
C’è poco da scherzare, insomma, è arrivato il momento di decidere da che parte stare e partecipare. Vanno bene i temi come la difesa dell’ambiente, la lotta alle diseguaglianze, i diritti civili ecc., senza dimenticare però la complessità del mondo globalizzato.
Non servono proclami, nobili ma irrealizzabili, ma soluzioni concrete ai problemi posti dalla contemporaneità, a difesa della libertà delle democrazie occidentali. Testimonianza utopica, o riforme? C’è poco da barcamenarsi, su questo a sinistra sono chiamati ad esprimersi, e il tempo è tiranno.