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Vintage, l’altra moda ‘sostenibile’: storia della boutique online nata sotto il Vesuvio

La giovane imprenditrice napoletana, Michela Vadalà con altre quattro amiche italiane, ha messo in piedi un network di talenti per proporre un riciclo creativo di accessori e abbigliamento usato. Ed è stato subito un successo

di Serena Cirillo

L’altra moda: contro lo spreco, ecologica, sostenibile, etica. Il trionfo del vintage non è solo l’ultima tendenza del momento, ma un’azione eco-sostenibile per limitare l’accumulo di rifiuti attraverso il riciclo, un comportamento etico contro il consumismo, una presa di coscienza responsabile per le nuove generazioni. In più, stimola la creatività, anziché annientarla attraverso i diktat che la moda ufficiale impone.

Sono sempre più frequenti le boutique di capi vintage in italia e all’estero, dove questa tendenza ha preso piede prima che da noi. Inizialmente una passione che apparteneva ai più giovani, ora interessa anche una fascia di popolazione adulta. E mentre prima era considerata una scelta dettata dall’esigenza di risparmiare, quindi per classi sociali meno abbienti o per giovanissimi, da qualche anno si sta diffondendo in modo trasversale.

Ma non è tutto: il vintage può essere una scelta di vita, una professione che crea indotto e un progetto di rilevanza sociale. E’ questo il caso di Michela Vadalà, giovane imprenditrice napoletana che, invertendo la tendenza della “fuga di cervelli”, è tornata in patria dopo 7 anni di lavoro a Londra come consulente marketing con un sogno nel cassetto: creare un’azienda di moda vintage, anzi, come lei stessa ama precisare, co-creare con un network di talenti.

Con un occhio sempre attento alle tendenze della moda e ai fenomeni di costume, nei suoi anni londinesi Michela resta affascinata dai “charity shop” (nati con lo scopo di unire la vendita dell’usato alla beneficenza) e dai “clothings swap” (scambio di abiti usati tra gruppi di amiche), usanze sconosciute nel nostro paese, ma interessanti e proficue.

Si appassiona alla cultura dell’usato e, intuendone la rilevanza dal punto di visto etico ed eco-sostenibile, approfondisce l’argomento per formulare un progetto concreto: quello di diffondere la moda second hand in Italia. Mettendo a frutto le competenze acquisite nel campo del marketing, nel 2021 apre la prima boutique online di abbigliamento usato, “The Chance Clothing”, ma non le basta.

Per Michela è fondamentale dare un tocco di originalità che rendesse il suo progetto unico e soprattutto condiviso, così decide di mettere insieme un network di persone per un prodotto co-creato, non imposto al pubblico come di solito detta il mercato. Mossa da questa ispirazione, lancia il programma Creators, che da progetto condiviso diventa esperienza di vita.

Si tratta di un progetto nato dalla collaborazione tra ‘The Chance’ e giovani e ambiziosi content creators, fotografi, make up artists, video producers e designers”, spiega Michela. “Insieme abbiamo dato vita ad un network di talenti e abbiamo creato esclusive Capsules second-hand, raccontate attraverso emozionanti Fashion Editorials”.

Seleziona in base ai profili social 4 ragazze accomunate dalla sua stessa passione, quella del vintage, e propone loro di unirsi a lei in questa avventura: Beatrice, Martina, Germana Stella e Gaia, provenienti da varie zone d’Italia e completamente diverse tra loro ma simili per creatività, autenticità e freschezza. Per le giovanissime creative l’avventura parte con una selezione di capi second hand di varia provenienza, da indossare e proporre online sul sito www.thechanceclothing.com.

Ognuna su un set diverso, col proprio fotografo al seguito che partecipa attivamente alla scelta, mette insieme una collezione dettata dal suo stile personale. Il risultato è un servizio fotografico in cui le ragazze indossano il proprio outfit e un video in cui ognuna racconta la sua storia, ciò che l’ha ispirata e il suo rapporto con la moda.

Da questa esperienza sono nate delle forti sinergie con un unico denominatore comune: una visione alternativa della moda, non da subire ma da creare, basata sulla libertà di espressione. Non è da sottovalutare l’aspetto etico di tale iniziativa: evitando la corsa all’omologazione, si abbatte la competizione basata sul brand e non c’è rischio di discriminazione.

Quella proposta da Michela e dalle sue giovani creative, è una moda democratica e sostenibile, contro il fast fashion e lo spreco, con un occhio attento alla produzione equo solidale. Con questi propositi il team di giovani entusiaste e piene di energie intende proseguire nella sua missione, sperando di coinvolgere un network sempre maggiore di persone, spinte dagli stessi valori, e creare il più grande ecosistema Second Hand.

5 Comments

  1. Mariella Russo ha detto:

    Bell’articolo

    Interessante iniziativa
    Un approccio -diverso-ad una moda dell’ usato ma con personalità

    • Fabrizio ha detto:

      Una bellissima idea, soprattutto in controtendenza ad una moda sempre più usa e getta.
      Dare una seconda vita a capi che hanno una loro storia è uno schiaffo alla multinazionali che producono vestiti low cost (e ultra low quality) sfruttando la manodopera di Paesi bisognosi.

  2. Rossana ha detto:

    Interessante articolo basato su un’ idea originale e affascinante che sta prendendo sempre più piede nel nostro paese!

  3. Antonio ha detto:

    Complimenti veramente,sei sempre completa in ogni argomento!

  4. Valeria Iacobacci ha detto:

    Dove esporranno e venderanno queste giovani imprenditrici? Quanti bellissimi abiti dormono lunghi sonni in armadi dimenticati? La trovo una trovata validissima anche sul piano di una cultura non più sistematicamente omologante!

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