

di Peppe Papa
Carlo Calenda accoglie a braccia aperte Alessio D’amato, l’ex assessore alla Sanità della giunta Zingaretti e artefice dell’efficace piano di contrasto alla Pandemia della Regione Lazio, che lasciato in polemica il Pd ha deciso di aderire ad Azione. Un ‘acquisto’ di peso che segna un puto a favore nella sfida con Italia Viva ad accaparrarsi i favori di quanti, a destra e sinistra, si richiamano ai valori del riformismo e si sentono a disagio nei rispettivi partiti di provenienza, in particolare dem e ‘azzurri’ di Fi.
Finora è stato Matteo Renzi ad aggiudicarsi importanti arrivi nella sua formazione, tanto da ribaltare i rapporti di forza all’interno dei gruppi parlamentari unitari con gli azionisti, creando non poche fibrillazioni politiche interne. Per questo motivo l’approdo di D’Amato, pur non modificando il delicato equilibrio tra i due partiti, almeno a livello delle dinamiche d’Aula, è stato annunciato con particolare soddisfazione e la promessa di ulteriori novità, a breve, sullo stesso fronte.
“Siamo felici di dare il benvenuto ad Alessio D’Amato – ha detto il leader di Azione nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’ex esponente Pd romano – è una persona di cui abbiamo non da oggi una grandissima stima, rappresenta la buona amministrazione di centrosinistra, autore della migliore campagna di vaccinazione del paese”. D’Amato entrerà nella segreteria nazionale, ha rivelato Calenda e “lavorerà alla riorganizzazione di Azione nel Lazio”.
“Credo che ci sarà un processo lungo di arrivi – ha proseguito euforico – è un esodo che si è messo in moto e credo che nei prossimi messi ce ne saranno altri, le porte sono aperte per chi vuole tornare a fare politica in modo pragmatico. Azione punta ad accogliere le culture che hanno fatto grande l’Italia e hanno scritto la parte della Costituzione: l’universo popolare, quello socialista-riformista, quello repubblicano-liberale”. Una convinzione cha ha fatto sua D’Amato confermando che dal Pd “molti altri faranno la mia stessa scelta”.
“Dai messaggi che ricevo – ha spiegato – sono in tanti pronti a seguire il mio percorso che non è stato facile, ma inevitabile dopo avere pubblicamente affermato che non condividevo la subalternità rispetto al M5S e le conseguenti iniziative intraprese in tal senso”. Rimostranze che non hanno ottenuto risposte da parte dell’attuale classe dirigente Pd che anzi lo ha snobbato. “In politica bisogna prendere atto di queste cose” e la decisione, pur se “dolorosa”, è stata obbligata, unica soluzione l’addio.
Nel frattempo dal Nazareno nessuno commento e non è chiaro se ci saranno nuove defezioni come auspicato da D’Amato, ma soprattutto se un eventuale flusso in uscita sarà rivolto tutto in direzione di Azione. Calenda ci crede ed è convinto che sarà lui a fare Bingo e imporre condizioni all’altro alleato del fu Terzo Polo che certo non starà a guardare. Le elezioni europee del prossimo anno saranno un banco di prova fondamentale per saggiare le ambizioni di entrambi con l’incognita, se ci sarà, di una lista comune.