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Leader ‘finti candidati’, solo Renzi vuole l’Europa: Gruber e Travaglio non ci credono, poi fanno marcia indietro

Ci sono tutti, o quasi, i capi di partito schierati in lista alle prossime elezioni europee. E tutti, o quasi, hanno chiarito subito che non andranno a Strasburgo una volta eletti. Tranne uno

di Peppe Papa

Ci sono tutti, o quasi, i leader di partito schierati in lista alle prossime elezioni europee. E tutti, o quasi, hanno chiarito subito che non andranno a Strasburgo una volta eletti. Insomma, presteranno nome e immagine, convinti di rappresentare un valore aggiunto, ma resteranno a casa a dedicarsi alle più confortevoli querelle della politica nazionale.

Ai nastri di partenza, con motivazioni diverse, non ci saranno Matteo Salvini e Giuseppe Conte. Il primo per evitare di misurarsi in maniera diretta, in una competizione che si annuncia un bagno di sangue, con Giorgia Meloni saldamente al comando del centrodestra e Antonio Tajani che con Fi è in odore di sorpasso alla Lega.

Il secondo per rimarcare l’equidistanza dal Pd e dalla sua segretaria, anche lei in lizza per un posto che non occuperà al parlamento Ue. Ci sarà, invece, Carlo Calenda, nonostante avesse giurato che mai e poi mai avrebbe partecipato al teatrino del finto candidato per raccattare un po’ di voti, poi ci ha ripensato, ma questa non è una novità.

Come sempre, aveva usato l’argomento per attaccare Matteo Renzi, la sua ossessione, che aveva annunciato fin dal primo momento che sarebbe stato della partita anche se solo con Italia Viva. Poi, chiuso l’accordo con Più Europa e Emma Bonino, aveva dato la sua disponibilità a fare un passo indietro, alla fine in lista con gli Stati Uniti d’Europa in quattro circoscrizioni su cinque, all’ultimo posto.

Lui, come ha sempre dichiarato, in Europa, se eletto, ci andrà lasciando lo scranno in Senato, anche se suoi denigratori seriali, come Lilli Gruber e Marco Travaglio, hanno espresso una certezza contraria, subito però rimangiata sotto minaccia di querela per diffamazione, immediatamente promossa dall’ex premier.

Se fossero stati meno astiosi, loro come altri che ne hanno sposato il sospetto, si sarebbero accorti che proprio l’intenzione di sbarcare a Bruxelles è in cima ai pensieri di Renzi da tempo. Il quale ha capito che la partita politica del futuro si gioca a livello continentale e lui vuole esserci. Soprattutto se alla guida della Commissione dovesse approdare un certo Mario Draghi, il cui programma promette faville.

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