

di Gaetano Piscopo
Qualche giorno fa, abbiamo provato a spiegare le ragioni del chiaro schieramento di questo giornale. Per creare un soggetto di sintesi dei riformisti di ispirazione liberale e democratica, avevamo sostenuto la lista Stati Uniti d’Europa come preambolo di un percorso tutto da tracciare.
La realtà, ci consegna dei risultati elettorali che si commentano da soli. I moderati che non vogliono essere né stampella della destra, tantomeno ostaggio del massimalismo radicale di sinistra, restano orfani di rappresentanza nel parlamento europeo. Un pericolo previsto e che si poteva evitare.
Gli elettori, soprattutto quelli con tali aspirazioni, non sono stupidi e lo hanno dimostrato non sostenendo nessuna delle due liste che, con pari valori e programmi, avrebbero dovuto rappresentarli.
Nella bega suicida dei due maggiori protagonisti, non ci sono vincitori, ma solo macerie dalle quali provare una difficile ricostruzione. Per Stati Uniti d’Europa la magra consolazione di essersi avvicinata di più all’obiettivo del 4%, per Renzi quella di aver ottenuto il triplo dei consensi rispetto a quelli di Calenda. E per tutti gli altri che hanno portato valore aggiunto, la delusione del risultato.
La colpa più grave è quella di non aver capito che una scelta unitaria di rappresentanza del fronte fronte moderato riformista, poteva raccogliere risultati che andavano ben oltre la semplice somma aritmetica di quelli ottenuti dalle due liste.
I dati di questa potenzialità elettorale, non sono solo contenuti nella larga astensione, ma anche per tutti quei voti che, seppur otturandosi il naso, sono stati dati in particolare al Pd e Forza Italia per mancanza di credibilità e potenzialità delle proposte liberali in campo.
Certo i risultati ripropongono il tentativo a bipolarizzare lo scontro, con una differenza, che la Meloni è leader di uno schieramento, quello di centro destra, abituato ad avere come unico collante il potere e quindi anche nelle diversità restano ancorati ed uniti. A sinistra il marasma più totale, con posizioni spesso antitetiche e rincorse alla conquista dei voti pentastellati che sono stati il vero doping della politica italiana.
Intanto il Pd ha ottenuto un risultato in controtendenza rispetto alle ultime tornate elettorali. Un consenso dovuto alla riconquista proprio di quei voti populisti prima dati al M5S. Questo ovviamente consente a Elly Schlein di riproporre il suo progetto di “campo largo” a partire proprio dal M5S e dal gruppo Verdi e Sinistra che vedono in Bonelli e Fratoianni i suoi veri sponsor.
Ai veri riformisti, resta da sciogliere ogni riserva sulla propria vera essenza: ritornare ad essere bersagliati e osteggiati dal Pd, oppure identificarsi in un reale nuovo soggetto politico. Per dirla in breve, un partito (e dico uno) che si riconosca in Renew Europe che rimane la terza forza nel parlamento Ue.
Per tanti di noi e per questo giornale che si è sempre schierato in questo senso, la seconda strada è l’unica percorribile. Ma per farlo è necessario individuare un nuovo vero federatore che sappia imbrigliare ed indirizzare la genialità politica di Matteo Renzi da una parte e marginalizzare, dall’altra, le ambizioni e l’arroganza di Carlo Calenda.
Staremo a vedere se i mancati federatori vorranno ancora continuare a coltivare i propri piccoli orticelli, oppure avranno il coraggio di attraversare e conquistare ampie praterie ancora disponobili. A noi rimane il compito di vigilare e verificare questi percorsi, continuando ad essere pungoli di scelte ormai irreversibili di esistenza.
3 Comments
Renzi ha già detto che in autunno ci sarà un congresso straordinario, metterà in discussione la sua presidenza. Quindi tutti i dirigenti di partito possono. A
vere ruoli di presidenza se votati. È una cosa molto onesta e giusta da parte di Renzi. Spero venga organizzata meglio. La struttura. Di partito, e che i territori siano coperti.. Stimo sempre moltissimo Renzi
Io credo che sia giunto il momento di capire che Calenda vuole unirsi al Pd e non è realmente interessato ad un Terzo Polo. L’antagonismo con Renzi è motivato non da un fatto caratteriale personale, ma da un disegno di cancellare il vero inviso nemico del PD, ovvero Renzi e parte dei suoi. Non basterà nominare un nuovo presidente di IV. Non so se i dirigenti di IV se ne siano accorti
Si rimane davvero allibiti alle dichiarazioni di falsa” verità” di Richetti che cita la richiesta di separazione dei gruppi da parte di Italia Viva quando è chiaro a tutti che quell’ atto formale, ormai burocraticamente necessario, seguiva di diversi mesi lo strappo ormai largamente consumato da Calenda che continuava a ribadire ” mai più con Italia viva”. Richetti sorvola poi del tutto sul rifiuto di Calenda di partecipare alla lista Renzi_Bonino, unica causa della sconfitta elettorale. Più chiaro di tutti oggi è Renzi: “Terzo nome per un terzo polo”. Questo è fare politica.