

di Peppe Papa
Si chiama “Rapporto sulla competitività europea”, in realtà è un vademecum di quello che si deve fare per rilanciare la Ue come attore globale e tirarla fuori dalla stagnazione cui è condannata, stretta dalla morsa delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, tornate ai massimi livelli, oltre che da due guerre in corso che stanno compromettendo l’ordine e gli equilibri internazionali
Lo ha messo a punto Mario Draghi, su espressa richiesta della Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, prima della scadenza del suo mandato, come segnale da mandare ai suoi critici con la forte determinazione, dopo la riconferma che dava per scontata, a voler fare questa volta sul serio.
La scelta di affidare il dossier all’ex presidente del Consiglio italiano ed ex governatore della Bce, l’uomo del “whatever it takes” che salvò l’Europa dal default, era garanzia di competenza, visione politica, autorevolezza, saggezza e affidabilità, doti che solo il profilo internazionale Draghi assicurava.
Il lavoro è durato diversi mesi, l’ex premier ha incontrato tutti gli attori che contribuiscono alla ricchezza della comunità continentale, dalle istituzioni politiche, a quelle economiche, del mondo del lavoro, dell’industria, delle imprese e della finanza. Ne è venuta fuori una corposa relazione di circa 400 pagine, dove è racchiusa la ricetta per la ripartenza.
Sarà presentata lunedì 9 settembre a Bruxelles, l’attesa è grande, anche perché non sono uscite che poche anticipazioni, mentre nel frattempo negli ultimi giorni, Draghi ha completato il suo giro di tavoli incontrando gli alti rappresentanti diplomatici degli stati membri e, a seguire, i leader dei partiti al parlamento europeo alla presenza della presidente, pure lei riconfermata, Roberta Metsola.
Nell’occasione, senza entrare nel merito, ha ribadito quanto va dicendo da tempo circa la necessità di realizzare una serie di riforme “senza precedenti” nell’Unione, con il convinto coinvolgimento di tutti: classi dirigenti e cittadini europei. E agire nella maniera più veloce possibile. I temi sono la digitalizzazione, le infrastrutture, l’energia e il mercato dei capitali.
Da alcune bozze, anticipate e fatte circolare da Politico, riguardanti il documento, una parte significativa pare sia destinata alla Difesa europea, un argomento che è stato sempre al primo posto nei pensieri dell’ex Capo di governo. A suo parere, per fare guadagnare competitività al sistema bisognerebbe, come prima cosa, istituire una Autorità per l’industria del comparto a livello centrale che operi per conto dei paesi Ue.
Ma anche affermare un principio di “preferenza europea” che agevoli la fusione e renda le industrie della Difesa più competitive sui mercati internazionali. Insomma, serve un salto di qualità nel modo dello stare insieme della comunità che vada oltre i piccoli interessi nazionali. Più facile a dire che a farsi, visti i tempi, ma non c’è altra scelta.
“La base industriale della difesa dell’Ue sta affrontando sfide strutturali in termini di capacità, know-how e vantaggio tecnologico. Di conseguenza, l’Ue non sta tenendo il passo con i suoi concorrenti globali”, si legge nella bozza. E ancora, “con il ritorno della guerra nel vicinato dell’Ue, l’emergere di nuovi tipi di minacce ibride e un possibile spostamento dell’attenzione geografica e delle esigenze di difesa degli Stati Uniti, l’Ue dovrà assumersi una crescente responsabilità per la propria difesa e sicurezza”.
Insomma, come si capisce, si tratta di un’agenda impegnativa quella che presenterà Draghi, precisa e dettagliata nell’indicare la strada da percorrere. Facile prevedere il plauso della Presidente von der Layen, dei capi di governo e del parlamento. L’unica cosa, la più difficile, sarà metterla in pratica.