“L’Arlésienne”, il genio di Roland Petit al San Carlo di Napoli
Settembre 23, 2024
Renzi, ‘avviso’ alla Schlein: se non mi volete il centrosinistra me lo faccio da solo
Settembre 30, 2024

Teatro dell’Opera di Roma, riapre con un colossal del balletto: “La bella addormentata nel bosco”

Ha lasciato senza fiato lo spettacolo di fine settembre proposto dal Teatro della Capitale dopo una stagione, dedicata alla danza classica, ricca di sorprese

di Serena Cirillo

Lascia senza fiato “La bella addormentata nel bosco“, uno dei colossal del balletto proposto al Teatro dell’Opera di Roma a fine settembre 2024, sia per riaprire con grandi fasti dopo la chiusura estiva, sia per chiudere in bellezza una stagione di balletti ricca e piena di sorprese.

Produzione importante, presentata nella versione originale, con prologo e tre atti in cui si assiste, oltre alle variazioni, a tutte le danze corali, passi a due e assoli.  Una delle più importanti nella storia delle fiabe, basti pensare a quante volte e da quanti autori è stata ripresa, a quanto è rimasta nella memoria collettiva di generazioni per secoli.

L’origine di questa fiaba risale agli inizi del 1600, quando comparve nella fortunata raccolta di Giambattista Basile “Lo cunto de li cunti”, scritta in napoletano e pubblicata postuma, ebbe un seguito enorme e introdusse una nuova forma letteraria. Quasi tutte le favole di Basile furono riscritte da Charles Perrault nella sua raccolta “I racconti di Mamma Oca” quasi un secolo dopo, nel 1697, e tra di esse c’era appunto “La bella addormentata nel bosco”.

Una versione un po’ più cupa fu quella del 1812 ad opera dei fratelli Grimm; quella più famosa nell’attualità è sicuramente la versione in cartone animato di Walt Disney, proiettata al cinema per la prima volta nel 1959, ma restaurata e riproposta fino ai giorni nostri, diventata ormai un grande classico delle favole per bambini.

Tra la versione dei fratelli Grimm e quella di Walt Disney si colloca il balletto, rappresentato per la prima volta nel 1890 al teatro Marinskij di San Pietroburgo per volere del principe Ivan Vsevolozskij, allora sovrintendente dei teatri imperiali. Amante dei balletti ricchi e sontuosi, seguace, come lo era tutta la corte dello zar, dello stile francese, volle produrre un balletto ispirato dalla famosissima favola di Perrault, ricreando l’ambientazione della corte di Luigi XIV.

La versione originale quindi è in stile barocco, con grande sfarzo di costumi e scene, abbondanza di quadri e personaggi, anche per rispondere all’esigenza di dare spazio ai tanti ballerini che formavano all’epoca il corpo di ballo. Per le musiche si rivolse a Tchaikowskij, che ne ha fatto uno dei suoi tre capolavori e per la coreografia, come di consueto, a Marius Petipa, che fu anche coautore del libretto insieme al sovrintendente.

Il balletto ebbe subito un grande successo e dopo la prima mondiale a San Pietroburgo fu rappresentato in Italia, alla Scala di Milano, a distanza di sei anni. Da allora è rimasto tra i classici di repertorio del balletto, uno dei più importanti e più rappresentati in tutto il mondo, anche se spesso in versione ridotta.

L’attuale produzione del Teatro dell’Opera di Roma rispecchia fedelmente le intenzioni del principe Vsevolozskij: il coreografo Jean Guillaume Bart ha voluto ricreare la versione integrale in ogni minimo dettaglio, con un allestimento barocco, opulento e sfarzoso come i costumi.

Il prologo vede i sovrani felici per la nascita della loro figlioletta tanto attesa che festeggiano il suo battesimo con un ballo a corte. Arrivano gli invitati, tutti i nobili del reame, e le fate, ognuna delle quali porta in dono alla principessa Aurora una virtù. Sul più bello però, preceduta dai demoni, irrompe sulla scena Carabosse, la fata cattiva che, offesa per non aver ricevuto l’invito, scaglia sulla principessina una maledizione: al compimento del suo sedicesimo anno si pungerà con un fuso e morirà.

La maledizione crea scompiglio a corte, il re si arrabbia col ciambellano per la dimenticanza, la regina si dispera per il terrore di perdere la figlia…lo sgomento è reso perfettamente dalla pantomima dei ballerini che, senza parole, raccontano la storia nei minimi dettagli. Per fortuna interviene la fata madrina, nel balletto identificata come la fata dei Lillà, che, pur non potendo annullare l’incantesimo, lo modifica trasformando la condanna a morte in quella a cento anni di sonno e Aurora potrà essere svegliata solo dal bacio del vero amore.

Il primo atto si apre con un’altra festa, quella per il sedicesimo compleanno di Aurora, durante la quale Carabosse, magistralmente interpretata da Alessandra Amato, bravissima sia a livello tecnico che espressivo, porge alla principessa un fascio di fiori in cui è nascosto uno spillo col quale si pungerà e cadrà svenuta. Una splendida Aurora quella interpretata da Marianna Suriano, al suo esordio come prima ballerina, che con le sue variazioni eseguite alla perfezione e una grande abilità melodrammatica esprime tutta la freschezza, l’innocenza e la spensieratezza di una gioventù dorata.

Nel secondo atto vi è la scena della caccia nel bosco, durante la quale il principe Désiré, un ottimo Mattia Tortora, guidato dalla fata madrina che gli è apparsa in sogno, arriva fino al castello dove giace Aurora e dove, per effetto dell’incantesimo, tutti i presenti alla festa sono addormentati. Appare subito evidente che la scena si svolge cento anni dopo il giorno della maledizione: i costumi del principe e di tutti i nobili che partecipano alla caccia hanno uno stile completamente diverso da quelli barocchi della scena precedente, l’attenzione ai dettagli è estrema. Il principe bacia la bella addormentata che, grazie alla magia della fata buona, si risveglia, e insieme a lei si svegliano i suoi genitori e tutta la corte.

Nel terzo atto avvengono i festeggiamenti per il matrimonio di Aurora col principe in un trionfo di danze varie coi personaggi più variopinti. Vi è una carrellata dei più famosi personaggi delle favole di Perrault: da Cappuccetto Rosso, che esegue un divertente passo a due col lupo, al Gatto con gli stivali, accompagnato da una gatta come variazione sul tema. Notevole è il passo a due di Florina e l’uccello blu, in cui i protagonisti, Eugenia Brezzi e Gabriele Consoli, hanno dato prova di indiscussa abilità tecnica e padronanza della scena. Un balletto indimenticabile, una produzione importante che ricorda anche ai non esperti la bellezza e la grandezza della danza classica.

7 Comments

  1. Antonella Casaburi ha detto:

    Incantevole spettacolo, magnificamente narrato! Complimenti!

  2. Carolina Tuozzi ha detto:

    Bello, bellissimo! Mi sarebbe tanto piaciuto essere li’ a godermi lo spettacolo! Grazie Serena del racconto.

  3. Fabrizio ha detto:

    Descrizione perfetta di quella che deve essere stata un’ esperienza fantastica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *