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Tra il velo e gli stracci: Darren Almond in mostra alla Cappella Sansevero e non solo

da sx Alessandra Masucci, Darren Almond e Alfonso Artiaco

Una riflessione su temi quali la fragilità, lo scorrere del tempo e la ciclicità della vita, in un percorso che conduce lo spettatore nel centro storico di Napoli tra la famosa Cappella del principe Raimondo di Sangro e la Galleria di Alfonso Artiaco, a pochi passi l’una dall’altra

di Chiara Sacco

L’artista inglese Darren Almond dal 22 gennaio al 17 marzo 2025 in mostra a Napoli, per una doppia esposizione negli spazi della Cappella Sansevero e della Galleria Alfonso Artiaco, a pochi passi l’una dall’altra. Due atti di un racconto volti a tracciare un percorso nel centro storico di Napoli, conducendo lo spettatore alla riflessione su temi quali la fragilità, lo scorrere del tempo e la ciclicità della vita. 

La prima esposizione, nella navata della cappella Sansevero, intitolata “Rags”, letteralmente “Stracci”, è composta da sei opere di grandi dimensioni, nate dalle fotografie scattate dall’artista nello studio londinese del pittore Lucian Freud, scomparso nel 2011. I panni sporchi, tipici dello studio di un pittore in quanto ricordo, traccia residuale di un’opera, hanno permersso di creare un parallelismo con il capolavoro della Cappella Sansevero, il celebre Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino

E’ un gioco di rimandi e di risonanza che si crea con le pieghe morbide del velo del Cristo e della Pudicizia. La pittura che si secca e sedimenta sugli stracci, conferisce loro una dimensione plastica, questi perdono la loro morbidezza e diventano rigidi, fissano una forma, assumono le sembianze di una scultura. Almond li fotografa da vicino e restituisce paesaggi materici e monumentali che avvolgono lo spettatore e gli permettono così di immergersi. 

Mi sono ritrovato nello studio di Lucian a scrutare le pieghe e le forme degli stracci accumulati con cui aveva ripulito i pennelli per l’ultima volta – spiega l’artista – dettagli che ho fotografato e ingrandito, producendo degli ampi paesaggi mentali. Ma non era sufficiente – prosegue sentivo che doveva esserci un risveglio di coscienza, nello stesso modo in cui il velo della scultura di Sanmartino riesce ad attivare narrazioni interiori. Ho applicato anche io una sorta di sudario, stendendo un velo di pittura e colore sulle tele di stracci”.

Nei pressi di Piazzetta Nilo invece, la mostra “Songbirds and Willows” completa il racconto di Almond, ospitata dalla Galleria Alfonso Artiaco, attraverso una serie di dipinti inediti, l’artista mette in discussione la concezione lineare del tempo della società occidentale contemporanea, partendo dagli stessi stracci di Lucian Freud che hanno ispirato l’intervento alla Cappella Sansevero. Il dittico “The Eucharist” (2024), un chiaro rimando all’Ultima Cena davinciana, è il primo lavoro che accoglie i visitatori nella galleria e che introduce ad una delle tematiche del suo lavoro, l’interconnessione di tutte le cose. 

I quadri esposti nel white cube della galleria sono di colori più terrosi, dalle tonalità simili a quelle degli ultimi quadri di Freud, il quale paragonava questi ai colori di un uccello canterino. Il titolo delle opere è infatti “songbirds” e nasce dalle parole di David Dawson, ultimo assistente di Lucian Freud, che fu in assoluto il primo a vedere le opere di Almond e riconoscerne il legame col pittore. 

My Chapel” è il titolo dell’installazione conclusiva dell’esposizione, in cui l’artista trasforma lo spazio espositivo in una sorta di luogo sacro e intimo. In questa stanza minore, Almond utilizza dittici realizzati in oro e palladio per evocare la rinascita della natura e per richiamare ricordi dell’infanzia, come le esperienze di pesca negli stagni della campagna inglese. La luce, che si riflette sulle tele come sull’acqua, sottolinea ulteriormente la dimensione temporale, posizionando le opere in un presente vivo e riflessivo. Questo diventa un vero e proprio spazio meditativo, in cui il visitatore è chiamato a riflettere sui temi della memoria, della ciclicità e della trascendenza in un’esperienza sensoriale ed emotiva.

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