A Genova vince il “campo largo”: Schlein gongola, Orlando mastica amaro
Maggio 26, 2025
“Miracolo a Milano”, anche i riformisti del Pd alla manifestazione per Gaza di Renzi e Calenda
Maggio 29, 2025

Per una “terza via”, contro il trumputinismo della politica italiana di destra e sinistra

FILE - President Donald Trump and Russian President Vladimir Putin walk together at the G20 summit in Osaka, Japan, on June 28, 2019. (AP Photo/Susan Walsh, File)

Esiste in Italia una coalizione in grado di governare considerando Putin e Trump, in ugual misura, nemici della libertà, della sicurezza e del progresso dell’umanità?

di Vincenzo Marini Recchia

Credo sia diventato urgente, per i tanti che disprezzano i tiranni e gli aspiranti tali, porsi una domanda molto netta e radicale. Esiste in Italia una coalizione in grado di governare considerando Putin e Trump, in ugual misura, nemici della libertà, della sicurezza e del progresso dell’umanità?

Esiste una coalizione che ha preso nettamente le distanze dall’imperialismo grande russo propugnato da Putin e dalla grottesca imitazione che ne fa Trump con il MAGA, rispolverando le allucinazioni di alcune sette religiose fanatiche del nazismo e dell’arianesimo?

Guardando sia al centrodestra che al centrosinistra si può tranquillamente concludere che nessuna delle due, oggi, esprima una univoca e netta repulsione dei progetti geopolitici autoritari e dei leader che li propugnano. Si può facilmente stilare una lista delle forze che provano a dichiararsi autenticamente liberal-democratiche e in aperta opposizione sia a Trump che a Putin.

Elettoralmente queste forze valgono intorno al 17-18%. Sono divise a metà se consideriamo la collocazione nelle due coalizioni tradizionali. Foglie di fico dell’opportunismo dei partiti più grandi. Pertanto, nessuna delle due coalizioni è in grado di assicurare un governo capace di mettere al primo posto l’autonomia europea, la sua sicurezza, gli indiscutibili valori di libertà e legalità internazionale.

Ancora più drammatica e confusa – con un occhio alla nostra posizione geografica – si fa la situazione se misuriamo l’opposizione all’antisemitismo. Il vento distruttivo che il pazzo e malato – che in modo opaco si è ripreso il potere a Washington, dopo aver insanguinato Capitol Hill con un fallito assalto golpista – ha suscitato, nei primi cinque mesi, sta mietendo vittime nell’economia, nei commerci e nelle alleanze; sta sconvolgendo le vite di milioni di persone fragili, deboli, diverse, rapinandole di ogni risorsa di sostegno per convogliarle nelle tasche della sua famiglia e della cerchia dei super ricchi che lo hanno aiutato a vincere le elezioni con una mirata corruzione sistematica nelle contee decisive per la vittoria.

Dovunque Trump sta diventando il nemico del welfare e ladro di futuro, solo in Italia per colpa dei nipotini di Mussolini e di Stalin, ci si balocca in sciagurate ed opposte, inette distinzioni. Cosa accadrà nel 2027 quando gli elettori italiani che considerano la coppia Trump-Putin la più brutale delle ipoteche sul progresso sociale, libero e socialmente giusto, si ritroveranno a scegliere tra Meloni e Schlein?

Sceglieremo il male minore? E quale sarebbe tra gli amici di Bannon e quelli di Travaglio? Tra gli amici di Trump e quelli di Putin? Tra gli amici di Netaniahu e quelli di Hamas? Tra gli scappati di casa di destra e di sinistra?

Nel 2008 e nel 2022, a fronte di dichiarate emergenze nazionali, si fece ricorso alla mobilitazione di profili individuali di sicura competenza e amor di patria. Si fece ricorso ai grand commis, alle riserve della Repubblica. In Europa e nel mondo siamo ora dentro una temperie che è eufemistico considerare di emergenza.

Tutte le donne e gli uomini di buona volontà – grand ou petit commis – dovrebbero mettere da parte ogni atteggiamento aristocratico e di distacco e scendere in campo per una chiamata nazionale, europea, di civiltà per radunare un fronte antiputiniano ed antitrumpiano; un fronte antitotalitario che raduni tutto il meglio della penisola, non infettato da nostalgie ideologiche e dal populismo massimalista.

Magari quel 17/18 così federato – con un terzo nome per un terzo polo – riporterà a votare qualche milione di astenuti disperati e frustrati dallo spettacolo di degrado e incompetenza delle élite populiste che da due legislature si danno il cambio a sgovernare e ad assaltare le casse dello stato, sfasciando il paese.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *