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Terzo mandato, sì di Meloni: Zaia in Veneto e De Luca in Campania che inguaia Schlein, di nuovo in partita

Abbiamo ribadito che non c’è una preclusione ideologica ad affrontare il tema del terzo mandato se viene posto dalle Regioni – ha detto Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di FdI, uomo di fiducia della premier, al termine dell’esecutivo del partito

di Peppe Papa

Meloni dice sì al terzo mandato per i governatori e si riaprono clamorosamente i giochi, nelle due principali regioni al voto il prossimo autunno, per gli uscenti Vincenzo De Luca e Luca Zaia, in Campania e Veneto. “Abbiamo ribadito che non c’è una preclusione ideologica ad affrontare il tema del terzo mandato se viene posto dalle Regioni – ha detto Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, uomo di fiducia della premier, al termine dell’esecutivo del partito –  Noi abbiamo detto che è sbagliato che ciascuna regione scelga il numero dei mandati, deve esserci una riflessione nazionale. È un tema che deve essere affrontato come equilibrio tra poteri“.

In sostanza, se la Conferenza delle regioni ne farà formale richiesta con un documento, loro saranno disponibili a discuterne in maniera “ampia e seria” nella sua complessità e “non per casi singoli”, tanto per sgombrare il campo da qualsiasi accusa di legge a personam in favore di qualcuno. Il pressing di Matteo Salvini sulla sua alleata premier, dunque, è andato a buon fine e aperto la strada per la riconferma di Luca Zaia a Palazzo Balbi, che per il leader della Lega era diventato un problema di primaria importanza da risolvere. Sulla regione, inoltre, si erano concentrate le mire di FdI che ne rivendicava la presidenza, in forza del peso elettorale acquisito, ma alla fine il Capitano l’ha spuntata e pagherà dazio più avanti, in una delle tante trattative aperte sul tavolo del governo e della coalizione.

È andata peggio a Elly Schlein che vede materializzarsi l’incubo De Luca, dato per archiviato, dopo la sentenza della Consulta che ne stabiliva l’incandidabilità dopo due mandati già effettuati. L’aveva spuntata Palazzo Chigi che aveva impugnato la legge varata dalla Campania, pertanto il “cacicco” doveva farsi da parte, liberare la poltrona a favore di Roberto Fico, l’asso nella manica della segretaria Pd per cementare l’unità con il riottoso Giuseppe Conte e i suoi Cinquestelle. Invece, tutto ritorna al punto di partenza, De Luca è più vivo che mai a seguito della novità emersa in queste ore. Già non era disposto a fare passi indietro con la pretesa di dirigere la giostra, figurarsi adesso che si è aperta la possibilità concreta di restare in partita.

Una bella grana per Schlein che, proprio in Campania, potrebbe vedere una battuta d’arresto della sua rincorsa a sinistra, in competizione con l’avvocato del Movimento, a chi la spara più grossa. Un neo-massimalismo d’antan che l’ha portata a trascinare il partito nella battaglia, persa in partenza, dei referendum sul lavoro, rischiando una batosta clamorosa dalle imprevedibili conseguenze politiche. In una eventualità del genere è chiaro che il problema De Luca neanche esisterebbe più, chi potrebbe impedirgli di dare un’occasione di riscatto al partito uscito disastrato dall’esperienza referendaria. Nessuno.

Per il momento, la palla è nelle mani dell’Assemblea dei presidenti delle regioni, la quale dovrà ufficializzare la richiesta. Non dovrebbero esserci problemi su questo fronte, poi toccherà al parlamento dove l’esito appare scontato, soprattutto se il voto di domenica e lunedì prossimo risulterà disastroso per il Pd, già alle prese con il risveglio della minoranza interna riformista che non condivide apertamente le scelte ultime sul tema referendario, appunto, e l’eccessivo radicalismo su quello della politica internazionale. Il presidente campano, non c’è dubbio farà sentire la sua voce, lo stesso, immaginiamo, Zaia, entrambi sicuri della riconferma. Provate a fermarli, adesso.

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