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‘Picasso svelato’ alla Basilica della Pietrasanta

La chiesa di via dei Tribunali a Napoli, con la sua storia barocca e i suoi ambienti solenni, diventa una cornice viva per ospitare la mostra del grande artista spagnolo fino al 28 settembre 2025

di Chiara Sacco

Picasso. Il linguaggio delle idee è un affaccio nel mondo del celebre pittore spagnolo, uno sguardo che intende andare oltre la sua fama, svelando l’uomo e l’artista segnato da un’ incessante ricerca. La Basilica della Pietrasanta, in via dei Tribunali, con la sua storia barocca e i suoi ambienti solenni, diventa una cornice viva per ospitarne la mostra della sua opera fino al 28 settembre 2025 ed evidenziarne, inoltre, il profondo legame che aveva con la città di Napoli.

Attraverso l’esposizione è possibile esplorare non solo i suoi lavori, ma anche gli affetti, legami intellettuali ed il suo essere ponte tra tradizione e avanguardia. Non è una retrospettiva tradizionale, ma un percorso oltre la pittura e la scultura, fatto di amicizie, visioni e idee che influenzarono la sua produzione.

A Napoli, Picasso, si stabilì per un breve periodo nel 1917 durante la collaborazione con i Ballets Russes per lo spettacoloParade per il quale realizzò costumi e scenografie. Qui fu influenzato dalla commedia dell’arte partenopea e naturalmente dalla figura di Pulcinella.

La mostra, presenta un’ampia panoramica della sua produzione artistica e a colpire è proprio la vastità dei linguaggi esplorati, suddivisi in otto sezioni tematiche: Picasso, Arlecchino e i saltimbanchi, Le Tricorne, Le incisioni, Le ceramiche, Paloma, Manifesti, L’amico vagabondo divertente, Le fotografie. In totale oltre 100 opere, tra originali e riproduzioni.

Il visitatore è accolto all’ingresso da una sala introduttiva che incornicia la figura di Picasso in maniera piuttosto didascalica attraverso testi biografici ed immagini. E’ qui che emerge il dialogo con la tradizione, non solo quella napoletana, che ritornerà anche nelle sale successive.

La prima sezione, più raccolta, è dedicata al Periodo blu e rosa dell’artista con opere comeArlecchino e la compagnaeDue acrobati con il cane”. Qui è raccontata tutta la fragilità, la malinconia e la sospensione nel vuoto dei personaggi raffigurati, in cui l’artista si vede e riconosce in quanto errante, sia fisico che emotivo. 

A questa segue la sala dedicata al lavoro intorno al balletto e il teatro a cui si è dedicato in quanto costumista e scenografo, per approdare poi alla terza sala dedicata alle incisioni, nucleo centrale della rassegna. Qui sono esplorati i temi del mito, della metamorfosi e dell’eros da sempre e per sempre a lui cari.

A seguire la sala dedicata alle ceramiche, anche qui uno spazio raccolto, atto ad apprezzare a pieno questa parte della produzione artistica che comprende dieci pezzi provenienti dal laboratorio Madoura di Vallauris in cui è possibile rintracciare volti, figure di animali e motivi geometrici.

Ad arricchire ulteriormente l’esposizione la sezioneL’amico vagabondo divertente, come erano solito chiamarlo gli affetti più stretti, che raccoglie materiali tra i meno noti come lettere e bozzetti e le fotografie realizzate da Edward Quinn e André Villers, che ci offrono un ritratto di Picasso in momenti intimi e quotidiani. Chiudono il percorso espositivo i manifesti e le cartelle ideati dall’artista per le sue mostre negli anni ‘60 dalle quali è possibile evincere un Picasso grafico e comunicatore

E’ una mostra che non va vista per ricercare il grande capolavoro, perché qui ogni oggetto, ogni memoria, ogni frammento, è il ricostruire non solo la figura dell’artista ma soprattutto quella di un uomo ispirato e sensibile, un ricettacolo vario e variegato di idee stravaganti e sopraffine, innovative e tradizionali. E’ un mostra utile a conoscere ciò che ha portato Pablo a diventare Picasso, senza tralasciare alcuna traccia.

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