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Il ‘sogno’ di Massimo Rao, in mostra a Napoli

Un’occasione per scoprire l’enigmatico artista del secondo Novecento che, come altri del suo secolo, rischia l’oblio

di Chiara Sacco

Una mostra che pare più un sogno; corpi allungati, lune, crepuscoli e apparizioni. L’universo di Massimo Rao, artista beneventano nato a San Salvatore Telesino nel 1950, in mostra negli spazi storici di Palazzo Ricca fino al 1° febbraio 2026. Un’occasione per scoprire l’enigmatico artista del secondo Novecento che, come altri del suo secolo, rischia l’oblio.  

Il percorso espositivo, a cura di Ferdinando e Francesco Creta, presenta una selezione di circa quaranta lavori, tra disegni, dipinti e opere su carta, provenienti da collezioni pubbliche e private. La mostra delinea un itinerario capace di restituire una lettura intima e approfondita dell’opera di Massimo Rao. L’iniziativa si inserisce inoltre nel contesto di una significativa ricorrenza, celebrando i settantacinque anni dalla nascita dell’artista e i trent’anni dalla sua scomparsa, offrendo l’opportunità di ripercorrerne il lascito e la rilevanza della sua ricerca visiva.

La mostra è ospitata negli spazi storici di Palazzo Ricca, sede della Fondazione Banco di Napoli in via dei Tribunali e la scelta di questo spazio non è affatto casuale o semplicemente di natura logistica. Il cuore storico della Fondazione Banco di Napoli è un luogo stratificato che offre ambienti di grande suggestione, dove l’arte di Rao trova un contesto di dialogo.

La sua opera non richiede spazi neutri e asettici ma piuttosto preferisce il confronto tra memoria e contemporaneità, come afferma uno dei curatori dell’esposizione: “Rao è un artista che continua a parlare al presente”, sottolineando come la sua pittura sia un modo di attraversare il tempo e giungere ai giorni nostri.

Il titolo dell’esposizione Al limitar della vita non vuole essere retorico, ma presentarsi come il nucleo di senso e significato della mostra che non si limita a presentare o rappresentare, ma esplora la soglia tra realtà e sogno, tra visibile e invisibile. Come sentinella di questo viaggio che ricorre in tutta la mostra vediamo l’elemento della luna, un’accompagnatrice silenziosa e un richiamo continuo dello scorrere del tempo.

Il curatore Ferdinando Creta spiega: “Con questa mostra intendiamo restituire a Massimo Rao il posto che gli spetta nella storia dell’arte italiana. Rao è un artista che continua a parlare al presente: la sua pittura è un varco aperto tra la vita e l’altrove, una ricerca silenziosa ma inesorabile dell’anima. Le sue figure non raccontano, esistono. E nel loro sguardo ci riconosciamo, al limitar della vita, dove la bellezza incontra il mistero.”

Le prime sale introducono il visitatore ad uno degli elementi fondamentali della sua poetica: la figura umana come presenza sospesa nello spazio e nel tempo. I volti immobili, gli occhi evitanti e non è dato sapere nulla di questi personaggi né nulla viene spiegato. Così i corpi smettono di essere individuali e diventano collettivi, simbolici e al visitatore non è offerta empatia o connessione ma un portale da attraversare per interrogare se stesso.

Come già accennato, in diverse opere ricorre l’elemento della luna, spesso accostato alle figure umane. La luna per l’artista non è parte del paesaggio men che meno elemento decorativo, ma accostato a quei personaggi schivi diventa un alter ego e specchio dell’interiorità. Viene volutamente lasciata ambigua anche qui senza troppe spiegazioni che rischierebbero di conferirle singificati che essa non ha.

Parte dell’esposizione è composta da opere su carta che diventano uno spiraglio per leggere nell’alfabeto visivo e personale di Rao. Qui la carica simbolica si abbassa ed emerge l’ossatura del lavoro, il processo creativo e strutturale dietro alle opere. E’ questa una sezione che meriterebbe sicuramente più spazio.

L’esposizione è inoltre accompagnata da un catalogo critico edito dalla Fondazione Banco di Napoli, con testi di Ferdinando e Francesco Creta e contributi di storici dell’arte, che offrono strumenti interpretativi per comprendere la complessità di un artista spesso considerato appartato e libero da schemi convenzionali.

Questo catalogo non è solo un complemento della mostra, ma un contributo alla riscoperta critica di un percorso artistico che merita un posto di rilievo nella storia dell’arte italiana contemporanea. Così come non vuole limitare a restituire spazio e visibilità ad un artista scomparso prematuramente e quasi dimenticato, ma si interroga su quale sia il vero ruolo dell’artista nel panorama dell’arte contemporanea, spogliandolo da ogni tentativo di retorica e approssimazioni. 

1 Comment

  1. serena cirillo ha detto:

    Affascinante il concetto della luna come alter ego. Un artista interessante che incuriosisce, grazie per la segnalazione

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