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“Non è una somma di fatti, ma un modo di vita” , mostra collettiva a ‘Casa Di Marino’

Alla galleria napoletana fino al 31 gennaio, l’esposizione delle opere di Darren Almond, Isadora Neves Marques, Anri Sala, Alberto Tadiello e Sergio Vega

di Chiara Sacco

“Non è una somma di fatti, ma un modo di vita” è una dichiarazione di intenti, una collettiva, un avvenimento ed insieme un campo di esperienza. Questa mostra non è una somma di fatti, appunto, quindi di eventi che si susseguono uno l’altro, ma piuttosto un modo di stare nel mondo e di reagire a questo. Ospitata negli spazi di Casa di Marino a Napoli fino al 31 gennaio 2026 è questo un progetto di connessione e confronto tra opere della collezione Di Marino e artisti della galleria.

Il dialogo a più voci messo in scena dagli artisti chiamati a partecipare è naturalmente disorganico, slegato e frammentato creando uno spazio d’azione in cui il visitatore può muoversi liberamente. Il terreno è ambiguo anche nei materiali esposti dove il confine tra documento e gesto artistico rimane indefinito ed instabile le opere infatti non vogliono dimostrare nulla ma agire come tracce e frammenti.

Questa scelta di non delimitare i confini d’azione si riflette nell’allestimento, interessante ma anche problematico; rinunciando ad ogni indicazione di percorso, gerarchie e segnali che possano guidare il visitatore si crea sì uno spazio libero, ma la libertà in uno spettatore poco disposto a perdersi si trasforma in disorientamento e perdita di sguardo. Sicuramente ci si trova davanti una mostra che non cerca consenso immediato ed unanime, ma prova a spingersi oltre, stando attenti però a non cadere dall’altro lato.

Nelle opere di Darren Almond il tempo non viene arrestato, ma trattenuto in uno stato di sospensione instabile: sembra rallentare, incepparsi, per poi continuare a scorrere in una forma diversa. Almond indaga così la percezione del tempo come esperienza vissuta, suggerendo che il tempo non sia una somma di fatti, ma un modo di abitare il mondo.

Isadora Neves Marques rielabora materiali scientifici e istituzionali: semi transgenici, protocolli, documenti ONU e iconografie botaniche coloniali, trasformandoli in architetture speculative. Ne emergono mappe che non orientano, ma rendono visibili le tensioni e le fratture della vita all’interno di coordinate moderne rigide.

Nelle opere di Anri Sala invece lo spazio modernista non è più una struttura rigida e razionale, ma un ambiente attraversato dal tempo come da una sostanza viva e vischiosa. Ciò che era stato progettato come macchina funzionale si trasforma in un organismo capace di cambiare e adattarsi, mentre luci e ombre suggeriscono percorsi alternativi che modificano il ritmo e il significato degli spazi.

Alberto Tadiello contribuisce alla mostra con un paesaggio sonoro immersivo come “una vibrazione che non si conclude”. La componente sonora è di grande impatto e suggestione nell’ambiente espositivo, riuscendo di fatto a ridefinire la percezione che il visitatore ha dello spazio e delle opere esposte. Il suono qui non si limita a colmare un silenzio ma interferire ed alterare l’esperienza; tuttavia, questo tipo di operazione rischia molte volte di rimanere puramente autoreferenziale se chi vi è immerso non è disposto ad un paziente ascolto. 

Nella collettiva, infine, Sergio Vega porta un lavoro in cui la Foresta Amazzonica in fiamme “scioglie” l’idea stessa del paradiso facendo così intrecciare temi molti vicini al nostro tempo come la bellezza e la catastrofe, il paradosso tra il desiderio di contemplazione della natura e la crisi ambientale che non lascia scampo e tempo. Il rischio di questa operazione è forse aggirarsi più nel campo del simbolico che del politico, che è ciò a cui aspira.

È, insomma, una mostra nella quale bisogna entrare senza aspettarsi risposte, prospettive chiare, illuminanti rivelazioni, o punti di arrivo. In fondo il senso, se di un senso possiamo parlare, è che la vita non è un addizionarsi di fatti posti in ordine razionale, che è vero invertendo l’ordine degli addendi il risultato non cambia eppure nessuno di noi vive la stessa vita del suo vicino, non fa le stesse scelte del proprio amico. In questa divergenza dei destini, che talvolta si incontrano e si sfiorano, forse si nasconde un significato. O forse no.

1 Comment

  1. Serena Cirillo ha detto:

    E’ bello vedere tanto fermento artistico e culturale nella nostra città

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