

di Vittorio Keller
Clemente Mastella rilancia, e lo fa con l’abilità del navigatore esperto delle correnti centriste: con Matteo Renzi c’è l’idea di dar vita a una “Margherita 2.0”. L’annuncio arriva con la solennità della conferenza stampa imminente e con il consueto corredo di pragmatismo territoriale.
Il riferimento è esplicito: rievocare Democrazia è Libertà–La Margherita, l’esperienza che tra anni ’90 e primi Duemila rappresentò l’asse centrista del centrosinistra italiano. Un partito che seppe fare da cerniera, da ago della bilancia, da punto di equilibrio tra culture politiche diverse.
Oggi Mastella, leader di Noi di Centro, parte dal risultato di Benevento: cinque consiglieri su dieci nel rinnovo del Consiglio provinciale. Un successo locale che diventa pretesto per un salto nazionale. La formula è chiara: strutturare le forze “come in Campania”, replicare il modello consiliare, costruire un gruppo unico.
Ma dietro la retorica organizzativa si muove una questione più grande: lo spazio politico del centro nel campo largo del centrosinistra esiste ancora? E soprattutto: è contendibile? Renzi, con Italia Viva, ha già tentato più volte di occupare quella fascia elettorale.
Ha provato con progetti riformisti, con aggregazioni liberaldemocratiche, con formule federative mai decollate davvero. Ogni volta, l’operazione è rimasta a metà strada tra ambizione e realtà fattuale.
La “Margherita 2.0” rischia di essere percepita come l’ennesimo restyling di un centro che fatica a trovare massa critica. Il richiamo nostalgico può mobilitare i reduci, ma difficilmente intercetta le nuove generazioni. Eppure, liquidare l’operazione come puro déjà-vu sarebbe superficiale.
Il contesto è cambiato. Il centrosinistra è attraversato da tensioni strutturali tra identità progressista e vocazione moderata. Il Partito Democratico vive una fase di ridefinizione strategica permanente. E in questo spazio fluido, una forza centrista organizzata potrebbe tornare utile, se non decisiva.
Molto dipenderà dalla legge elettorale che si profila all’orizzonte. Se il sistema dovesse rafforzare logiche proporzionali o di coalizione ampia, il centro tornerebbe a essere determinante. In quel caso, anche percentuali modeste si tradurrebbero in peso politico reale.
E qui sta il punto: Renzi e Mastella non hanno molto da perdere. Nel peggiore dei casi, consolideranno il loro ruolo di interlocutori indispensabili nelle trattative. Nel migliore, potrebbero diventare l’asse moderato senza il quale nessuna coalizione di centrosinistra è competitiva.
L’operazione ha una logica difensiva e offensiva insieme. Difensiva, perché consente di sopravvivere in uno scenario frammentato. Offensiva, perché prova a occupare uno spazio prima che altri lo facciano.
Certo, i precedenti non sono incoraggianti. I tentativi centristi degli ultimi anni si sono spesso infranti contro asti personali e litigi, scivolando irrimediabilmente oltre la soglia dell’irrilevanza. Le sigle si sono moltiplicate, i consensi no. Ma la politica italiana ha memoria corta e cicli rapidi.
Un nuovo contenitore, se sostenuto da una narrativa di stabilità e competenza, potrebbe intercettare un elettorato moderato oggi disperso tra astensione e voto tattico. Il rischio maggiore è la percezione di un’operazione personalistica.
Due leader navigati che si alleano per massimizzare la propria rendita politica. Un cartello più che un partito. Tuttavia, nella logica parlamentare, anche un cartello può pesare. Specie se il sistema premia chi sa stare al centro del tavolo delle alleanze.
Intanto, la domanda vera è se il centrosinistra sia disposto a riconoscere a una “Margherita 2.0” un ruolo strutturale e non solo ancillare. Se la risposta sarà sì, l’operazione potrà trovare ossigeno. Se sarà no, resterà un progetto di testimonianza.
In ogni caso, Renzi e Mastella avranno ottenuto visibilità, centralità mediatica e capacità negoziale. In politica, non è poco. La nuova legge elettorale, qualunque forma assuma, sarà il vero banco di prova. Se favorirà la frammentazione controllata, il centro avrà un senso. Se invece spingerà verso bipolarismi rigidi, l’operazione rischierà di schiantarsi.
Per ora, la “Margherita 2.0” è un’idea evocativa, un segnale lanciato al sistema. Non è ancora un soggetto politico compiuto. Ma nel grande gioco del centrosinistra, anche un’idea può spostare gli equilibri. E in un quadro incerto, provarci è già una mossa razionale. Comunque vada, per i promotori sarà difficile parlare di sconfitta. Perché nel risiko politico italiano, sopravvivere è già vincere.
1 Comment
Di fronte alle intelligenze riformiste, non si può che essere d’accordo.
Se il popolo italiano si rende conto come è stata ridotta l’Italia da ignoranti e populisti accomodanti e accomodati alla poltrona, sarà la volta buona che questi soggetti li mettiamo in naftalina una volta per sempre.
Speriamo in bene