Altro che campo largo, il 2027 si gioca in tre: i Berlusconi mollano Meloni e la partita si sposta al centro
Aprile 20, 2026
Primarie del centrosinistra: Renzi, fa Renzi e potrebbero non vederlo arrivare
Aprile 27, 2026

Conte fa il premier ombra, Schlein l’ombra del premier

Il Nazareno in affanno mentre il leader M5S detta l’agenda e la certezza della vittoria si trasforma in un boomerang politico

di Peppe Papa

Tra Pd e M5S non si tratta davvero di mandare a casa Meloni: il vero gioco è accaparrarsi il potere che verrà. Perché, nella loro narrazione autosuggestiva, non esiste dubbio: alle prossime elezioni politiche il centrosinistra prevarrà. Una certezza granitica — o meglio, un atto di fede — che consente ai due contendenti per Palazzo Chigi, Elly Schlein e Giuseppe Conte, di indulgere in una baruffa quotidiana degna di un cortile più che di una coalizione di governo.

Il risultato? Mentre il centrodestra annaspa come non mai e offre su un piatto d’argento un rigore a porta vuota, loro riescono nell’impresa di distrarsi al momento decisivo. Altro che “colpo di grazia”: qui si assiste a un capolavoro di autolesionismo politico, con tanto di voci sempre meno sussurrate su possibili elezioni anticipate.

Insomma, invece di fare ordine, si aggiunge confusione alla confusione. L’unica certezza è che si faranno le Primarie, nonostante la segretaria dem le stia provando tutte per evitarle — senza, ahilei, cavarne un ragno dal buco. Nel frattempo, l’avvocato di Volturara Appula scalpita: si sente già candidato premier e si comporta come tale. Detta la linea, anzi il programma — la piattaforma da portare ai gazebo — spingendosi così a sinistra che altro Porto Alegre dove sembra essere rimasta Schlein. Un cocktail di cinismo e pragmatismo, servito in salsa demagogica e populista, con una glassa di progressismo di maniera.

Cosa farei ora?”, si è chiesto nel tourbillon delle sue apparizioni mediatiche: “Ricostruirei. Perché l’Italia è forte. Ora, vista l’emergenza, bisogna subito andare a sospendere gli accordi sul riarmo in sede Nato e a Bruxelles. Bisogna rivedere gli accordi firmati sul Patto di stabilità, che ci strangola. Prendiamo le risorse dagli extraprofitti di banche, colossi energetici e industria delle armi”.

Proclami che fanno presa, certo. Ma anche promesse in rotta di collisione con impegni già sottoscritti — non da entità astratte, ma dal Parlamento europeo e da quello italiano sul dossier “Riarmo”. Dettagli, verrebbe da dire, nel grande teatro della politica-spettacolo.

Chiacchiere, sì. Ma chiacchiere che sguazzano con agio nel mare del “risentimento giacobino”, dove anche a sinistra non manca una platea affezionata. Conte, del resto, ci sa fare: ha già dimostrato di sapersi muovere con disinvoltura tra mondi diversi, se non opposti, senza troppi imbarazzi.

Il problema, semmai, è al Nazareno. Lì dove il partito — con le sue liturgie e i suoi riti — esiste ancora. E inseguire i populisti, per chi è cresciuto in quell’alveo, non è esattamente una passeggiata. La storia insegna: i leader passano, si consumano, si sostituiscono. Fa parte del gioco. Nel caso, Elly Schlein farebbe bene a cominciare a fare gli scongiuri.



1 Comment

  1. Renzo ha detto:

    Conte con l’aiuto di Dalema e la sua coop fa lo gnorri per candidarsi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *