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Il partito dell’aperitivo: Onorato brinda, ma mancano firme e milioni

L’assessore capitolino tenta il salto nazionale con Progetto Civico Italia. Bettini lo sponsorizza come nuova gamba centrista del centrosinistra, ma tra il progetto e le urne ci sono raccolte firme, organizzazione e finanziamenti

di Annalisa Pinto

Un aperitivo per incontrare sostenitori e amministratori, fare il punto sul cammino percorso e, soprattutto, raccogliere le risorse necessarie a finanziare quello ancora tutto da compiere. Alessandro Onorato ha convocato giovedì scorso amici e simpatizzanti all’Hotel Cardo dell’Eur, l’ex Sheraton di Roma, per una serata dedicata a Progetto Civico Italia, la rete con cui punta a mettere insieme liste civiche, movimenti territoriali e amministratori locali sotto un’unica insegna nazionale.

L’assessore capitolino sta provando in tutti i modi a ritagliarsi uno spazio oltre il perimetro romano. L’ambizione è trasformare un mosaico di esperienze civiche locali in un soggetto politico capace di pesare nel centrosinistra. Un’operazione che, nelle intenzioni, dovrebbe rappresentare la casa degli amministratori civici pronti a dare una mano al “campo largo“, offrendo quella patina di pragmatismo amministrativo che ai partiti tradizionali spesso manca.

Dietro il progetto, molti vedono la regia di Goffredo Bettini, il grande tessitore della vecchia “Ditta“, deciso a coltivare un nuovo contenitore centrista. Un’operazione che avrebbe una duplice funzione: da una parte impedire che Matteo Renzi torni a essere il naturale punto di riferimento dell’area moderata del centrosinistra; dall’altra esercitare una pressione costante sulla leadership di Elly Schlein, verso la quale una parte dell’establishment democratico continua a nutrire più di una perplessità.

Le ambizioni, però, devono fare i conti con la matematica che è, spesso, più crudele dei sondaggi. Per trasformare una rete di amministratori in una lista nazionale, infatti, servono innanzitutto le firme per presentarsi alle elezioni. Poi i voti. Infine, i soldi. E sono proprio questi tre ostacoli che rischiano di trasformare il progetto in una corsa in salita.

Secondo quanto affermato dallo stesso Onorato, Progetto Civico Italia conta oggi circa diecimila iscritti. Un dato che può rappresentare un buon punto di partenza per un’associazione, molto meno per chi aspira a sedersi ai tavoli della politica nazionale. E anche con la nuova legge elettorale, la raccolta delle sottoscrizioni resta un’impresa organizzativa imponente.

A questo si aggiunge tutto ciò che serve per affrontare una campagna elettorale vera: sedi regionali, coordinatori provinciali, candidati riconoscibili, una struttura di comunicazione professionale, uffici stampa, eventi, tour sul territorio e una presenza mediatica continua. In altre parole, una macchina politica che non si improvvisa davanti a un buffet.

E poi c’è il capitolo più delicato: il denaro. Una campagna nazionale difficilmente può essere considerata competitiva con meno di alcuni milioni di euro. Se il leader è già conosciuto il conto può aggirarsi tra i due e i tre milioni; se invece il partito nasce praticamente da zero, la cifra può crescere sensibilmente. Non stupisce, allora, che il vero protagonista della serata non fosse il programma politico, ma il fundraising.

«Non abbiamo poteri forti alle spalle, non abbiamo chi ci finanzia e non abbiamo neanche la possibilità di accedere al due per mille o ai fondi di chi ha gruppi alla Camera e al Senato», ha spiegato Onorato, invitando anche chi non era presente a sostenere economicamente il progetto con un contributo volontario.

Una richiesta comprensibile, ma tutt’altro che semplice da trasformare in risultati concreti. Gli italiani, quando si parla di politica e di soldi, tendono ad aprire il portafoglio con molta meno facilità di quanto aprano i social per mettere un “mi piace“. E convincerli a investire su un soggetto politico ancora tutto da costruire è probabilmente la sfida più difficile.

La serata, almeno secondo le indiscrezioni circolate tra i partecipanti, non avrebbe prodotto l’effetto sperato sul piano della raccolta fondi. Nulla di irreparabile, naturalmente. Onorato assicura che, dopo una breve pausa estiva, il tour riprenderà con l’obiettivo di allargare la rete e costruire un’alternativa alla destra. Il problema è che, in politica, le buone intenzioni valgono fino a un certo punto. Dopo gli aperitivi arrivano le firme. Dopo le firme arrivano i voti. E prima di tutto, inevitabilmente, arriva sempre il conto.

2 Comments

  1. Daniela Bartolini ha detto:

    Meglio che te facevi o zappatore! Cit

  2. Domenico Donatiello ha detto:

    Casa Riformista è la strada giusta da percorrere.

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