

Circo Massimo - Italia 5 Stelle - Foto Roberto Monaldo / LaPresse 21-10-2018 Roma Politica Circo Massimo - Italia 5 Stelle Nella foto Beppe Grillo, Luigi Di Maio, Davide Casaleggio e i parlamentari M5S Photo Roberto Monaldo / LaPresse 21-10-2018 Rome (Italy) Circus Maximus - Italy 5 Stars In the photo Beppe Grillo, Luigi Di Maio, Davide Casaleggio
di Peppe Papa
Non ci sono elezioni politiche alle viste, quelle che probabilmente ne certificheranno la fine, ma nel M5S già si azzuffano in previsione della catastrofe. Diventati anche loro parte della famosa “casta” che volevano combattere e per questo disposti a difendere con i denti i ‘privilegi’ acquisiti, hanno scatenato tra loro una guerra non dichiarata.
Ogni giorno la disputa interna si arricchisce di nuovi episodi che alimentano la tensione. Ormai sono in campo tutti i big, ognuno con il proprio ‘progetto di vita’ per durare il più possibile e non essere risucchiato nell’anonimato.
E i peones allo sbando i quali non sanno a che santo votarsi per garantirsi, pur se solo come promessa, uno strapuntino al prossimo giro, una chance per finire di pagare il mutuo.
Il “premier per caso”, Giuseppe Conte è con Beppe Grillo convinto di dover continuare a giocare nel campo del centrosinistra, lucrando sulle difficoltà di un irrisolto Pd in cerca di un senso da dare all’alleanza di governo con il M5S e l’ombra di Renzi tornata a fare capolino dalle loro parti.
Una opportunità che vuole cogliere anche Luigi Di Maio, ma con intenti opposti. A lui piace il potere, sarebbe disposto a vendere l’anima al diavolo, si sente un leader e l’obiettivo primario è mettere le mani sul Movimento, esserne il capo assoluto (http://cityweek.it/2020/09/07/anche-di-maio-vuole-il-suo-partito-personale-ecco-il-piano-per-prendersi-il-movimento/).
Ha da tempo avviato in parlamento una guerra di logoramento contro Palazzo Chigi, mentre flirta con il governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini candidato a prendere il posto di Nicola Zingaretti alla guida del Pd qualora in casa dem le cose dovessero precipitare, ma anche colui che ha apertamente invitato Renzi e Bersani a tornare a casa.
Non disdegna intanto di guardare a destra. Con Matteo Salvini non si sono mai persi di vista, è il più tenace difensore dei controversi provvedimenti varati dal governo giallo-verde, segno di una identità di vedute sia in termini valoriali che istituzionali. Con il Capitano non è escluso di tornare insieme, quando eventualmente le condizioni lo renderanno possibile.
Intanto ha fatto fuori il suo vecchio sodale, Alessandro Di Battista e con lui Davide Casaleggio che con un blitz orchestrato insieme al capo politico pro tempore, Vito Crimi aveva tentato di imporre come nuovo e unico capo dei Cinquestelle. Operazione fallita malamente.
Al figlio del vecchio guru Gianroberto, visionario fondatore con Grillo del M5S, ha riservato l’umiliazione di una sommossa, contenuta sempre con maggiore difficoltà all’attenzione dei media, di una nutrita schiera di parlamentari, tra cui parecchi volti noti della nomenclatura che hanno smesso di versare i 300 euro di quota pro capite all’Associazione Rousseau, la proprietaria della piattaforma omonima intorno cui gira tutta la vita del Movimento.
A Casaleggio jr, vistosi alle strette, non è restato altro da fare che uscire allo scoperto e denunciare pubblicamente la situazione minacciando, attraverso una lettera inviata a deputati e senatori, di tagliare i servizi di funzionamento garantiti dalla piattaforma.
Ha ricordato a tutti che grazie all’Associazione il M5S ha potuto “avere tutte le attività necessarie per il suo mantenimento utilizzando importi infinitamente inferiori (1,3 milioni) a quelli impiegati da altre forze politiche, anche nove volte inferiori”.
Soprattutto, però, ha sottolineato la funzione centrale del proprio contributo alla costruzione “delle fondamenta, la protezione delle mura e la promozione della vita all’interno di una casa che potesse accogliere una comunità straordinaria di cittadini come quella del Movimento”. Un richiamo sentimentale, la misura del brutto colpo subito.
Centrato il bersaglio grosso, insomma, uno degli architrave dell’epica Cinquestelle, uno scossone capace di far venire giù gran parte dell’edificio, cambiandone natura e vocazione.
Tanto da costringere Grillo ad intervenire direttamente sulla questione gettando acqua sul fuoco. Prima ringraziando i Casaleggio padre e figlio, poi solleticando l’orgoglio di appartenenza difendendo quella che ha definito “una tecnologia tutta nostra” (Rousseau appunto), al servizio dei cittadini “che devono poter dire la loro con sistemi tecnologici che noi per prima abbiamo sperimentato”.
Allora, calmi tutti. Sulla questione del contendere, i soldi che i parlamentari non ne vogliono sapere di versare, zero assoluto, poi si vedrà. Non è il momento, con elezioni importanti alle porte dal cui esito potrebbero dipendere tante cose per il futuro politico del Paese. Senza contare la partita del Recovery fund alla quale, se il Movimento arriva dilaniato, rischia di non prendere palla.
Probabilmente fino a martedì prossimo non accadrà niente di eclatante, forse qualche scaramuccia tanto per tenersi in allenamento, referendum e amministrative rappresentano un test dirimente, nonostante la maggioranza tenda a sminuirne la portata. Ne sono consapevoli tutti, in fondo si può stare in pace, anche se armati fino ai denti.