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Tony De Laurentiis, un figlio della “Terra dei fuochi” in consiglio regionale

L’ambiente è il suo chiodo fisso, tema che nel prossimo consiglio regionale della Campania metterà al centro della propria azione istituzionale. Tony De Laurentiis, fratello del luminare internazionale dell’oncologia, Michelino primario al Pascale di Napoli, arruolato nella lista “De Luca presidente” quando il governatore era ancora in lotta con il suo partito per la riconferma

di Peppe Papa

La questione ambientale è il suo chiodo fisso e si capisce, venendo da un luogo come la “Terra dei fuochi” dove il disastro ambientale e la mala politica hanno lasciato sul campo miglia di morti, vittime degli effetti letali di un territorio abbandonato a sé stesso.

Tony De Laurentiis (niente a che vedere con il presidente del Napoli calcio, Aurelio ndr), 49 anni, sposato con Rossella, due figli, fratello minore del luminare internazionale dell’oncologia italiana, Michelino De Laurentiis primario al Pascale di Napoli, è acerrano doc come tutta la sua famiglia. Sa di cosa si tratta quando si parla di “veleni”, “ad Acerra non c’è famiglia, compresa la nostra, che non abbia sentito il morso del cancro”.

Vorrebbe portare nel prossimo consiglio regionale la sua esperienza e competenza in materia – “c’è ancora tanto da fare in Campania” – oltre mettere a disposizione un curricula professionale e di impegno civile, di tutto riguardo, che lo pone tra quelle “eccellenze” di giovani campani di cui tanto si parla e che continuano ad andare via senza rimpianti.

Consulente aziendale prima con “Ernst & Young”, poi in proprio, consulente finanziario e componente del collegio sindacale di Oncotek società di ricerca partecipata dall’Università Federico II, infine consulente del consorzio nazionale autodemolitori (a proposito di ambiente).

Ha accettato la candidatura nella lista “De Luca presidente”, quella cui più tiene il governatore, in tempi non sospetti, a ottobre quando la riconferma del presidente uscente era messa in discussione dal suo stesso partito. Nessuno, quindi, potrà tacciarlo di essere salito sul carro del vincitore, la sua è stata un’adesione convinta: “ho creduto in De Luca come presidente del fare”.

La dipingono come persona tranquilla, dedita al lavoro e alla famiglia, ma che non disdegna l’impegno civile, praticato da anni senza eccessivi clamori. Cosa l’ha spinta ad accettare una candidatura, nella lista del presidente De luca, quando il governatore era sotto attacco del suo stesso partito e per niente sicuro di arrivare alle elezioni?

Ho creduto in lui come uomo del fare, con la consapevolezza di poter dare il mio contributo alle tante cose ancora da realizzare. La Campania non può più rinunciare al proprio futuro. Per troppo tempo preda inerte di sciacallaggi e personalismi nell’azione politica, la Campania ha bisogno, oggi più che mai, di una visione strategica. L’assenza di progettualità si è tradotta nell’immobilismo: è mancata, quindi, la crescita civile e culturale delle nostre città forse ancor prima di quella economica.

Lei è acerrano, cresciuto nel cuore della ‘Terra dei fuochi”, un territorio devastato dal degrado ambientale, un tema su cui lei ha condotto la campagna elettorale e che le sta particolarmente a cuore.

Qualche giorno fa ho partecipato al Caffè Gambrinus, assieme ad autorevoli relatori, alla presentazione del libro del dottor Antonio Marfella I miei cento passi nelle Terre dei Fuochi“. Nel mio intervento ho rimarcato la necessità che le nostre terre tornino al centro di un sano sviluppo, al servizio della persona e del suo benessere integrale. Il programma di finanziamenti Recovery fund, destinerà alla Campania ingenti risorse economiche. Dobbiamo con serietà porre in essere tutte le azioni affinché il mondo che lasceremo ai nostri figli, ai nostri nipoti, alle generazioni future sia migliore di quello che abitiamo oggi.

Durante il suo tour elettorale ha parlato di due progetti in particolare: “Smart Campania” e “Regione del sole”.  Ci spiega di che si tratta?

Con il primo penso ad un sistema che renda economicamente non conveniente lo smaltimento illegale dei rifiuti. Dobbiamo tutelare chi ha sofferto abbastanza, non si può continuare a mortificare una popolazione massacrata da anni di devastazione ambientale.

Quindi?

“Smart Campania” consentirebbe di ricercare la sostenibilità dei processi e dei prodotti, intervenire in modo concreto sui modelli di consumo, riducendo a monte lo spreco delle risorse. Vogliamo creare le condizioni per aiutare le aziende presenti sul territorio regionale ad operare e a crescere offrendo lavoro stabile, di qualità e compatibile con l’ecosistema; vogliamo una regione in cui si ricicli e non si sprechi perché dal recupero possono nascere nuove possibilità di lavoro.

Il secondo invece?

La ‘Regione del Sole’ è uno dei progetti che più mi sta a cuore. Si fonda sull’idea di installare sui tetti degli edifici pubblici dei pannelli fotovoltaici per creare delle reti urbane allargandosi fino all’intera regione. Una rete di pannelli fotovoltaici che consenta ai cittadini di usufruire di energia a prezzi più bassi e al contempo abbassare i costi di impatto ambientale per l’utilizzo di energie rinnovabili

Pensa siano obiettivi praticabili?

La Campania è una Regione con una classe imprenditoriale e professionale di alto livello, riconosciuta in Italia e nel mondo. Purtroppo negli anni passati la classe dirigente non ha espresso personalità di rilievo e questo ha rappresentato sicuramente un limite per lo sviluppo della Regione. Ma le forze per recuperare ci sono, io ci credo.

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