

di Umberto Minopoli
Auspicano, apertamente, la cacciata di Arcelor Mittal. Il sindaco ritiene un’offesa il proposito di una grande siderurgia a Taranto. Dice, esplicitamente, che la fabbrica deve ridimensionarsi, ridursi ad un piccolo impianto, scendere alle soglie a cui la siderurgia si è ridotta a Trieste e Genova (citate dal sindaco come il modello), dismettere l’area a caldo (e da chi sarebbe fornito l’acciaio? ). Francamente, un delirio.
Cui non si risponde, però, con gli ipotetici e avveniristici salti pindarici della decarbonizzazione. Nei giorni scorsi il Pd ha presentato un “progetto” su Ilva, francamente, preoccupante. Non tanto nell’obiettivo – candidare ai fondi europei un’attività di ricerca e sviluppo sulla siderurgia verde, sulla sostituzione del carbone con il gas e, addirittura, con l’idrogeno (tutte cose plausibili come ricerca e in linea con indirizzi europei) – quanto come alternativa attuale all’Ilva che c’è.
Si tratta di cose che nel mondo stanno allo stadio di sperimentazioni e studi. Il cui traguardo di realizzazione, in Svezia, Germania e altrove, è il 2030/40. Nel frattempo nessun paese pensa di chiudere “subito” la propria siderurgia, in attesa dei risultati degli studi.
Solo in Italia la ricerca di nuove tecnologie viene utilizzata come fosse un’alternativa “in campo” alla siderurgia che c’è. Una sciocchezza suicida.
La siderurgia “senza il carbone” è un sogno plausibile per il 2030. E’ una truffa, invece, se la si contrabbanda come un’alternativa al progetto con Arcelor Mittal: l’ambientalizzazione dell’attuale acciaieria di Taranto.
Progettiamo l’acciaio verde e, intanto, chiudiamo quello che c’è? Cacciamo Mittal mentre finanziamo studi e ricerche? E nel frattempo chi produce l’acciaio? Che fine fanno i dipendenti?
Il sindaco ha le idee chiare: facciamo una società pubblica che li assuma tutti. Paghiamo cassa integrazione e sussidi in attesa dell’acciaio verde? Nel 2030? E’ questo il green deal italiano?
Si sfregano le mani i competitors stranieri che puntano alle quote di mercato della acciaieria italiana. Siamo l’unico paese dove si teorizza di “interrompere” la siderurgia che c’è in attesa di quella che verrà.
Temo che se sarà questo l’ approccio per altri segmenti industiali (chimica, impianti elettrici, trasporti, trattamento rifiuti ecc. ) e che il green new deal, o la sostenibilità diventino in Italia una balorda copertura retorica della deindustrializzazione sostanziale e del trionfo dei sussidi. Così il Verde porterà solo al rosso: dei debiti e del tracollo dell’economia.