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Scuola: basta sogni e accomodamenti, serve un vero progetto per il futuro

Per risolvere gli atavici problemi della scuola, occorrerebbe una visione atta a coniugare conoscenza dei bisogni del territorio, metodo didattico e tecnologia digitale.

di Maria Rosaria Forni

Sarebbe utile, per una scuola che guarda al futuro, mettere in campo non una collezione di rimedi o di progressivi accomodamenti, ma una completa ridefinizione dell’attività didattica che ne elimini alla radice la disfunzionalità, finalizzandola alla risoluzione di problematiche come la dispersione scolastica, il  divario digitale, il non ancora adeguato numero di diplomati e laureati.

Una didattica, insomma, che punti soprattutto a rimuovere i costi per l’istruzione indebitamente a carico delle famiglie e della collettività che ha causato molti danni di cui ci si lamenta senza analizzarne le cause.

L’attuazione della sola didattica frontale, senza aggiungere altre alternative, ha scaricato sulle famiglie i costi della sua inefficienza, come se la scuola non fosse un elemento cruciale per qualsiasi società,  come se il diritto all’istruzione non fosse contemplato nella nostra Carta costituzionale (articolo 34).

Le resistenze al cambiamento di qualsivoglia visione sono molte

La maggior parte dei docenti preferisce acriticamente i metodi sottesi alla tradizionale didattica frontale e rifiuta sia il metodo “classe ribaltata” sia la teledidattica. Non vuole, in sostanza, essere misurata oggettivamente nella produttività (appellandosi all’ articolo 33-libertà d’insegnamento).

Le case editoriali, dal canto loro, non vogliono perdere il fatturato dei libri cartacei, mentre la politica (nella maggior parte dei casi) concepisce le economie di scala dell’accorpamento delle sedi scolastiche, di ogni ordine e grado, come l’unica possibilità di contenere la spesa.

Sarebbe opportuno dettagliare una “visione” di scuola che non sia solo un’elencazione di “desiderata” bensì una bussola di scelte organizzative, tecnologiche e di metodo che la rendano più un progetto che un sogno.

La didattica infatti deve garantire: 1) la consapevolezza della cittadinanza e della dignità della persona; 2) il raggiungimento di competenze ed autonomie di base, cui si accompagni una valutazione oggettiva e nazionale delle competenze raggiunte; 3) il riconoscimento ed il potenziamento di talenti e capacità individuali; 4) il miglioramento della qualità di vita, sia dei soggetti normodotati sia di quelli con difficoltà.

Aggiungendo al tradizionale metodo frontale quello ribaltato, gli insegnanti passerebbero dall’insegnamento (inculcare nozioni) all’educazione, ovvero (educere) tirar fuori, e agevolmente si approprierebbero di nuove tecniche di apprendimento, passando da attività ripetitive ad attività personalizzate di assistenza e valutazione.

Quando il cambiamento rende non più tollerabile ciò che prima si tollerava pur di non cambiare, non ci si trova mai nelle condizioni ideali per poter cambiare metodo ed organizzazione in modo uniforme dappertutto.

L’importante, però è sapere da dove si parte e dove si deve arrivare, quali soluzioni e variabili intermedie siano fattibili ed implementabili con le risorse ed i tempi disponibili, garantendo risultati accettabili per una didattica efficace ad agevolare l’implementazione finale della formazione dello studente e del cittadino.

1 Comment

  1. Generoso Zigarella ha detto:

    Leggete il libro ” LA SCUOLA E’ FALLITA URGE RIFONDARLA” ediz Yiucanprint; troverete un’analisi cruda e realistica in una grande e completa idea di riforma della scuola secondaria superiore !

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