

di Maria Rosaria Forni
I saperi sono sempre soggetti a una sorta di progressiva entropia, e questo è notorio, ma non ne sono responsabili i mezzi del leggere/scrivere: le ragioni sono altre e vanno ricercate nel sociale, nelle scelte politiche, negli alti e bassi che la cultura – anzi le culture – producono e/o subiscono in determinati contesti.
Inutile ricordare che la carta o i caratteri mobili di Gutenberg permisero una diffusione della lingua scritta e un accesso alla cultura molto più rapidi di quanto avveniva con i codici e con gli amanuensi. Inutile ricordare che la lingua scritta nelle civiltà antiche era privilegio di pochi e aveva un qualcosa di sacrale.
La potenza della parola, della lingua orale per migliaia di anni, poi scritta, per altre centinaia di anni, fu solo per pochi fortunati. La lingua è stata per secoli strumento di potere. Le leggi e i testi religiosi dettavano comportamenti e imponevano vincoli. E la diffusione del leggere/scrivere è segno di un potere prima eroso, poi di un potere partecipato, poi ancora della diffusione della democrazia.
Il discorso è un altro: che uso facciamo di internet e che uso ne facciamo fare ai nostri ragazzi? E’ ovvio che, se internet funziona solo come rapido accesso a un testo di Cicerone bellamente – o malamente – tradotto, il nostro alunno prenderà tutti dieci ma non imparerà mai il latino.
Ma ciò non significa che il web non ci consenta un accesso rapido e ragionato a mille fonti in tempi ristretti. Ovviamente si tratta di fonti da sottoporre a mille controlli, ma ciò non comporta la delegittimazione del web. Del resto anche le ricerche su fonti solamente cartacee presentavano, e presentano, mille insidie. Come dire che tra la penna con il pennino e la biro non c’è alcuna differenza, perché ambedue permettono di scrivere.
Ma chi tornerebbe al pennino e alla boccetta di inchiostro? D’altra parte nessuno di noi potrebbe pensare che una semplice strumentazione, per quanto avanzata sia, garantisca di per sé un apprendimento significativo.
Allora anche la lavagna di ardesia può lasciare il tempo che trova. E il nostro piccolo Cicerone chissà quante tavolette di cera avrà consumato prima di diventare Cicerone. Se avesse avuto una Lim, chissà che cosa sarebbe diventato! E se avesse avuto un PC, sai quante orazioni avrebbe tenuto, per la disperazione dei nostri studenti liceali!
E’ retrivo non avvertire i vantaggi che le nuove strumentazioni offrono, purché vengano convenientemente usate. Anche perché i nostri bambini smanettano fin dalla più tenera età.
Il problema per gli insegnanti è di avere indicazioni su come lavorare oggi in aula con ragazzi che hanno i loro slang, che usano i cellulari e tante altri device, dando luogo anche a nuove forme di linguaggio, che noi adulti a volte stentiamo a capire, ma con cui ci dobbiamo misurare.
Questi nuovi mezzi sollecitano e veicolano nuove forme di saperi, ma sono forme di saperi che stiamo acquisendo. Purtroppo certi saperi li stiamo perdendo, e oggi forse con una velocità maggiore rispetto a qualche decennio fa.
Per quanto riguarda la lingua, nessuno di noi può scrivere e pensare secondo i moduli manzoniani! Eppure Manzoni da sempre è stato considerato come una sorta di padre del corretto italiano. Comunque oggi nessuno dei nostri più quotati scrittori ha modelli a cui rifarsi. La lingua è in costante evoluzione e, se si perde qualcosa, è segno che stiamo acquistando qualcosa di nuovo.
La lezione che ci viene dalle tecnologie dell’Informazione e della comunicazione (Tic) è troppo importante, e vedere in queste solo una minaccia è cosa retriva! Del resto lo stesso Dante, quando volle promuovere il volgare, dovette ricorrere al latino! Altrimenti, chi l’avrebbe capito? E in effetti lo capirono in pochi e per tanti secoli fu considerato un verseggiatore fumoso e noioso! I viaggi nell’aldilà? Roba da Medioevo!
Solo con il Romanticismo abbiamo cominciato a capirne la grandezza. Le forme di linguaggio che i nuovi media provocano sono funzionali alle ricerche che procedono con successo in tutti i campi della scienza. E la cultura digitale può promuovere anche forme più avanzate dell’insegnare/apprendere. Il vero problema è l’uso che si fa di internet (come purtroppo i recenti fatti di cronaca dimostrano).
Si tratta, in buona sostanza, di educare i minori ad un uso corretto e consapevole, a partire da una comunicazione non ostile.
Infatti è importante conoscere la “cornice” in cui si opera quando ci si connette ad internnet, imparando a riconoscere quando la privacy è a rischio. La conoscenza è sempre la miglior difesa, in particolare quando parliamo di minori.
In questo processo di comprensione non vanno coinvolti solo i ragazzi ma è fondamentale coinvolgere anche i docenti ed i formatori ma soprattutto i genitori che devono vigilare attentamente per evitare che l’utilizzo delle nuove tecnologie non divenga un percorso denso di ostacoli e di potenziali pericoli. Insomma non è internet che rende stupidi! Solo la stupidità alimenta se stessa!