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M5S, l’assalto delle correnti agli stati generali

Senator of Movimento 5 Stelle Paola Taverna (S) talking with some colleagues during the discussion at the Senate on digital simplification and innovation decree, Rome, Italy, 04 September 2020. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Di Maio fa il governista, Di Battista prova ad uscire dall’angolo lanciando la sua agenda 2020-2030, Nicola Morra presenta la propria mozione dal titolo “Idee in Movimento” e c’è il think tank di “Parole guerriere” che vuole fare del M5S un partito vero con ruoli e struttura ben definiti.

di Peppe Papa

I Cinquestelle, nel caos più totale, si avviano a celebrare i loro stati generali in programma il 7 e 8 novembre il cui risultato ha un vincitore annunciato: il potere.

Una voglia incarnata alla perfezione da Luigi Di Maio che il potere lo sta esercitando e imparando ad amare e, con lui, il grosso dei parlamentari decisi ad arrivare fino in fondo alla legislatura e giocarsi possibilmente una nuova chance.

Intanto, gira la giostra da cui nessuno, anche i duri e puri alla Dibba, vuole scendere e si danno un gran da fare.

Il ministro degli Esteri, il “governista”, è quello che più sembra avere le idee chiare e una strategia per conquistare l’intera posta, prendersi il Movimento, anche se ridimensionato sul piano politico. Anzi, servirebbe a scremare la truppa e coltivare in assoluta libertà un proprio spazio di manovra nel parlamento che verrà, eletto con il sistema proporzionale. Un bel piano se riesce.

Ovviamente, non è prevista la presenza di Alessandro Di Battista, il vecchio amico “eroe dei due mondi” che ritornato dai suoi viaggi all’estero non ci sta ad essere emarginato, a non contare più niente e trattato come un reietto. Pertanto sta provando a riportare l’orologio indietro, lì dove si era fermato lui prima di partire per i suoi mitici reportage, al M5S prima maniera.

Non più di due mandati per consiglieri regionali, parlamentari e eurodeputati, collocazione autonoma (“né di destra né di sinistra”), rafforzamento della piattaforma Rousseau del suo compare Casaleggio, un po’ di decrescita felice, una spruzzata di ambientalismo à la page, fino alla creazione di “una casa farmaceutica pubblica che non abbia come obiettivo il profitto” e una “legge per la prevenzione del suicidio”.

Questi alcuni punti nell’agenda da lui messa a punto per il decennio 2020-2030 presentata sul suo profilo Facebook, con la quale tenta di dare l’assalto al prossimo congresso pentastellato.

Sa di non avere altre strade se non quella della “rivoluzione permanente” che, probabilmente, non lo porterà da nessuna parte, se non a sperare in una scissione per farsi capo di una piccola parte e con questa cercare di tornare in parlamento al prossimo giro.

Difficile, servono i voti, che già sono pochi e destinati a calare ancora. Insomma, non c’è trippa per gatti.

Strada in salita per Dibba, dunque, soprattutto quando il suo principale alleato interno, Davide Casaleggio è sotto attacco dei principali big del Movimento e dalla gran parte di deputati e senatori che da tempo non versano la quota alla Associazione Rousseau e non vogliono più avere niente a che fare con la sua piattaforma mangia soldi e dati sensibili.

Su Fb, per dire l’aria che tira, Roberta Lombardi, pasionaria romana ex deputata adesso capogruppo alla Regione Lazio, ha risposto per le rime alla replica di Casaleggio jr a un gruppo di consiglieri regionali irritati per la sospensione del fondo di tutela legale “Scudo Rete”.

Caro “Rousseau i conti non tornano” ha chiarito piccata la Lombardi. “Abbiamo rilevato che Rousseau ha incamerato, ad esempio, solo nel 2019 per lo ‘Scudo’ 320mila euro – ha sottolineato – ne ha spesi 20mil e ne ha accantonati 125mila nel fondo per le spese legali. Restano 175mila euro che avrebbero potuto finanziare abbondantemente il servizio senza la necessità di doverlo sospendere”. Dove sono finiti i soldi? Vero non lo ha detto, ma non è per malizia credere che è questo ciò a cui alludeva.

Benzina sul fuoco alimentato da un altro ‘pezzo grosso’ del circo Cinquestelle, Nicola Morra. Il presidente della Commissione antimafia del Senato ha riunito i parlamentari a Palazzo San Macuto dove ha illustrato il suo programma congressuale dal titolo “Idee in Movimento” consistente nell’abolizione del capo politico, l’elezione di un coordinamento nazionale del M5S composto da 11 persone, regolamentazione unica dei Meetup e del rapporto con Rousseau (anche lui).

Morra è un governista convinto, l’ambizione è quella di guidare una piccola corrente nel partito che sarà e infatti lo scopo dell’iniziativa a questo mirava.

Stessa operazione portata avanti da quelli di “Parole guerriere”le ‘teste pensanti’ animate dalla deputata Dalila Nesci, che hanno come principale obiettivo quello di trasformare definitivamente il Movimento in una “organizzazione politica democratica” con tutti i crismi e promettono battaglia.

Beppe Grillo nel frattempo tace. Lui sta con Conte, questo è sicuro, ma anche con Di Maio, solo che non si fida. Il giovanotto è sveglio, sa cosa vuole e non è detto che non riesca a fare da solo. Chissà cosa ha in mente per gli stati generali, ammesso che decida di andarci.

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