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Mes, Conte dice no: Zingaretti e Renzi, dissenso senza ‘costrutto’

Il premier Conte ribadisce il no al Mes prendendosi gli applausi di Cinquestelle, Lega e Fdi. Pd e Iv fanno la voce grossa ma non affondano il colpo. Intanto i soldi per la sanità del Fondo salva stati servono e nessuno si decide ad alzare la cornetta del telefono e chiamare Bruxelles.

di Peppe Papa

Mancano medici e tamponi, i vaccini per l’influenza non bastano, gli ospedali sono sotto pressione, la medicina di base allo sbaraglio, le Asl nel caos e il virus che non accenna a dare tregua.

Intanto prosegue il cazzeggio sul “Mes sì-Mes no”, il meglio che la politica italiana riesce a dare in un momento drammatico come quello che il Paese sta attraversando causa pandemia.

A tutti è chiaro che i soldi del Fondo salva Stati servono maledettamente, ma nessuno ha il coraggio di alzare la cornetta del telefono e chiamare Bruxelles. Veti, dispetti, ridicole impuntature ideologiche, rimpalli di responsabilità e tanta disinformazione, fanno da ingrediente a una maionese politica impazzita che impedisce ogni decisione.

I premier Giuseppe Conte, mantiene fede all’impegno preso con Grillo e il M5S di evitare di parlarne e quando vi è costretto, come in questi giorni, ripete che “no, non è il caso”. “I soldi del Mes – ha spiegato l’altro ieri in conferenza stampa – sono dei prestiti e se li prendiamo dovrò intervenire con tasse e tagli perché devo mantenere il debito sotto controllo”.

Ha detto proprio così, “mantenere il debito sotto controllo”, e giù applausi dal circo pentastellato, Alessandro Di Battista rianimato ha esultato “Conte ha liquidato il Mes” e con loro “Salvini e Meloni che pensavano di lucrare elettoralmente su questo punto”. Peccato, per Dibba, che sia esattamente il contrario.

A confermarlo proprio la dichiarazione di Giorgia Meloni che su Facebook ha rilanciato: “Conte ci dà finalmente ragione, il Mes non è un regalo, il presunto risparmio è assai risibile e se decidessimo di prendere i prestiti i mercati ci vedrebbero come appestati”.

Per quanto riguarda la Lega, poi ci ha pensato il responsabile economico del partito, il senatore Alberto Bagnai a rivendicare la sua parte di ragione: “Il premier ha confermato quanto da tempo sosteniamo, è un debito inutile”.

Le parole del presidente del Consiglio hanno sollevato un polverone, come era prevedibile, tra gli alleati di governo e Palazzo Chigi. Ai toni cauti, ma fermi del segretario Pd Nicola Zingaretti si sono aggiunti i rimbrotti di Matteo Renzi e i suoi.

Il coordinatore di Iv, Ettore Rosato per dire, non ha esitato a definire “una banalità e una demagogia” la posizione di Conte “che lascia sbalorditi”. E ha aggiunto: “Aumenterebbe il debito pubblico? Ma sono mesi che facciamo debito pubblico extra per superare i danni della pandemia ad un tasso di interesse ben più oneroso di quelli del Mes. Bisogna rafforzare la sanità, per farlo servono risorse e lì ci sono”.

Un grave errore” ha rimarcato a sua volta Renzi “il tempo dimostrerà come questa decisione sia un danno per gli italiani”, mentre il leader Dem ha sollecitato il premier a “portare la discussione nelle aule parlamentari” e non liquidare la questione in “una battuta in conferenza stampa”.

Bene, solo che alle parole non seguono i fatti, sono mesi che va avanti questa storia.

Dopo le regionali sembrava che il Pd avesse preso in mano la situazione forte del buon risultato ottenuto alle urne, finalmente era riuscito a imporre la riforma dei decreti sicurezza di Salvini, poi più niente.

Così Italia Viva, alla quale non basta più fare la faccia truce e minacciare sfaceli, che non riesce a lasciare segni tangibili del suo ruolo di spina nel fianco del governo.

Eppure lo spazio per lanciare un’offensiva ci sarebbe, approfittando della crisi dei Cinquestelle e l’esigenza di assicurare una guida seria e competente al Paese in una fase tanto difficile della sua storia recente.

A cominciare dal Mes, richiesto a gran voce da centinaia di sindaci e quasi tutti i presidenti di regione, imponendo prima la sfida in parlamento, poi l’immediata approvazione potendo contare tra l’altro dell’appoggio di una parte dell’opposizione, Forza Italia, che da tempo invoca una risoluzione in tal senso. Se non ora, quando?

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