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De Luca scherza col fuoco, il suo lockdown scatena la protesta

Vincenzo De Luca scherza col fuoco, la situazione è troppo drammaticamente complicata per uscirsene con un’altra delle sue iniziative da sceriffo senza paura che sfida il mondo intero. E’ il momento di uscire da questo personaggio, prima che la situazione precipiti e sfoci nella violenza.

di Peppe Papa

Non sembra sia stata una buona idea quella del governatore, Vincenzo De Luca di annunciare urbis et orbis che è pronto a chiudere tutto e sigillare la regione, in attesa che il governo si accinga a fare altrettanto costretto dall’emergenza che, inevitabilmente, è destinata ad aggravarsi.

I dati attuali sul contagio – ha detto – rendono inefficace ogni tipo di provvedimento parziale. È necessario chiudere tutto – ha aggiunto – fatte salve le categorie che producono e movimentano beni essenziali (industria, agricoltura, edilizia, agro-alimentare, trasporti). E’ indispensabile bloccare la mobilità tra regioni e intercomunale. Non si vede francamente – ha sottolineato rivolto all’esecutivo – quale efficacia possano avere in questo contesto misure limitate. In ogni caso – ha avvertito – la Campania si muoverà in questa direzione a brevissimo”.

Nel giro di poche ore la notizia si è diffusa in tutta la Campania, in rete è scoppiato il finimondo, a Napoli presi d’assalto i supermercati, si sono riviste le interminabili file che caratterizzarono il primo lockdown.

E’ cominciata a montare una rabbia, mista a risentimento, per la fine dell’illusione cui tutti avevano dato credito, di essere usciti fuori dall’incubo pandemia, rassicurati in questo dalla ferma convinzione di De Luca di essere stato capace, con la sua mano ferma e il piglio decisionista, a evitare grossi guai.

Già qualche giorno fa ad Arzano, proclamata zona rossa, la sommossa dei commercianti bloccò la città e le vie di comunicazioni, una protesta che addirittura qualcuno si spinse a definire fomentata dalla camorra che dal blocco delle attività vedeva danneggiati i suoi affari, ma in realtà un tentativo mal riuscito di deviare l’attenzione da un fenomeno sociale che potrebbe deflagrare con esiti incontrollabili.

Nel capoluogo, l’altra sera, ad assediare Palazzo Santa Lucia sono stati alcune centinaia di imprenditori e addetti al settore della ristorazione per contestare la decisione di imporre il coprifuoco dalle 23 alle 5 del mattino a partire da venerdì che avrebbe definitivamente messo in ginocchio migliaia di attività.

Stessa manifestazione, quasi in concomitanza a Salerno, da parte di negozianti esasperati per le nuove ordinanze che al grido di “la politica uccide più del covid” e “uniti per non fallire”, si sono riversati sulla centralissima via Roma bloccando il traffico in attesa di essere ricevuti dal sindaco.

A soffiare sul fuoco, intanto, ci pensa l’opposizione, uscita malamente sconfitta alle ultime regionali, che sui social ha sparato a zero su De Luca alimentando insofferenza e voglia di menare le mani. E Napoli, da questo punto di vista, è una polveriera, soprattutto se si dovesse fermare nuovamente il diffuso sommerso che mantiene a galla la sua economia.

Nessuno può giurare non si accendi una rivolta che, partendo dai quartieri più popolari e dalle periferie urbane e extra urbane, arrivi fino a Palazzo.

Non sarebbe la prima volta che accade nella storia della città, fa parte del delicato rapporto tra le istituzioni e le genti partenopee che il presidente della Regione si ostina ad ignorare.

Forse è il caso che il governatore ci ripensi, il rischio di andare a sbattere è elevato, soprattutto se certi provvedimenti tanto drastici come un lockdown, vengono presi in solitudine senza il necessario coinvolgimento degli altri apparati istituzionali.

Non si faccia prendere dall’ansia da prestazione. Aspetti i risultati del coprifuoco appena iniziato, spenda le energie a pretendere da Roma tutte le risorse necessarie per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Servono medici, infermieri, tamponi, attrezzature per la medicina di base e il potenziamento strutturale della sanità territoriale, sarebbe già molto. Per il resto lasci fare agli eventi e al buon senso, non sfidi la sorte.

1 Comment

  1. Martino Pirone ha detto:

    A furia di chiamarli governatori, come erroneamente hanno fatto fa tempo molti giornalisti e conduttori, i presidenti delle regioni, ed in particolare alcuni di essi, tali si credono e si ritengono. Attenzione : sono due figure diverse e con prerogative diverse!

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