

di Peppe Papa
Si prendono gli sfottò di Beppe Grillo che si è proposto fargli da segretario, subiscono gli ammonimenti e le offese delle Sardine che li hanno definiti un “partito tossico”, incassano lezioni da Rocco Casalino che in diretta tv Rai uno ha parlato di “cancri da estirpare nel Pd”.
I democratici sembrano diventati lo zimbello di tutti, una barzelletta. Le dimissioni di Nicola Zingaretti, stufo di stare in mezzo, hanno fatto precipitare una situazione interna tenuta insieme con il mastice del Conte II e deflagrata appena decaduto.
Sconfitta dall’evidenza la linea politica del segretario, impegnata nella costruzione di un’alleanza organica con il M5S che avesse Conte come riferimento, il partito naviga senza bussola e non vede all’orizzonte un approdo.
Così, assiste inebetito all’iniziativa del comico guru dei Cinquestelle il quale ha incoronato l’ex premier capo del Movimento, cosa che, nei sondaggi, si è immediatamente tradotta in un pesante tracollo elettorale.
Scivolato al quarto posto, dietro Fdi, con il 14%, molto peggio delle “macerie” lasciate da Renzi (18%), tra l’altro mai rimosse. Un tonfo a favore proprio del M5S, che forse non si chiamerà più neanche in questo modo, guidato dall’avvocato.
E’ ovvio che con tali chiari di luna siano stati incapaci di reagire all’invasione del Nazareno, muniti di tende e sacchi a pelo, delle 6000 Sardine capeggiate da Mattia Santori,decise a chiedere conto dello sfascio.
Li hanno ricevuti a braccia aperte a favore di telecamera, ci hanno discusso amabilmente per ore poi, appena andati via, Santori in una intervista a Repubblica li ha definiti tecnicamente morti nei loro miasmi “tossici”. Parole che hanno scatenato una indignata reazione di quel che resta dell’apparato dirigente, “la nostra comunità – hanno detto – merita rispetto”.
Un po’ poco, considerando che sono molti, soprattutto nella base, ad aver confessato che li avrebbero volentieri presi a calci, e se poi la presidente del partito, Valentina Cuppi, conciliante, li ha addirittura rassicurati confermando che “continueremo ad ascoltare e essere aperti al dialogo, nella consapevolezza di un cambiamento necessario, ma in maniera costruttiva e nel rispetto di tutte e di tutti”.
Intanto, come dicevamo, anche Rocco Casalino, che da quando è uscito da Palazzo Chigi è onnipresente su giornali e tv, da nouvelle maìtre à penser, si è sentito autorizzato a esprimere le sue valutazioni e suggerire una via d’uscita agli amici dem.
Ha detto che il Pd è fatto di “persone straordinarie come Zingaretti e Franceschini”, ma pure purtroppo “di alcuni cancri che riescono a distruggere il bello del partito” e che, naturalmente, andrebbero estirpati.
Questo da Rocco proprio non se lo aspettavano, sparare sugli amici in difficoltà non è elegante. Immediata è scattata la replica indispettita. Nicola Oddati, dirigente Pd e fedelissimo del segretario gli ha inflitto una tirata di orecchi: “Sono inaccettabili i gravissimi insulti del signor Rocco Casalino alla comunità del Partito democratico, se ne vergogni e porti rispetto”. In fine sono arrivate le scuse, ma l’onta resta.
Domenica prossima l’assemblea nazionale, nessuno nel partito sa come andrà a finire, i vari capibastone stanno cercando di coinvolgere Enrico Letta, figura autorevole capace di tenere insieme, ancora per chissà quanto, una storia politica che sembra abbia fatto il suo tempo, incapace di rigenerarsi.
Il professore di Sciences Po, ammesso abbia voglia di accollarsi una simile rogna, difficilmente accetterebbe senza una sostanziale cessione di sovranità correntizia, in caso contrario neanche si siede parlare. Un passo indietro di tutti, insomma, più facile a dire che a farsi. Vedremo.