

di Peppe Papa
L’alleanza liberal-democratica di cui qualche giorno fa è stato presentato il ‘manifesto’ (“Programma per l’Italia”), affonda prima ancora di mollare l’àncora. Dopo le polemiche, sorte per l’esclusione dal comitato promotore dell’iniziativa di Italia Viva e pezzi importanti del liberalismo e del riformismo nazionale, esplode un’altra grana, questa volta interna a Più Europa.
Scontro di correnti e presunti brogli sul tesseramento in vista del congresso, niente di nuovo, quello che sorprende è che il triste spettacolo provenga da uno dei principali protagonisti di quel fronte che si è dato la mission di “elaborare proposte per risanare il Paese”, coinvolgendo i mondi della cultura, delle professioni, del lavoro, dell’imprenditoria, del volontariato e della politica.
“Vaste programme”, avrebbe detto il Generale de Gaulle, non potendo immaginare il peso del vizio atavico rappresentato dal conflitto permanente e inconcludente che condanna la politica italiana all’immobilismo del tirare a campare.
Una commedia che non risparmia nessuno, nemmeno quelli che pure hanno fatto della loro ostentata diversità il proprio marchio di fabbrica, come Radicali e centristi europeisti che hanno dato vita nel 2019 al piccolo Movimento di Della Vedova e Emma Bonino.
Proprio quest’ultima, avendone avuto abbastanza della baruffa pre-congressuale che vede contrapposta la fazione dell’ex ‘Rosa nel pugno’ guidata da Riccardo Magi e Massimiliano Iervolino, a quella che lavora per la riconferma del segretario Della Vedova, è andata via sbattendo la porta: “Me ne vado a testa alta prima che mi facciate fuori”.
Ha una storia da difendere lei, non può mettere a rischio il proprio carisma per una volgare diatriba correntizia, con il rischio di rimetterci l’onore conquistato sul campo. Anche se non può far finta di niente di fronte a una questione venutasi a determinare in seguito alla scelta di fare casa comune con Azione di Carlo Calenda, della quale è stata principale artefice.
Insieme per superare l’attuale soglia di sbarramento al 3 per cento, provando a proporsi come riferimento di tutti i liberali e riformisti del Paese. Cosa che comporta, in prospettiva, l’onere di sedersi al tavolo delle trattative per la composizione delle liste in vista delle prossime elezioni a partire dalle amministrative in autunno. Fondamentale, dunque, il controllo della segreteria che è la ragione per la quale si è scatenata la guerra.
A spingere per l’accordo con Calenda, la candida Emma ha lavorato eccome d’intesa con il segretario Della Vedova, indisponendo quella che una volta era la sua componente. Tirarsene fuori adesso non è bello per una che ha, nel suo pedigree, la fama di combattente. Al momento, non si sa come andrà a finire, può darsi che la vicenda rientri. resta tuttavia l’amara rassegnazione di dovere attendere chissà quanto ancora, ché di liberali non si vede ombra.