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Bassolino-Calenda, sindaci perfetti: l’incubo del Pd nelle due Capitali d’Italia

Su Roma e Napoli, Enrico Letta e il suo partito giocano la battaglia più difficile per il duro ostacolo rappresentato dai due outsider, decisi a andare fino in fondo nella sfida lanciata per la conquista, ad ogni costo, dei Municipi delle loro città

di Peppe Papa

Se per Carlo Calenda neanche la candidatura di Francesco Totti servirebbe a fargli ritirare la sua a sindaco di Roma, così pure per Antonio Bassolino non basterebbe quella di un redivivo Diego Maradona a indurlo a cambiare idea di correre per la conquista della fascia tricolore di primo cittadino di Napoli.

Due Capitali, due storie simili e un partito di mezzo, il Pd, a complicare i piani di entrambi già da mesi in campagna elettorale. Il neo segretario dem, Enrico Letta chiamato al capezzale di un’organizzazione uscita devastata dall’esperienza di governo con il M5S, dopo una prima energica passata di belletto con la rivisitazione di tutte le cariche di vertice del partito, ha ripreso la marcia politica da dove l’aveva lasciata il suo predecessore, Nicola Zingaretti.

Cominciando proprio dall’alleanza con i Cinquestelle ai quali, invece di dare il colpo di grazia approfittando della loro quasi inarrestabile dissoluzione, ha confermato l’asse privilegiato e la volontà di proseguire insieme nel solco di quell’alleanza organica agognata dall’ex capo del partito e il suo ideologo stratega, Goffredo Bettini.

Un’intesa che, dopo la rovinosa caduta del loro esecutivo, è chiamata alla prova di tenuta nelle amministrative del prossimo autunno, dove sperano di mettere insieme “un’alleanza larga con le altre forze del centrosinistra“, in una sorta di Ulivo 2.0 da riproporre, poi quando sarà il momento, alle elezioni legislative.

E, proprio su Roma e Napoli, si giocano la battaglia più difficile, dovendo affrontare il duro ostacolo rappresentato dai due outsider, decisi a andare fino in fondo nella sfida lanciata per la conquista, ad ogni costo, dei Municipi delle loro città.

Le quali, trattandosi di due importanti metropoli del Paese, se espugnate potrebbero rappresentare uno smacco troppo forte per la già traballante alleanza ‘demo-stellata’.

Così, mentre il Movimento si dibatte senza fine nella difficile opera di rilancio intorno al suo ‘leader per caso’, Giuseppe Conte, Letta procede a tentoni tra un diktat sulle primarie da tenere sempre e ovunque e il suo contrario, mantenendo le “porte aperte” a un possibile accordo su un nome condiviso.

Intanto, sia Calenda che Bassolino vanno per la propria strada, rassegnati a dovere fare a meno di un partito che ha portato uno a Strasburgo e l’altro ne è stato tra fondatori. Personalità diverse, storie politiche e umane differenti, ma accomunati dalla stessa passione per le sorti delle rispettive città.

Nessuno dei due ha intenzione di fare le primarie, su questo sono stati chiari, sono convinti di essere le migliori carte che il centrosinistra può calare sul tavolo non solo per vincere, ma soprattutto per governare bene e con competenza due realtà complicate da rifondare, dopo le macerie lasciate dalla terribile stagione, del populismo pseudo rivoluzionario, targata Raggi-De Magistris.

Girano per la città dal centro alle periferie, parlano con la gente in carne e ossa registrandone problemi e aspettative. Entrambi usano i social, Twetter Calenda in maniera compulsiva, Facebook Bassolino su cui non passa giorno che posti una fotografia delle sue ‘passeggiate’ per Napoli, raccontando le parole delle persone incontrate che familiarmente ancora lo chiamano sindaco, memori degli anni della sua amministrazione di venti anni prima.

Con decisione si sono calati nella realtà senza aspettare oltre le liturgie di una politica che ha perso da tempo, soprattutto a sinistra, la connessione sentimentale con il suo popolo.

Hanno aspettato invano che il Pd si decidesse a sostenerli perché unici in grado, per competenza e esperienza, ad affrontare l’immane sfida della rinascita delle due città, ma dal Nazareno hanno continuato a traccheggiare sfiorando, in particolare con l’ex governatore della Campania, anche la maleducazione.

Sarebbero due sindaci perfetti, ma per i dem, evidentemente, conta altro.

Nell’Urbe sembra definitivamente deciso per le primarie, l’accordo col Movimento praticamente impossibile dopo l’insindacabile appoggio di Beppe Grillo alla sindaca uscente, Virginia Raggi, Calenda ne ha preso atto e li ha salutati.

In riva al golfo, dove il partito locale di primarie non ne vuole sentir parlare, ritengono sia possibile l’accordo con i pentastellati nonostante il recalcitrante presidente della Regione, Vincenzo De Luca. Per loro andrebbe bene uno tra il presidente della Camera Roberto Fico e l’ex Ministro Gaetano Manfredi, con quest’ultimo accontenterebbero anche il governatore il quale, in questo caso, da Santa Lucia avrebbe vita facile a muovere le fila anche a Palazzo San Giacomo. Un suo vecchio sogno.

Bassolino ci ha sperato fino all’ultimo a un ripensamento, poi anche lui capita l’antifona li ha mollati sicuro del suo successo personale. “Mi candido per vincere, arrivare al ballottaggio – ha detto in più occasioni – Mi hanno sollecitato cittadini di sinistra, destra, anche persone che da tempo non votano più”.

Il suo obiettivo, confortato dalle testimonianze dei cittadini comuni che incrocia per strada, è quello di pescare “nel partito più grande”, quello dell’astensione. “Mi rivolgo alla città – ha spiegato – a forze politiche con cui sono in sintonia ponendo l’accento sull’aspetto civico, noi votiamo per Napoli che deve venire prima di ogni aspetto di parte”.

Sotto i suoi post i commenti fioccano a centinaia, tutti si dicono pronti a dare una mano. Per il momento “sono in via di definizione più liste” ha fatto sapere, “non tantissime, sia politiche che civiche”, nel frattempo è attivo il suo comitato elettorale “Bassolino per Napoli”.

Se guerra deve essere, guerra sia e per il Pd e i suoi ‘compari’ pentastellati si mette male. Sia Calenda che Bassolino, nella peggiore delle ipotesi, di sicuro dreneranno una gran quantità di consensi che potrebbero risultare fatali alle urne spianando la strada alla vittoria delle destre. Sempre che, non è detto, siano loro stessi alla fine a spuntarla. Sarebbe un capolavoro politico.

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