

di Peppe Papa
Mario Draghi si appresta a assestare un altro duro colpo ai già tramortiti partiti che sostengono il suo governo.
Sulla decisiva partita delle nomine pubbliche ha fatto sapere che sarà lui a decidere i vertici delle società di Stato, amministratori delegati e presidenti, lasciando alle forze politiche la sola possibilità di avere voce in capitolo sui consiglieri, incaricando per questo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Roberto Garofoli a gestire il manuale Cencelli delle spartizioni.
Un cambio di rotta risoluto, imposto con il consueto fair play, destinato a generare turbolenze e malumori ai quali, però, il premier non sembra dar peso, forte della sua autorevolezza e del mandato affidatogli da Mattarella che gli ha consentito, finora, di compiere tutte le scelte in assoluta autonomia.
Ufficialmente, nessuno sa niente, sono solo indiscrezioni diffuse da fonti del Mef, veline che si può fingere di ignorare, ma che non possono non far precipitare nello sconforto dell’impotenza, gli apparati politici dei partiti della maggioranza.
Su questo dossier, come è noto, per vecchia consuetudine tra le forze di governo, si è sempre scatenato lo scontro per accaparrarsi i posti migliori, battaglia che questa volta però rischia di svolgersi solo per disputarsi le briciole.
Un po’ come è stato con la composizione dell’esecutivo, dove l’ex banchiere centrale ha tenuto per sé e la sua squadra i posti strategici, quelli che dovranno mettere a punto e gestire le risorse del Next generation Ue, e lasciato alla rissosità dei partiti i ministeri meno impattanti e tutto il caravanserraglio del sottosegretariato.
Non si può sbagliare, i fondi messi a disposizione da Bruxelles saranno decisivi per l’efficacia dell’azione di rilancio del Paese e molto dipenderà anche dall’efficienza dell’apparato delle partecipate pubbliche di cui tante in scadenza, tra cui molte big.
Il ricambio in arrivo è particolarmente ampio, dovranno essere rinnovati 115 organi sociali, di cui 74 consigli di amministrazione e 41 collegi sindacali in 90 società controllate dal ministero dell’Economia.
Secondo i calcoli diffusi dal Centro studi CoMar(https://www.ripartelitalia.it/centro-studi-comar-le-32-societa-partecipate-dallo-stato-fatturano-oltre-241-miliardi/), pubblicati nella quarta edizione dell’analisi sul management di tutte le Partecipate statali, si tratta di 518 persone, di cui 342 consiglieri e 176 sindaci.
In cima alla lista la scelta del prossimo amministratore delegato di Cassa depositi e prestiti, da tre anni guidata dall’uscente Fabrizio Palermo in quota governo gialloverde, una designazione cruciale in considerazione della sua presenza finanziaria su più fronti. E’ azionista di Autostrade, di Tim e in società con Enel nel capitale di Open Fiber. Detiene, inoltre, il controllo di Poste e Eni, dove l’attuale Ad, Claudio Descalzi è in odore di riconferma.
Ci sono, poi l’infornata di nomine nelle 32 società controllate direttamente dal Mef, in particolare Enel e Leonardo, oltre quella politicamente sensibile della Rai. E nel comparto delle società che erogano servizi statali come l’immobiliare pubblica Invimit, la Sogei dell’anagrafe tributaria e il gestore dei servizi energetici, Gse, oltre che della Saipem. Per non parlare di Trenitalia, Rfi, Consap, i cui cambi al comando si attendono da giugno.
Infine, l’altra scelta topica, destinata a risultare fondamentale nel piano di “rinascita” immaginato da Draghi e i suoi, è la guida di Ferrovie, la più grande stazione appaltante italiana e azionista di controllo della seconda, l’Anas anche lei con l’amministratore a fine mandato.
Come è evidente, in ballo c’è una fetta importante di economia italiana, un fatturato complessivo di oltre 241 miliardi e 27 di utili nel 2019, che dà lavoro a 471mila addetti.
E’ il caso, dunque, che il ‘giocattolo’, mai come in un questo epocale momento, finisca nelle mani di manager di assoluta affidabilità e competenza.
Su questo il premier non intende derogare, partiti e lobby interessate se ne facciano una ragione, rivedano i loro programmi e restino in attesa di capire come attrezzarsi per il futuro.
1 Comment
Accendiamo un cero a Sant’Antonio tutti giorni, di avere Mario Draghi al governo, in momento così disastroso per il mondo intero. Un grazie a Matteo Renzi, per aver mandato a casa Conte, ci sta sempre bene.